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Isis, Italia a rischio dopo Parigi. Parla un ex funzionario Nato

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Possono colpire ovunque, le minacce di Isis all’Italia dopo gli attentati a Parigi sono credibili. Gli obiettivi italiani sensibili nel mirino dei terroristi e il quadro internazionale. Cosa dobbiamo aspettarci

Nato Bruxelles
headquarters NATO. — Image by © Karsten Hamre/Demotix/Corbis

C’è un cambiamento di passo nella lotta armata ormai decennale, contro tutto e tutti, del radicalismo islamico europeo.  L’attacco multiplo e simultaneo di Parigi mostra tutta la potenzialità distruttiva dell’Islamismo militante e le fragilità dell’Europa.  Abbiamo parlato con un ex funzionario Nato italiano, ora in pensione, sui pericoli che corre l’Italia nella guerra al terrorismo..

“Ho lasciato il posto nel 2010, all’epoca da tempo le priorità della Nato erano già concentrate sulla minaccia del fanatismo islamico dopo l’obiettivo raggiunto della caduta dei regimi comunisti”. Parla un ex funzionario della Nato per oltre 30 anni operativo presso il quartier generale del Patto Atlantico di Bruxelles, che preferisce non rivelare la propria identità.

L’idea di un “occidente mediorientale” e di una guerra perenne di lungo corso sul Vecchio Continente, dopo i fatti di Parigi, è secondo lui più che concreta. “Ci sono obiettivi dichiarati e altri totalmente imprevedibili, ai tempi dell’Unione Sovietica le relazioni erano conflittuali ma razionali. Oggi siamo davanti a elementi preparati disposti a farsi saltare in aria durante o dopo le operazioni militari, in qualsiasi momento e luogo: se possono colpire nei bar e ristoranti come davanti allo stadio nazionale (Stade de France) possono farlo ovunque”.

Parigi attentati Isis
Paris , November 14, 2015. REUTERS/Yves Herman

6 attentati simultanei, 129 morti, 200 feriti di cui la metà è grave. Presi di mira ristoranti, bar, locali e una sala concerti.  Il bilancio dei decessi si aggrava in queste notti parigine di metà novembre.  La Francia si presenta come un pugile suonato davanti alle telecamere nello sguardo smarrito del presidente François Hollande.  Evacuato durante la partita amichevole Francia-Germania allo Stade de France.  Inghiottito dagli eventi e dalle proprie emozioni. “E’ un uomo morto, politicamente – dice l’ex funzionario – Si è presentato distrutto, in modo indecente davanti alle telecamere: tremava, non ragionava, era evidentemente sotto shock.  A livello interno non si riprende più, ne beneficerà la destra populista di Marine Le Pen”.

Le minacce all’Italia e gli obiettivi sensibili

Con l’asprezza di un cinismo a tratti reazionario degno di ogni (ex) militare, l’ex funzionario del Patto Atlantico descrive pacatamente e in dettaglio i possibili obiettivi in Italia, quasi fosse un esercizio di simulazione militare.  Si chiama realpolitik, invece. “Nelle relazioni internazionali l’Italia non ha molta rilevanza dal punto di vista politico ma ha un’evidente posizione geografica aperta a ogni genere di infiltrazione”. Secondo l’ex Nato, l’Italia sarebbe il ventre molle del “blocco occidentale”:”Renzi è un chierichetto boyscout che fa la voce grossa solo con gli operai e gli insegnanti, per fortuna ci sono i consiglieri di Stato che qualcosa ne capiscono”.

A Parigi, la città in cui vennero dichiarati i Diritti dell’Uomo sono morti in 130 e in 200 sono rimasti feriti dopo l’attacco multiplo coordinato.  Degli otto attentatori sei si sono fatti saltare in aria: era una missione suicida.

Parigi attentati Isis
Paris , November 14, 2015. REUTERS/Pascal Rossignol

La radice dell’odio è da ricercare nella tradizione religiosa di un’esigua quanto sanguinaria minoranza sunnita interprete di una lettura intollerante dell’Islam: il “wahabismo” e il suo braccio armato contemporaneo, il salafismo jihadista.

“State pure sicuri che nessuno dei Musulmani piange oggi, anche se in eterno disaccordo fra di loro, i Musulmani si rallegrano davanti a tali accadimenti, è una rivincita per la loro condizione di inferiorità militare, tecnologica e economica palesata dalla dissoluzione dell’Impero ottomano”, dice l’ex Nato.

