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Chef imprenditrice, ma si definisce solo “una donna e mamma”. Chi è Lidia Bastianich, la chef italiana che con la sua cucina ha conquistato gli americani.

Lidia Bastianich

La sua storia inizia da Pola, in Istria, da dove Lidia Matticchio e la sua famiglia sono stati costretti a fuggire durante il regime di Tito per trovare riparo in Italia, a Trieste. Qui la famiglia si stabilisce in un campo profughi e i genitori di Lidia trovano occupazione presso una famiglia benestante, dove la madre Erminia lavora come cuoca e il padre Vittorio come autista. Quando Lidia ha appena 12 anni, si imbarcano per l’avventura oltreoceano.

Siamo nel 1958, nel vivo dell’ultima ondata dell’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti. Lidia è una ragazza innamorata della cucina e del cibo e in America porta con sé i sapori e i profumi lasciati in Istria e in Italia: il ricordo delle minestre della nonna e la raccolta stagionale della frutta.

Dall’altra parte dell’Oceano lavora in diverse pasticcerie e ristoranti fino a quando, nel 1966, incontra Felice Bastianich, che diventerà suo marito. Con lui inizia l’avventura come ristoratrice, nel Queens, dove nel 1971 aprono il primo ristorante che propone una cucina italo-americana. Ma è con Felidia (inaugurato nel 1981) che i Bastianich entrano nella storia della cucina italiana negli Usa. Oggi i ristoranti che portano il nome di Lidia Bastianich a New York sono quattro (Felidia, Becco, Esca e Del Posto) uno a Pittsburgh, (Lidia’s Pittsburgh) e Lidia’s Kansas City. Mentre in Italia, a Cividale del Friuli, insieme al figlio Joe, nei vigneti di famiglia gestisce il progetto Orsone: B&B e taverna.

Attivista del cibo, la Bastianich è anche un’imprenditrice nel mondo televisivo (ha anche vinto un prestigioso Emmy Award): con la sua Tavola Productions produce diverse trasmissioni su Food network come Lidia’s Kitchen, Lidia Celebrates America, and Amy Thielen’s Heartland Table. E poi c’è il colosso Eataly, di cui è socia insieme al figlio Joe, Mario Batali e – ovviamente – Oscar Farinetti, poi ci sono la linea di pasta, salse e prodotti da cucina da lei curata e firmata.
Instancabile lavoratrice, Lidia Bastianich ci parla di come l’incontro della cultura italiana e quella americana siano state indispensabili per la sua formazione

Parliamo dell’Expo che si e’ concluso a fine Ottobre e di cui lei è stata protagonista con diversi eventi, conferenze. Qual è il bilancio dell’Expo 2015 secondo lei?

Molto positivo. Ho visto molto interesse rispetto a certe tematiche come il ruolo delle donne nel terzo mondo legato alle tradizioni, il ruolo del cibo e il mangiare in maniera consapevole. L’Italia però deve fare di più per tutelare il Made in Italy. Gli americani amano sempre di piu’ il cibo italiano ma hanno bisogno di conoscerlo, di conoscere i prodotti italiani.

L’italia deve fare uno sforzo, non nel senso di ostacolare i prodotti di altri paesi ma di far conoscere attaverso una buona pubblicità, le sue eccellenze.

Chef, imprenditrice, personaggio televisivo, ristoratrice. Dopo tanti anni di carriera oggi cosa si sente di più?

Sono mamma, professionista, sono una donna. A volte è difficile pensare che una donna possa fare tutte queste cose ma non è impossibile. Ci vuole grinta, passione, duro lavoro, continua crescita.

Le donne chef però continuano ad essere in numero inferiore rispetto agli uomini. Perchè secondo lei?

Le donne sono sempre state in cucina, fin dall’inizio. Gli uomini però oggi mediaticamente si sono guadagnati la scena. Io non mi sono mai posta il problema di essere donna nella mia professione perchè sono stata molto motivata dalla passione. Credo che in Italia, ci siano meno donne chef forse per una questione economica.

Ambasciatrice del cibo italiano negli Stati Uniti ma anche imprenditrice a capo di realtà importanti come Eataly. Quale il segreto della sua carriera e del suo successo?

L’incontro di due culture importanti e diverse ma profondamente legate: quella italiana e quella americana.

La mia cultura italiana mi ha insegnato l’importanza del cibo, della cucina, dello stare insieme. Quando sono arrivata negli Stati Uniti, da ragazza all’inizio non è stato facile. Poi però sono cresciuta in un contesto, quello americano, dove il concetto di self-made man, è alla base della nostra cultura. Ho imparato il marketing, cosa significa diventare imprenditori, il concetto di business negli Stati Uniti.

Come è cambiata la ristorazione italiana in questi anni rispetto ai suoi inizi, nel 1971, quando ha aperto il suo primo ristorante?

Tantissimo. Innazitutto perchè prima era impossibile avere anche il parmiggiano reggiano. La reperibilità dei prodotti era limitatissima. E’ nata in quel contesto la cucina italo-americana. Oggi, con l’importazione senza limiti del Made in Italy, si puo’ fare un buon piatto italiano fedele all’originale anche in America.

Inoltre, gli americani viaggiano di più, sono più consapevoli rispetto al cibo italiano e i ristoranti italiani sono tantissimi negli Stati Uniti.

Restano forse delle differenze tra la cucina italiana in Italia e quella italiana negli Stati Uniti. In America si e’ piu’ fedeli ai piatti classici della tradizione italiana mentre in Italia si ama sperimentare di più’. Sta nascendo un interesse maggiore verso la cucina regionale italiana grazie anche al lavoro di promozione delle singole regioni.

Lidia, come sarà secondo lei la cucina del futuro?

Semplice, sana, un ritorno alle tradizioni, al rispetto dell’uomo e del cibo.

Il suo ultimo libro, Lidia’s mastering the art of Italian cuisine, è una guida alla cucina italiana. Ma cosa bisogna fare per diventare degli ottimi chef italiani?

Conoscere la regionalità, la tecnica, la meccanica, la semplicità e la trritorialità. La cucina italiana è una filosofia, uno stile di vita, non semplicemente tecnica e creatività.

 

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