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Chiara Gianotti, dal garage all’impresa. Intervista

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Donne e Impresa- La lunga storia di Chiara Giannotti  titolare dell’impresa  di allestimenti floreali Free ‘n’ Joy di Modena

Chiara Gianotti

“Free ‘n’ Joy è stata prima in un garage, poi a casa mia, poi in un laboratorio…” Sorride Chiara Gianotti, la titolare. Adesso, però, è in un negozio nel cuore di Modena, a pochi passi dal Duomo, e accoglie il visitatore in un ambiente da foresta incantata. Perché “Free ‘n’ Joy” non è solo un negozio di fiori, ma un luogo dove si creano allestimenti floreali creativi per matrimoni ed eventi.

Eppure, la storia professionale di Chiara inizia in un luogo che di floreale non ha proprio nulla.
“Sono stata fortunata perché ho avuto la forza e il coraggio di buttarmi – continua -, ma ho anche incontrato delle persone che hanno capito che avevo delle possibilità e mi hanno fatto vedere che potevo farcela.”

Chiara, quando ha deciso di aprire Free ‘n’Joy?
Freen Joy arco di fiori allestimentiFree ‘n’ Joy nasce nel 2000 da una mia passione. Io facevo un altro lavoro… Ho fatto la strumentista in sala operatoria per vent’anni. Scuola, poi lavoro immediato: dodici anni all’ospedale privato Hesperia, poi circa dieci al Policlinico di Modena. Quando mi è “scesa la catena” già dopo l’Hesperia mi sono presa un anno sabbatico e ho cercato di capire cosa volevo fare. Sono andata a fare la cuoca in un ristorante sapendo che in sei mesi dovevo raggiungere un obiettivo.

L’ho raggiunto in quattro mesi, ma in realtà era solo un obiettivo a parole, non a fatti. Quindi, per il carattere che ho, dal giorno dopo sono stata a casa. Poi il caso ha voluto il super concorsone dei 7000: mi hanno presa e ho ricominciato in ospedale. Ma con l’idea di prendermi uno spazio che mi permettese di portare avanti quella cosa che non avevo ancora ben chiara, ma che avrei voluto portare avanti… uno sfogo lavorativo differente.

E poi cos’è successo?
Sono stata assunta al Policlinico e da lì a due mesi sono rimasta incinta. Tra l’altro ragazza-madre, quindi con tutte le difficoltà del caso. Però, nella sfortuna, ero nel posto giusto al momento giusto. In Policlinico ho conosciuto una ragazza che aveva una società di catering e ho iniziato così per scherzo a lavorare anche con lei, a crearle le mise en place, a fare i fiori. Andavo ad aiutarla a tempo perso. Poi, quando mio figlio è nato, mi sono presa un altro anno sabbatico e sono andata a vivere all’isola d’Elba. Lì ho aperto una piccola azienda che faceva mercatini e produceva candele e allestimenti. Non è andata benissimo perché l’isola d’Elba è un mondo a sé, quindi sono tornata. Nel frattempo questa ditta di catering ha continuato ad andare, io ho aperto Free ‘n’ Joy come ragione sociale e siamo partite con la parte estetica degli eventi.

Da lì come è arrivata ad aprire il negozio?
Otto anni col doppio lavoro! Gli obiettivi non arrivano sempre facili… Avevo un figlio e dovevo dargli stabilità, e grazie a Dio ho una famiglia che mi ha dato una grossa mano. Al Policlinico facevo un part-time, tre giorni a settimana, di modo che per il resto potessi dedicarmi all’altro lavoro. Nel 2005 ho conosciuto mio marito e abbiamo deciso di intraprendere il tutto in modo più serio.