Orfano del califfato abolito nel 1924 da Mustafa Kemal Ataturk, tale accadimento gettò nel panico intere popolazioni di fede musulmana. Secondo l’ex burocrate Nato il califfato è una costante storica che si ripropone ciclicamente con un suo disegno originale più o meno sofisticato: la costruzione di uno Stato retto dalle leggi di Allah.  E’ comprensibile quindi il forte impatto di un leader jihadista come Al Baghdadi che si autoproclama califfo, principe dei credenti e protettore dei musulmani di tutto il mondo. Un leader fanatico e pericoloso “alla ricerca di armamenti chimici o comunque in cerca di tecnologia fissile”, aggiunge l’ex Nato.

L’Italia svolge un ruolo funzionale al movimento dei jihadisti dall’Africa e dal Levante verso il nord Europa: “La minaccia che incombe sull’Italia è credibile. Tuttavia l’Isis non ha nessun interesse a colpire direttamente l’Italia perché è un paese di transito, il ponte verso l’Europa punto di scambio di soldi e combattenti.  Non colpiranno l’Italia in quanto tale ma hanno il Vaticano nel mirino: Castel Gandolfo, San Giovanni in Laterano, la Basilica di Santa Maggiore e soprattutto San Pietro, luogo simbolico per eccellenza. Mi aspetto un bel regalo di Natale da parte dell’Isis: ci sarà il Giubileo a Roma sarà impossibile controllare tutti i pellegrini”. .

L’Italia ha una funzione importante, secondo l’ex funzionario Nato, in quanto paese di transito di dollari e jihadisti, soprattutto dopo le grandi migrazioni che hanno caratterizzato l’alba delle primavere arabe: il numero dei migranti è decuplicato, alcune delle rivolte hanno generato tutto fuorché il focolaio democratico sperato da tutta l’opinione pubblica europea abbagliata dalle mega mobilitazioni di Tunisi, del Cairo e di Bengazi.

A Tripoli prima e a Damasco dopo qualcosa è andato storto. “La genesi della strage parigina è da ricercarsi in Siria, fra gli jihadisti che l’Europa si era illusa di finanziare per rovesciare il regime siriano, perché all’epoca (sin dal 2011) la priorità era abbattere Bashar Al Assad ad ogni costo. “Ma lui non è Gheddafi che era un pazzo megalomane: Assad è un dittatore lucido e razionale con cui si poteva e si deve, ora più che mai, ragionare”, osserva l’ex operativo Nato.

La situazione internazionale dopo gli attentati a Parigi

I fatti di Parigi hanno repentinamente cambiato le carte in tavola della politica internazionale sul Medio Oriente, dove fino a ieri si giocava una partita a braccio di ferro fra ex antagonisti della guerra fredda.”Ora la Russia e gli Stati Uniti hanno trovato l’accordo per allearsi e concentrare le operazioni sulla Siria e l‘Irak. Siamo sull’orlo di una guerra che potrebbe coinvolgere altre forze sul campo”, osserva l’ex Nato.

Irak
REUTERS/Thaier Al-Sudani

Ad attacchi terroristici di questa portata che non hanno precedenti in Francia seguiranno le rappresaglie militari: la Francia ha annunciato che intensificherà i bombardamenti sulle postazioni Isis in Siria e Irak:.  ”Se l’Isis dovesse toccare la Gran Bretagna sarebbe guerra aperta immediata in Medio Oriente: dobbiamo aspettarci al peggio incluse invasioni terrestri contro l’Isis, ritrovandosi fatalmente alleati con l’ex nemico numero uno della politica internazionale: Bashar El Assad. Ora ai paesi che avevano appoggiato un’inesistente “opposizione moderata” rimane solo la vergogna di doversi ricredere.

I Russi sono in guerra a fianco dell’esercito lealista già da diverso tempo. “Ora più che mai i nostri ex nemici dei tempi della guerra fredda sono i nostri alleati: i Russi”, nota l’ex funzionario.  Preparati militarmente e forgiati da decenni di operazioni di contro-guerriglia e contro-insurrezione islamista in Cecenia e nel Caucaso, i Russi hanno i mezzi per cambiare le sorti del conflitto interno contro l’Isis, già cacciata a metà novembre da Sinjar, città strategica del nord Irak governata dai seguaci di Al Baghdadi.

L’Italia non ha una storia di radicalismo islamico violento e organizzato. Ci sono stati casi di predicatori sopra le righe o molto rancorosi identificati e talvolta espulsi dal paese. In Francia è diverso. C’è una storia e una scuola del jihad che si nutre di emarginazione, del disagio delle periferie delle metropoli e che si diffonde nelle cittadelle di case popolari (les cités). Ci sono stati gli attentati del Gia negli anni ’90, la banda di Roubaix fino alla strage di Charlie Hebdo. Quasi sempre erano attentatori con passaporto francese. Una realtà da cui deriva un approccio sociologico al fenomeno del terrorismo europeo legato a un sottogenere di fanatismo in relazione all’alienazione metropolitana delle banlieue, all’esclusione sociale endemica in certe aree periferiche delle grandi metropoli.

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