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Ipotiroidismo, quanto la tiroide è “pigra”

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Ipotiroidismo: un disturbo della tiroide che colpisce soprattutto le donne. Vediamo sintomi, cause e rimedi.

Tiroide donna

Un disturbo tipicamente femminile che può colpire a qualunque età, anche se il maggior numero di casi avviene dopo i 50 anni. Stiamo parlando di ipotiroidismo, un ridotto funzionamento della tiroide,  che colpisca l’8%delle donne in età fertile, per arrivare dal 10 al 15% dopo la menopausa. Una volta diagnosticata la malattia, basta assumere una compressa di levotiroxina al giorno per far funzionare di nuovo la tiroide.

Una ghiandola importantissima

La tiroide è  una ghiandola a forma di farfalla, posta nella parte anteriore del collo. Stimolata dal Tsh, un ormone prodotto dall’ipofisi, svolge funzioni importantissime per il benessere generale. Produce ormoni specifici, la tiroxina o T4 e la triiodiotironina T3, che regolano l’assorbimento di carboidrati, grassi e proteine. Il suo funzionamento influisce sulla crescita, sul sistema nervoso centrale e sull’attività del cuore. Ha poi un ruolo essenziale per l’utilizzo del calcio a favore delle ossa.

Quali sono sintomi dell’ipotiroidismo?

«Spesso l’ipotiroidismo inizia a dare segno di sé in maniera subdola e ci si accorge di soffrirne dopo diverso tempo dalla comparsa», dice il professor Francesco Trimarchi, Presidente della Società Italiana di Endocrinologia. «I sintomi principali sono: sonnolenza e stanchezza, pelle secca e ruvida, sensibilità al freddo, formicolii e crampi muscolari, scarsa capacità di concentrazione, perdita di memoria, depressione, aumento di peso, ciclo mestruale irregolare e ridotta fertilità con un aumento del rischio di aborti spontanei».

Le cause dell’ipotiroidismo

La causa più comune di ipotiroidismo è la tiroide di Hashimoto. «E’ una malattia cronica su base autoimmune e al momento non si conosce ancora il meccanismo che la scatena», spiega l’esperto.

tiroide visita medica

«In pratica il sistema di difesa dell’organismo presenta un difetto non ancora identificato, che lo porta a non riconoscere più alcuni organi, in questo caso la tiroide, come parte del corpo. Inizia così la produzione di cellule che lentamente infiltrano la ghiandola tiroidea con il fine di distruggerla. Anche alcuni farmaci possono influire sul funzionamento della tiroide, tra questi: l’interferone alfa utilizzato per l’epatite virale e l’amiodarone che viene prescritto per la terapia della tachiaritmie ventricolari e sopraventricolari; i sali di litio usati per la depressione e malattie psichiatriche».

La diagnosi corretta

«La corretta diagnosi deve essere fatta considerando molti fattori. E’ fondamentale conoscere anche la storia medica individuale e della famiglia, perché le malattie della tiroide possono essere ereditarie», spiega Trimarchi. «Oltre alla palpazione della ghiandola, è necessario valutare i sintomi descritti dal paziente. Infine vanno controllati i battiti cardiaci che, in chi soffre di ipotiroidismo, sono rallentati». Le analisi del sangue chiariranno ogni dubbio. I valori che vengono controllati sono: FT3, FT4 e l’ormone Tsh.

Questo esame tra l’altro non viene richiesto solo quando c’è un sospetto, ma è un controllo di routine da eseguire dopo i 45 anni, quando cominciano le prime avvisaglie della menopausa. «In caso di ipotiroidismo il valore del Tsh se alza, mentre quello dell’FT4 si abbassa», continua l’esperto. «Se, invece, è presente una forma di ipertiroidismo, il valore del Tsh scende fino ad azzerarsi, mentre quella dell’FT4 si alza. E’ poi utile valutare la quantità dei seguenti anticorpi diretti contro la tiroide: ali anti-tireoperossidasi o anti Tpo, gli anti-tireoglobulina o anti Tg, gli anti-recettore del Tsh o TRAb. Quando sono elevati significa che il disturbo dipende dalla tiroidite di Hashimoto».

Come stabilizzare la tiroide con una pastiglia

Per stabilizzare la tiroide la soluzione è un farmaco a base di levotiroxina, cioè di ormoni tiroidei che va assunto per tutta la vita. Occorre prenderlo al mattino a digiuno e attendere mezz’ora prima di fare colazione. «La dose viene personalizzata in base ai risultati delle analisi del sangue e viene modificato nel corso del tempo se è necessario», dice Trimarchi. «La levotiroxina in monoterapia rappresenta il trattamento di scelta nei malati ipotiroidei. Grazie alla lunga emivita di questo farmaco è possibile un’unica assunzione al giorno. La dove va calibrata correttamente, personalizzandola sulla persona come fosse un abito».

Un’alternativa alla pastiglia è rappresentata dalla formulazione liquida della tiroxina che sembrerebbe assicurare un assorbimento migliore perché è possibile fare colazione senza dover aspettare mezz’ora, dato che il suo assorbimento è più rapido. Un aiuto in più per contrastare la fretta mattutina e abbreviare i tempi di attesa tra l’assunzione del farmaco e la colazione.

 

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