Chiara Gianotti con il marito Jerome Bonardi

Lui al tempo lavorava nelle discoteche e faceva serate, mentre io in quel periodo facevo addirittura tre lavori: Policlinico, Free ‘n’joy, e poi ero andata a lavorare anche in un’altra ditta di catering che faceva prevalentemente organizzazione, quindi ho assaporato anche tutta la parte organizzativa. Mi ricordo che prendevo 5,00 euro l’ora e lavoravo come una pazza, però ho capito che questo poteva essere il mio mondo. Con mio marito abbiamo cominciato a lavorare con altri catering, e nel 2009 abbiamo aperto il primo negozio a Modena, in periferia: una cosa molto piccola, ma che ci permettesse di avere una visibilità. Da otto matrimoni all’anno fatti nel 2002 siamo arrivati a farne ottantacinque nel 2012. In dieci anni c’è stata una grande crescita e nel 2012 abbiamo aperto l’attuale negozio in centro.

allestimento fiori matrimonioParlando del suo settore, com’è cambiato il mondo floreale in questi ultimi anni?
C’è stata una grande influenza dal Nord Europa. La gente non ha più voglia di incontrare quei mazzetti banali. Forse anche l’Italia ha iniziato ad avere un’apertura più importante. Ricordo che già all’inizio io facevo degli allestimenti molto particolari dove la gente rimaneva sbalordita, perché non vengo da una crescita di fiorista vecchio stampo. Essendo molto curiosa guardavo quel che facevano all’estero e cercavo di riprodurlo.

Sicuramente il mondo dell’allestimento esterno è molto diverso rispetto al negozio, tant’è vero che anche qui in centro, quando abbiamo aperto, la gente non capiva bene che cosa fosse. Io abbinavo fiori e oggetti con una natura che non era quella del classico negozio di fiori. Ma poi tutto è esploso, a Natale 2012 ho messo la corteccia per terra e la gente è impazzita! A piccoli passi, possiamo dire di avere conquistato Modena, una cosa poco semplice secondo me, e di aver conquistato anche un’autostima importante.

Che cosa ha portato con sé dalla sala operatoria in questo lavoro?
In realtà tutto. In sala operatoria, tutte le mattine, il mio unico mezzo di comunicazione erano gli sguardi. E sapere cosa stavamo facendo, quindi avere una grande conoscenza della materia, sensibilità e cuore, capire le difficoltà che si presentavano. Per me è stato fondamentale. In sala operatoria le difficoltà sono ogni secondo, e può sembrare stupido ma anche qua: ogni giorno c’è una difficoltà, un’incomprensione, una persona maleducata. Ho portato anche la mia rigidità che, purtroppo, a volte si scontra con questa realtà che dovrebbe essere più leggera. E invece anche qui ci sono squali su squali che cercano di abbatterti e mangiarti, quindi devi stare sempre molto attenta.

Qual è una delle difficoltà nell’essere imprenditori e imprenditrici oggi?
Secondo me la relazione col personale. Non so quale sia il motivo e non ho trovato una vera e propria soluzione o risposta, ma ho riscontrato tanta difficoltà. Le persone a volte “si siedono”, non sono più curiose. Quelle curiose e talentuose si fermano poco, oppure mi è capitato che avessero un’umiltà talmente nulla da sentirsi già arrivati. I giovani sono legati a cose che sono poco importanti per il mondo del lavoro, vedo poca voglia di crescere… Lo vedo anche in mio figlio. È proprio la società che secondo me non ti mette nella giusta situazione per poter credere. Le modalità contrattuali poi non agevolano: mi arrivano tantissimi curricula e non ce n’è uno che abbia fatto più di due anni nello stesso posto. Parlo di persone di 20, 22 anni che hanno già cambiato sei posti.

Così le persone non riescono a inquadrarsi nel modo giusto. Certo, bisogna cambiare per avere del meglio, ma qui non si arriva mai a chiudere un cerchio. Quando mi arrivano persone che mi dicono “Io lo so già che non farò questo lavoro per tutta la vita”, io da imprenditrice faccio fatica: insegnare un mestiere è una cosa molto lunga e faticosa… è dura anche solo imparare a tirar fuori la propria creatività. Credo che anche da dipendenti bisognerebbe essere imprenditori di noi stessi, perché si investe sul proprio futuro.

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