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“Il made in Italy premia, ma il problema è la delocalizzazione”. Intervista a Cristina Novati

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Abbiamo incontrato Cristina Novati, designer di intimo con il marchio Bonjour Et BonneNuit.

Cristina NovatiSpecializzarsi in un settore specifico, standard di qualità della lavorazione alti, idee innovative ma nel solco della tradizione e ovviamente saper comunicare. Questi i segreti del successo secondo Cristina Novati, “sleepwear designer” ovvero stilista di intimo e pigiami con il brand Bonjour Et BonneNuit. Una di quelle piccole realtà del tessile italiano che si può vantare di essere un’eccellenza, con una nicchia di mercato che arriva in Giappone, Francia e Germania. Abbiamo parlato con lei di moda, del mercato del tessile, delle difficoltà delle aziende italiane, del made in Italy e delle politiche statali sbagliate.

In quali mercati vendete principalmente? E chi sono i vostri clienti?

Giappone, Francia, Germania e Italia sono i mercati sui quali il brand è maggiormente presente. In generale all’estero la collezione permanente è molto apprezzata. I clienti che privilegio al fine di consolidare e rinforzare il posizionamento del marchio sono Department e concept store esclusivi.

Dal vostro punto di osservazione, si vendono più o meno pigiami rispetto al passato?

Il marchio Bonjour et Bonne nuit offre prodotti di nicchia: si tratta di capi difficili che non soddisfano i bisogni del mercato di massa ma piuttosto di un élite di consumatori e consumatrici che ne apprezzano il look ed ovviamente la qualità. In generale sono molto soddisfatta della quantità vendute sui capi da donna. La mia idea di proporre il pigiama da uomo per la donna con qualche piccolo accorgimento femminile nel colore e nei dettagli funziona, con mio grande piacere.

Nel mercato della moda conviene specializzarsi o cercare di disegnare e produrre un po’ di tutto?

novati cristinaSicuramente specializzarsi. Disegnare pigiami non è semplice come sembra. Devono essere sempre uguali e sempre diversi, la formula è assai difficile!

Oggi quanto è importante la comunicazione? In percentuale, quanto conta la realizzazione del prodotto e poi saperlo vendere?

La comunicazione conta tanto quanto la qualità. Io mi impegno per realizzare capi originali e di qualità, concetto che non sempre riesco a trasmettere con efficacia. Per fortuna i capi Bonjour parlano da soli. Hanno un forte impatto sul pubblico e attraggono per la loro semplice bellezza!

Quali sono le difficoltà principali per un’azienda Made in Italy?

Difficile è la concorrenza e penalizzante il taglio spesso piccolo delle aziende italiane. Il mercato oggi lascia poco spazio alle realtà artigianali, almeno nel settore dell’intimo. Mi dispiace inoltre constatare che il settore tessile – e mi riferisco alla filiera tessile che un tempo mi permetteva di realizzare in Italia filati e tessuti con estrema facilità s- i è troppo assottigliata per competere con la Turchia, per esempio, che ha saputo offrire un giusto mix di qualità e prezzo a discapito dell’Italia per i prodotti di qualità e di Cina ed India per i prodotti di massa. Questo è un vero peccato e causa di impoverimento per il nostro paese che prima delle assurde politiche (per altro incentivate con quattrini statali) di delocalizzazione era una delle fonti di approvvigionamento mondiali più importanti.

E quali sono invece i vantaggi?

I vantaggi del made in Italy sono senza dubbio per me inestimabili. Solo producendo i capi che vendo nella mia azienda che ha sede in provincia di Varese posso garantire e conoscere il livello qualitativo di ogni singolo pezzo. I prodotti della mia azienda sono il frutto del lavoro di persone che hanno specifiche capacità.

L’eccellenza del Made in Italy esiste o è un concetto che si sono inventati gli italiani per sentirsi migliori degli altri?

L’eccellenza certo esiste! Ma non per tutti, è un obbiettivo difficilissimo da raggiungere è un mix vincente di qualità uniche e difficilmente riproducibili da atri. Il made in Italy è un concetto che sicuramente aiuta le aziende italiane a competete e ne valorizza il prodotto.

Come mai la vostra linea si rifà graficamente agli anni ’70?

In realtà solo il logo del baffo che accompagna il band si rifà agli anni 70. Per i capi io voglio continuare a proporre il modello del pigiama aperto super classico in versione unisex da portare piuttosto abbondante.

Come sarà l’estate 2017 di Bonjour et Bonne Nuit?

L’estate 2017 sarà a quadri a righe e come sempre colorata.

1 Comment

  1. Maria Vanni
    17 dicembre 2016 at 14:46 — Rispondi

    la delocalizzazione ha fatto danni tremendi in tutti i settori, ma non è di certo solo colpa della politica… se le persone iniziassero a guardare la provenienza di un prodotto e farsi certe domande fors.e…

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