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L’ America dopo le elezioni, tra proteste e sconforto. Facciamo il punto

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Gli attivisti anti-Trump in piazza , la paura di un paese diviso. Quale sarà il futuro di un paese che ha scelto il peggio gettando nel panico anche l’Europa? Il punto di Liliana Rosano corrispondente da New York

america proteste contro trump

“You don’t have to like her”, non dovete amarla, diceva la celebre conduttrice americana Oprah Winfrey, durante un’intervista televisiva negli ultimi giorni di questa folle campagna elettorale americana. Lei ovviamente è Hillary Clinton, la candidata alla casa Bianca sconfitta a sorpresa da Donald Trump l’8 novembre nella sua corsa alla presidenza. “ Non dovete amarla per votarla, continua la Winfrey, non verrà mica a sedersi nel divano di casa vostra come ospite, continua una delle opinion leader e influencer del paese. Dovete amare questo paese e non avete nessun’altra scelta”.

In queste parole si sintetizza una delle elezioni più assurde, bizzarre della storia americana.

E’ proprio cosí, gli americani non hanno avuto una scelta razionale, ponderata e sensata.
O meglio, hanno scelto chi, secondo la propria coscienza, rappresenta il nuovo, il diverso, l’anti establishment.
A nulla, è servito il fattore donna usato nella prima fase delle campagna elettorale tra slogan e strategie di marketing.
Per poi essere abbandonato, negli ultimi giorni, dallo stesso staff della Clinton. Anche lo stesso Obama ha detto, di votare per la persona che meglio rappresenta questo paese. Che poi sia anche donna, è una coincidenza.

Questa poteva essere un’elezione storica, dove, per la prima volta ci si poteve svegliare, all’alba del 9 novembre, con il primo presidente americano donna. E invece non è andata cosí.
L’essere una donna, mamma, nonna, battagliera, attivista, con una lunga carriera politica alle spalle, non è servito.
Addirittura per Hillary Clinton si è rivelato un boomerang.  E la storia si prende gioco di noi.
A vincere è proprio lui, Donald Trump, tacciato come misogino, sessista.

Una bizzaria della storia, una follia degli americani?

Cerchiamo di capire le ragioni che hanno portato alla vittoria di Trump.
Chi vi scrive, vive da alcuni anni negli Stati Uniti, nel Midwest, nel cuore dell’america profonda, rurale, che ha portato alla vittoria il tycoon newyorchese.
L’osservatorio del Midwest ci aiuta a capire quanto complesso sia questo paese, che in Europa ci limitiamo ad identificare per comodità con le due coste opposte: la piu’ europea East Coast, con NY che fa da regina, e l’alternativa California, tra San Francisco e Los Angeles.
Il resto, tutto quello che sta in mezzo, i“flyover states”, come li chiamano qui, gli stati solo da sorvolare e da guardare dall’oblò di un finestrino, sono solo infinite distese piatte. E’ qui però che si gioca la battaglia più dura.
Nel cuore dell’America rurale e profonda, quella bianca, conservatrice, spesso non istruita, stanca di una globalizzazione e di un multiculturalismo, Donald Trump fa incetta di voti.
E qui, che il fattore donna non ha fatto presa. Come non ha fatto presa in molti altri stati , Florida, Ohio, considerati il pendolo dell’America, perchè in grado di ribaltare la situazione all’ultimo minuto.
L’America ha scelto chiaramente uno etichettato come misogino e sessista, al posto di una che si professava femminista e a difesa delle donne.
Se il fattore donna non ha funzionato, rivelandosi un fallimento, le ragioni vanno individuate altrove.
In quella politica dei democratici che con queste elezioni hanno fallito.
L’America sceglie un presidente non solo tacciato di misoginia ma anche di razzismo contro gli immigrati .
Un paese che si fonda sulla cultura dell’immigrazione sceglie chi professa di mandare a casa i musulmani e di costruire il muro ai confini con il Messico.
Non sono servite a niente le parole della Winfrey e le promesse di Madonna, a convincere il popolo Americano.
Non dovete amarla, dovete votarla.
Invece l’americano ha deciso di protestare, di amare o di votare per un personaggio che si vende come il nuovo leader dell’anti politica.
Questo tycoon Americano che sembra avere lo stesso kharma di Grillo e la sfacciataggine di Berlusconi, con cui la stampa americana, ha da subito fatto un parallellismo.
Una similitudine, quella con l’italia e Berlusconi, non solo nella teatralità dei tratti somatici e dei gesti, della storia personale, ma anche della dinamica.
Mentre in Italia, Berlusconi faceva incetta di voti, la sinistra incredula si chiedeva come fosse possibile una simile vittoria e la popolazione era a caccia di quei milioni e milioni che avevano votato Silvio. Tutti si nascondevano dietro un voto. Come fanno oggi in America, nel day after di un’elezione che sembra una presa in gioco del destino.
Un kharma invertito.
Sbalorditi, stupiti, impauriti, gli americani si chiedono come sia potuto succedere.

Se lo chiede la stampa, quella mainstream, che dava per scontata, la vittoria di Clinton, se lo chiede la gente comune.
Chi parla di Brexit, chi parla di un sogno Americano infranto. Di un’America che non sarà quella di prima. Sarà un’America con forti tensioni sociali e razziali, dove il divario tra ricchi e poveri si allargherà, sarà un’America conservatrice e populista?
Di fatto è un’America divisa, come ha detto la stessa Clinton nel suo discorso. E oggi ha vinto l’America tradizionalista, conservatrice e nazionalista che ha  preferito i muscoli di un uomo alle promesse di una donna, ritenuta da molti rappresentante dei poteri forti.

Chiedo  ad una donna incinta che ho incontro oggi  se il bambino che porta in grembo sarà maschio o femmina.

“Speravo che fosse femmina mi risponde lei, ma con questo nuovo presidente a questo punto non saprei”.
Ed io, che di bambina a casa ne ho una, di cinque anni, blilingue, doppio passaporto, quello Italiano e quello Americano, mi chiedo che mondo sarà per lei e cosa dovrò dirle all’alba di una nuova era che sta per cominciare.
Mi vengono in mente allora le parole di Hillary Clinton, quelle che ha riservato ai suoi sostenitori in questa mattina grigia newyorchese del day after.
“Non possiamo rompere quel tetto di cristallo ma un giorno succederà”. E si rivolge anche alle bambine: “Realizzate il vostro potenziale e i vostri sogni”. Invita all’unità, per essere più forti, “senza rimorsi per aver lottato per i propri ideali, guardando avanti perché arriveranno altre stagioni, stagioni migliori, c’è ancora molto da fare”.

E cosí, tra rabbia, stupore, malumore e incredulità e proteste in piazza, l’America si ritrova in un incubo ma è pronta, tra mea culpa e riflessioni da day after, a rimboccarsi le maniche, pensando di già al post Trump.

 

 

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