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“Andare all’estero conviene, ma poi è difficile tornare”. Intervista a Elita Schillaci

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Italia, giovani, lavoro e startup. Dalla Sicilia a New York, andata e ritorno: abbiamo parlato con Elita Schillaci.

E’ stata una delle prime a parlare al Sud di start up e di modelli economici innovativi. Elita Schillaci, divide la sua carriera tra l’università di Catania, dove oggi è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese e l’attenzione alle imprese sociali del territorio attraverso la Sicilian Venture Philanthropy, da lei stessa fondata nel 2013 insieme ad altri imprenditori siciliani. A Donne sul Web racconta di come è cambiato lo scenario economico al Sud e quali sono le prossime sfide.

Schillaci

Professionista e mamma, ci parla delle difficoltà ma anche dei risultati raggiunti oggi dalle donne. Per Elita Schillaci, “il modello economico del futuro è il capitalismo sociale il cui fine non è il profitto ma i bisogni degli altri. Le start up devono evolversi verso un modello più sostenibile che metta al centro l’uomo e i suoi bisogni sociali”.

Nel 2013 a Catania lei ed altri imprenditori avete dato vita alla Sicilian Venture Philanthropy , con l’obiettivo di modificare il processo produttivo e il modello economico del Sud. Oggi pensa che gli obiettivi siano stati raggiunti?
In parte si, anche se noi siamo partiti con l’idea di aiutare in generale le start up , su cui io lavoro da 35 anni, ma poi abbiamo indirizzato energie e progettualità non sul concetto generico di start up ma su quelle sociali e le family start up. Gli imprenditori all’interno di SVP (Sicilian Venture Philanthropy ) hanno investito nelle nuove imprese e insieme abbiamo puntato sull’innovazione sociale che si muove su molti fattori come la sostenibilità, sharing economy, il concetto di etica.
Di recente abbiamo vinto un bando Google che consente alle nostre imprese di avere più visibilità attraverso il marketing e la comunicazione. Stiamo andando avanti con nuove idee e concetti da sviluppare tenendo in mente che noi sosteniamo imprese e progetti che hanno un profilo etico e sociale.

Da quale volontà nasce questo progetto?
Ho iniziato ad occuparmi di Start up nel 1984 quando frequentavo la New York University. In Italia allora non si parlava ancora di start up mentre a NY c’èra un gran fermento. In Sicilia ho collaborato, tra le altre cose, alla creazione del Consorzio Etneo Hi-Tech e poi dell’incubatore universitario per le spin off da ricerca, portando avanti diversi porgetti. L’idea della Sicilian venture nasce dalla volontà di aggregare alcuni imprenditori catanesi che mettessero insieme le famose tre C, capitale, competenze e contatti. Con noi sono nate alcune imprese sociali che hanno messo in atto progetti interessanti. Ora si tratta di lavorare sulla sostenibilità dei business model.

Il concetto di innovazione sociale di cui appunto ci parlava prima, con quale modello economico ed imprenditoriale si sposa?
Il nuovo modello economico che forse prenderà il sopravvento è il capitalismo sociale dove il fine non è il profitto e dove nel marketing si lavora sui bisogni sociali e non su nuovi bisogni.
L’innovazione sociale sarà dominante perchè stiamo andando verso una serie di problematiche dove il gap ricchi e poveri diventa ancora più significativo, il welfare si riduce. L’innovazione sociale che abbiamo pensato di accogliere si muove su diversi settori di cui oggi si parla molto: sostenibilità sharing economy.

Considerati anche i cambiamenti del terzo settore, il business plan che accoglie questo tipo di start up sociali deve essere diverso. Fino ad ora il problema delle start up classiche è stato quello di passare dalla fase di successo a quella produttiva, dal prototipo, idea, ad un processo produttivo scalabile. Non basta l’idea occorre la produzione, o per chi fa app non basta un’applicazione ma occorre una community. Nelle start up sociali ci si confronta con sfide diverse che hanno a che fare con sostenibilità, etica, ambiente, bisogni degli altri.

Cosa occorre affinchè una start up diventi un’impresa di successo e perche’ molte falliscono?
Tra i motivi del fallimento di una start up c’è la cosiddetta hybris imprenditoriale, l’arroganza, l’irresponsablità sociale che non ti consente di fare un focus sugli obiettivi, l’asimmetria tra i fatturati e l’incassato e l’incapacità  di trasformare l’idea in un processo produttivo. Conta anche la capacità  di trovare investitori che credano nel tuo progetto e continuano ad investire dopo la fase di avvio .

