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Julissa Arce, l’incredibile storia della clandestina diventata una bancaria star

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Julissa Arce era una clandestina messicana negli Usa. Nonostante questo, con documenti falsi, è riuscita a scalare le posizioni all’interno della grande banca Goldman Sachs. Ma poi ha mollato il lavoro e ha cambiato vita.

 Julissa Arce

A volte il vero potere è rinunciare al potere. La storia di Julissa Arce è davvero incredibile e non è escluso che prima o poi qualcuno la usi per farci un film. Da immigrata clandestina è riuscita a diventare una delle migliori dipendenti della grande banca Goldman Sachs, per poi mollare tutto e iniziare a occuparsi di immigrazione.

La storia di questa giovane intraprendente messicana inizia quando aveva 11 anni e nel 1995, quando passa il confine tra Messico e Usa. Viene descritta come sveglia, intelligente e ambiziosa. A 14 anni però la sua carta verde scade e Julissa Arce diventa irregolare. Una clandestina, come vengono chiamate – anche in Italia – le persone senza documenti validi. Lei non molla: come molte altre donne irregolari lavora, e grazie al lavoro si mantiene gli studi.

All’ultimo anno di collage riesce a fare uno stage presso la Goldman Sachs. A quel punto le viene data una bella e inaspettata notizia: potrebbe essere assunta a tempo pieno. Dovrebbe essere felice, e in parte lo è, ma in lei prevale un terrore: quello di essere scoperta. Ha una carta verde falsa, un falso numero di previdenza sociale, teme di essere scoperta e di vedere così svanire tutti i suoi sogni, tutti i suoi sforzi.

Incredibilmente, non succede. Alla banca non si accorgono di nulla e la Arce inizia lavorare. Anzi: diventa una delle dipendenti modello. Ci lavora per sette anni, scalando varie posizioni e arrivando a guadagni più di 300mila dollari all’anno e a vincere vari bonus. Viene definita dai suoi capi di allora “uno dei colleghi più bravi”. La Arce si sposa, regolarizzando così la sua posizione (anche se non l’ha fatto per questo).

La sua storia, fatta di ambizione, capacità e una certa “fame” (di vita, di successo, di affermazione) che forse solo gli immigrati conoscono, sarebbe già incredibile così, se non fosse che nel finale c’è un colpo di scena. Infatti Julissa Arce a un certo punto lascia il suo lavoro. La sua era una carriera perfetta che probabilmente l’avrebbe portata sempre più su, eppure oggi afferma che si sentiva “vuota dentro”, quella scalata non le bastava. Sentiva che quello che faceva era stato utile, ma solo per lei.

Vede un documentario (“Documented”) che parla proprio dei clandestini che vivono negli Stati Uniti. Il suo autore, Jose Antonio Vargas, premio Pulitzer, si era autodenunciato con un articolo portando al centro della discussione politica le leggi sulla immigrazione. Julissa Arce capisce che quella storia è anche la sua storia. Cambia vita. Dal 2013 non si occupa più di finanza ma è a capo dell’associazione fondata da Vargas per i diritti degli irregolari.

M.P

 

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