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Com’è fare la maga di mestiere? L’abbiamo chiesto alla prestigiatrice Gaia Germani

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Quello della magia non è solo un mondo maschile. Le donne sono poche, ma ci sono. Abbiamo parlato con una prestigiatrice professionista italiana, Gaia Germani, sui pro e i contro dell’essere donna in un settore dominato dagli uomini e di come la sua passione sia diventata un lavoro.

gaia germani

Se in un passato molto lontano la magia era legata al mondo femminile – le maghe della mitologia, le ninfe, la stregoneria -, da qualche secolo a questa parte sembra esclusiva degli uomini. Le donne, a lungo, sono state relegate al ruolo di vallette. Spalle dei maghi, un po’ svestite, magari da segare in due. Ora, forse, le cose stanno cambiando. Da qualche anno ci sono più donne maghe (cioè illusioniste e prestigiatrici) che fanno della magia un vero mestiere. Anche in Italia. Gaia Germani, 34enne, è una di queste: con il nome d’arte Maga Gaia ha fatto della magia il proprio lavoro. Si definisce infatti “una tra le pochissime prestigiatrici italiane”. Una piccola ditta individuale che produce meraviglia, incanto, risate, stupore e spettacolo. Abbiamo parlato con lei di questa passione, delle difficoltà dell’essere donna in un mondo maschile (e forse anche un po’ maschilista) come quello della magia, ma anche dei lati più pratici di questo lavoro così originale e divertente, che dà senza dubbio molte soddisfazioni, ma che è fatto anche di impegno, sacrifici e serate non sempre facili.

Quello della magia è un mondo storicamente maschile (eccezioni a parte), secondo te come mai?

Storicamente i motivi sono tantissimi, ma se devo dire i motivi per cui ancora oggi le donne non sono moltissime (anche se ne conosco diverse e vedo che la situazione sta sempre di più cambiando) li ricercherei nel fatto di dover passare tante ore via da casa, nel dover spesso caricare e scaricare materiale pesante, nel fatto che non ci siano tanti modelli o punti di riferimento femminili da emulare o a cui ispirarsi, e soprattutto nel fatto che entrare in un gruppo formato principalmente da uomini può essere un po’ imbarazzante, bisogna crearsi una corazza.

Com’è nata la passione per la magia? Come hai imparato?

E’ nata per caso, per passare il tempo insieme alla mia migliore amica in un periodo in cui avevamo parecchio tempo libero. In un negozio della nostra città facevano un mini corso di magia di pochissime lezioni e per curiosità, sebbene non fossi né un’appassionata né avessi ambizioni di “spettacolo” , ci siamo iscritte. Ho scoperto subito che la magia mi affascinava e volevo entrare in quel mondo. Ho cominciato così a cercare informazioni su internet e ho scoperto l’esistenza del Club Magico Italiano e delle sue delegazioni regionali che organizzavano incontri e conferenze. Mi sono subito iscritta e da lì è cominciata la mia avventura. 

Ti è capitato di avere problemi o diffidenze proprio perché sei una donna?

Ammetto che all’inizio entrare nell’ambiente magico è stato un po’ strano perché in tanti facevano battutine o facevano i provoloni, ma pian piano mi sono conquistata la stima e il rispetto dei colleghi quindi questi problemi non ci sono più, anzi tutti sono gentili e affettuosi nei miei confronti.  Nel mondo lavorativo non credo di aver mai avuto né problemi né diffidenza (almeno che alcune persone non mi ingaggino proprio perché sono donna ma questo ovviamente non lo posso sapere), sicuramente stupore sì perché le persone spesso non si aspettano di essere intrattenuti da una prestigiatrice. Quando lavoro con i bambini nelle situazioni private credo invece che essere donna porta i genitori a fidarsi un po’ più di me.

Altre tue colleghe, italiane e non, puntano molto sul fatto di essere donne, sfruttando la loro femminilità e il loro corpo. Come vedi questa scelta?

Non so cosa dire… ognuno punta sulla propria caratteristica più forte. Io non sono particolarmente bella o affascinante, se puntassi sulla mia femminilità o sul mio corpo  sarei messa male. Punto sulla mia ironia, che è la cosa che mi rende unica e speciale. 

Qual è il pubblico più difficile, generalmente? Ti ricordi di una serata particolarmente dura?

Ogni pubblico e ogni situazione sono a sé. Il pubblico degli adulti, quantomeno quello che si trova a un mio spettacolo non per scelta ma perché qualcuno mi ha ingaggiato e loro sono lì per altri motivi è quello che parte più scettico e che quindi devo “catturare” effetto dopo effetto. Solitamente questo non è un problema. Il pubblico difficile è quello che non vuole essere coinvolto (molti dei miei effetti prevedono la partecipazione di qualcuno dal pubblico), oppure quello che esagera e vuole rubarti la scena. Capita per esempio quando faccio micromagia ai tavoli durante i matrimoni che la gente per fare la spiritosa e presa dal clima di festa venga a disturbare e a fare battute inutili mentre mi esibisco per un altro gruppo. Il pubblico più difficile, forse, è quello dei bambini alle feste di compleanno. Tutti si conoscono e si entra nelle dinamiche del loro gruppo,e perdere il controllo è un attimo. Ormai comunque ho abbastanza esperienza per “domare! quasi ogni situazione.

Quali sono i tipi di eventi che rendono di più?

Dipende, il giorno che normalmente rende di più a me è il 6 gennaio perché tutti i comuni organizzano sempre delle grosse feste per la Befana.

Con la magia si campa? E’ il tuo lavoro principale?

Con la magia si campa, ma se dovessi campare solo di magia il mio stile di vita sarebbe molto diverso. E’ il mio lavoro, ma ho un’azienda di famiglia che mi copre le spalle e mi permette di fare quello che faccio con molta più serenità.

 

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