Catania, una volta era chiamata l’Etna Valley, oggi si contraddistingue per il vivace fermento legato alle start up, alcune di successo come Orange Fiber, Flaxio. Segno di un cambiamento reale: dal sogno del posto fisso al sogno della start up?
Rispetto al passato c’è un cambiamento significativo. A partire dalle aule universitarie dove sono sempre di più i ragazzi che vogliono diventare imprenditori mentre prima il sogno di chi studiava economia era lavorare in banca o fare il commercialista. Catania è una realtà molto vivace dal punto di vista imprenditoriale ma non possiamo di certo competere con Milano, Londra, Berlino, San Francisco, Santiago del Cile, dove il mondo delle start up viaggia ad una certa velocità, c’è molta piu’ mobilita’ sociale e ci sono più capitali a disposizione.
Noi abbiamo iniziato da poco e mentre andiamo avanti gli altri corrono. Certi gap sono incolmabili ma questo non significa che dobbiamo restare fermi. In Sicilia vedo anche un fenomeno molto interessante: l’espandersi dell’agricoltura 2.0 legata ai giovani che ritornano a lavorare la terra ma con una visione e mentalità più legata aalla tecnologia e all’impresa moderna. Tutti cambiamenti che ci fanno ben sperare.

Meritofobia, il libro che lei ha scritto sull’incapacità’ del nostro paese di valorizzare il merito. Quali sono secondo lei le colpe del nostro sistema poco meritocratico?

Un sistema incapace di innovarsi e di cambiare che preferisce mantenere lo status quo piuttosto che innovarsi.
E il cambiamento parte dalle risorse umane: investire sui giovani e non farli scappare.
Io vengo dal mondo universitario, un contesto che in Italia è molto legato a concetti come nepotismo, familismo. L’universita’ dovrebbe essere il luogo del cambiamento ma non lo è.
Il problema non è se un ragazzo va a studiare fuori per formarsi professionalmente e umanamente, ma e’ quello di creare le condizioni per farlo rientrare.
Io consiglio ai miei studenti di andare all’estero per arricchirsi culturalmente, aprire i propri orizzonti. Ma spesso chi esce non e’ piu’ in grado di fare ritorno nella propria terra.

In Sicilia, le donne imprenditrici sono in aumento ma la strada è  ancora lunga. Cosa occorre fare?

Ci sono molte più donne imprenditrici rispetto al passato e questo è un dato di fatto.
La buona notizia è che il modello economico che si sta sviluppando ha tutte le caratteristcihe che si ritrovano in una donna: flessibilita, capacita’ di fare networking, multitasking. Questo non può ’ che agevolare le donne.
Le ragazze di oggi sono molto interessate all’imprenditoria e trovo che sia un segnale positivo. Bisogna incoraggiarle, metterle nelle condizioni di poter conciliare l’essere donna con l’essere professionista, superare i pregiudizi.

A proposito, lei come donna, mamma quali difficolta’ ha incontrato nella sua carriera?
Quelle che incontrano tutte le donne: i pregiudizi e le difficoltà di conciliare la la vita di mamma con quella di professionista.
Ero piuttosto giovane quando sono state eletta preside della Facoltà di Economia a Catania ma non è stato facile per me superare certi ostacoli. Sono stata però molto fortunata perchè la mia passione mi ha sempre portato ad andare avanti e raggiungere i miei obiettivi. Ringrazio molto la mia famgilia, mio marito e le mie figlie che mi hanno sempre supportato ed incoraggiato. La stessa passione e determinazione l’ho trasmessa alle mie figlie che oggi lavorano all’estero e sono affermate con successo nelle loro professioni.

Quali sono allora le Start up del futuro?
Sto lavorando ad un progetto di ricerca insieme all’università di Singapore sulle Family business e family start up.
In Italia l’80% delle aziende nasce in famiglia. Il Family business è  l’ossatura del nostro sistema economico e molte aziende nuove sono spin off di storiche famigli aziendali.

Il family business e’ un modello su cui si sta lavorando molto che in Italia potrebbe essere in grado di adattarsi meglio al nostro sistema e riscontrare molti vantaggi a partire dall’uso di loan money e non di smart money.
Il futuro parla di social start up che si occupano di sistemi sociali, sostenibilità, benessere degli altri. Le start up insomma che hanno un modello etico da difendere e portare avanti.
Ci sono due fenomeni: da un lato le grandi imprese che acquisicono le piccole, comprese le start up, dall’altro le piccole realta’ che puntano sulla loro tipicità, territorialità e unicità.

 

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