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Lucia d’Ambrosio: come fare impresa a Parigi. Intervista

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Donne e Impresa – Lucia d’Ambrosio  l’italiana che con il suo food concept di Tacos gourmets  fa impazzire Parigi. L’idea per il futuro? Aprire un punto vendita anche a Milano!

DSW_Lucia-DAmbrosio Intervista
Copyright Sara Rania

Lucia D’Ambrosio, dall’Italia a Parigi il passo è breve, ma non troppo, sui passi di un food concept ad alto potenziale.
La protagonista di questa intervista è un’italiana che si è trasferita nella capitale francese qualche anno fa e che, dopo una lunga esperienza in aziende multinazionali, ha deciso di lanciare un business di tacos gourmets insieme ad un imprenditore messicano di talento.

Il concetto gastronomico, che è nato in un Foodlab (laboratorio culinario) quasi un anno fa, si chiama Chilam. Oggi si è trasformato in una boutique situata in pieno centro. Aperitivi a tema, eventi e serate musicali, per non parlare del bel packaging con le quali sono soliti inviare i prodotti da asporto. Chilam Tacos è un universo, goloso e sano. Insomma una bella storia di successo.

Come nasce l’impresa di Lucia D’Ambrosio

Chilam Tacos Paris, ph Sara Rania
Chilam Tacos Paris, ph Sara Rania

Dalla cucina italiana ai tacos… Raccontaci la tua filosofia e cosa ti ha spinto a puntare su una cucina messicana salutare, ben oltre i soliti cliché.
A dire il vero l’avventura è nata un po’ par caso. Lavoravo già su un progetto imprenditoriale con Juan, il mio attuale socio, il quale un giorno mi fa parte della sua frustrazione sul fatto di non riuscire a trovare dei tacos di qualità a Parigi e che rappresentino adeguatamente la cucina messicana. Da notare che la stessa è stata riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2010. Da li comincio ad appassionarmi ai gusti, alla varietà e alla ricchezza di questa cucina e decidiamo di lanciarci nell’avventura di farla, a nostra volta, conoscere in Francia e, si spera presto in Europa.

Quali sono i passi chiave per dar forma ad un progetto incentrato sul food?
Nel nostro caso ci siamo ispirati della metodologia di “Lean startup” molto utilizzata dalle start up americane della Silicon Valley. L’abbiamo rivisitata e applicata ad un settore un po’ inusuale, quella del Food, in un contesto diverso da quello Americano. In poche parole, abbiamo identificato di volta in volta delle ipotesi e le abbiamo “testate” sul mercato per capire quello che poteva funzionare o no. Per esempio, all’inizio era incentrato sulla taco-box. Il concetto era che i clienti ricevessero a casa un “kit” competo per poter comporre loro stesso i tacos. In realtà ci siamo resi conto che non sapevano bene come fare e né avevamo voglia d’impegnarsi per sapere come preparare i propri tacos! Dopo qualche indagine, abbiamo capito che preferivano riceverli già pronti per il consumo. Abbiamo quindi “aggiustato il tiro” e cominciato a proporre dei tacos già composti e pronti per essere degustati.

Creare all’estero. Quali sono i meccanismi di supporto e gli strumenti per lanciarsi?
Nel nostro caso non abbiamo utilizzato meccanismi di supporto ma mi vengono in mente ad alcuni prestiti d’onore (prêt d’honneur) come quelli erogati da France Active o al crowdfunding a cui credo molto anche perché, oltre ad essere un buon strumento per ottenere dei fondi, permette di capire quanto il proprio progetto sia attrattivo sul mercato. Può essere quindi utilizzato come uno studio di mercato ed è effettivamente molto più efficace, in quanto può captare le reazioni dei primi veri potenziali clienti.
In aggiunta permette di dare un’enorme visibilità al progetto. Ad ogni modo non esiste una sola “ricetta” e lo strumento adeguato dipende da molti fattori, tra cui la tipologia di progetto.

Il progetto Chilam Tacos si è sviluppato in un frizzante spazio di coworking situato ad est della città di Parigi. Quanto credi nella dinamica produttiva di questi luoghi di scambio?
Consiglio vivamente di partecipare a dei luoghi di scambio come i co-working o ad altri incontri con imprenditori e persone motivate a portare avanti il proprio progetto. La buona notizia è che lo spirito di collaborazione è molto sviluppato in tali contesti rispetto, per esempio, alla vita aziendale. E’ come se tutti cospirassero con te alla riuscita del tuo progetto e questo spirito di gruppo è molto stimolante.

Chilam Tacos Paris, insalata, ph Sara Rania
Chilam Tacos Paris, insalata, ph Sara Rania

Su misura. Come vi siete integrati nel Marais, un quartiere parigino in continua evoluzione…
Il Marais è un quartiere vivace, movimentato e in continua evoluzione. Noi ci troviamo molto bene anche perché, essendo un quartiere abbastanza multiculturale, molti clienti conoscono la cucina messicana e sono felici ri-gustare sapori conosciuti, altri possono ricordare viaggi o vacanze lontane. Altri ancora scoprono per la prima volta che il cibo messicano è diverso da quello che conoscevano e che associavano a qualcosa di meno leggero o gustoso.

Uno sguardo al futuro. Quali sono le direttrici dello sviluppo e come immagini gli anni a venire.
Chilam ha l’ambizione di crescere a Parigi ma anche all’estero attraverso una struttura multipoints. Per quanto riguarda la distribuzione, attualmente abbiamo un mix di delivery, take away e consumazione in loco. Se è vero che all’inizio abbiamo puntato maggiormente sul delivery, oggi penso che il consumo in loco sia più interessante per fare vivere ai nostri clienti un’esperienza a 360 gradi. Cerchiamo di trasmettere tutta la passione e l’attenzione che mettiamo ai dettagli, dalla scelta dei migliori prodotti fino alla presentazione, e finora abbiamo ricevuto degli ottimi feedbacks.

Se ti dico food truck Chilam Tacos, cosa ti viene in mente?
Mi viene in mente un quartiere di Parigi, il diciannovesimo, in cui abbiamo cominciato, l’emozione e lo stress dei primi eventi…Però anche se un pò a malincuore non vedo il Foodtruck come una strategia a lungo termine nello sviluppo di Chilam

La Francia ti ha dato tanto, ma probabilmente ti sei già ritrovata faccia a faccia con la fatidica domanda: torneresti in Italia? Cosa rispondi a chi ti pone tale interrogativo?
Chilam Milan è la risposta! Sogno di poter avere una filiale di Chilam in Italia e poter contribuire a creare valore nel mio Paese d’origine. Credo che l’Italia sia un Paese ricco di molte risorse e che abbia del potenziale. Credo nel valore degli italiani e se posso contribuire, anche nel mio piccolo, ad apportare qualcosa ne sono ben felice.

Credi che ci sia spazio per food concept come il tuo nel nostro paese?
Si, penso proprio di si. Noi italiani siamo curiosi ed aperti a scoprire nuovi gusti e culture. Amiamo i prodotti di qualità ed il lavoro fatto con passione. Sono sicura che se questi elementi sono presenti, c’è spazio per questo tipo di offerta.

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