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Mal di schiena quando e come combatterlo

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Come combattere il mal di schiena quali sono le cause e i rimedi giusti? Tutto quello che dovete conoscere su questo disturbo che inizia a partire dai 25 anni.

mal di schiena
Image by © Arman Zhenikeyev/Corbis

Quasi l’80 per cento degli Italiani è destinato prima o poi a fare i conti con il mal di schiena. Spesso la causa è un problema dovuto ad errori quotidiani, come uno sforzo fisico eccessivo o una postura scorretta ,all’eccesso di peso, ai muscoli poco allenati. Altre volte può avere origine da uno discopatia, l’alterazione dei dischi che si trovano tra una vertebra e l’altra della spina dorsale. Questo disturbo peggiora la qualità di vita, costringe ad assentarsi dal lavoro e pesa anche sul portafoglio per farmaci e controlli. In genere il comune mal di schiena, chiamato anche “colpo della strega” dura un paio di settimane. In questi casi è sufficiente assumere degli analgesici e riposare almeno per 48 ore per alleviare il disturbo. Se, invece, il mal di schiena persiste diventando cronico occorre sottoporsi ad una serie di esami

La discopatia

A partire dai 25 anni i dischi intervertebrali cominciano a consumarsi per un naturale processo di invecchiamento. «Il disco intervertebrale si usura perché il nucleo polposo non svolge più il suo compito di ammortizzatore e si disidrata», spiega Claudio Irace, neurochirurgo alla Casa di cura Igea di Milano. «La sua funzione di “cuscinetto idraulico”tra una vertebra e l’altra si riduce permettendo alle superfici ossee di venire in contatto. Si verifica così una frizione che provoca una sofferenza delle vertebre e dei nervi vicini. La discopatia non provoca subito il mal di schiena, mal’usura di uno o di più dischi fa in modo che la persona faccia più fatica a piegarsi o a compiere certi movimenti».

L’ernia del disco

Una delle complicanze della discopatia è l’ernia del disco questo si verifica quando l’anello fibroso cede e consente la fuoriuscita di una parte della sostanza contenuta nel disco intervertebrale. «Il sintomo tipico è un mal di schiena ricorrente, a cui dopo un certo periodo si associa un dolore irradiato alla coscia che può giungere fino al piede», continua lo specialista. «L’ernia del disco può verificarsi a qualsiasi livello della colonna vertebrale, ma i dischi più colpiti sono quelli del tratto lombare che sostengono gran parte del peso del corpo. Si distingue in base ai vari gradi di serietà: protusione discale quando l’anello fibroso del disco si sfianca,ma non arriva a lacerarsi, prolasso discale quando l’anello fibroso si lacera ma il legamento posteriore riesce a contenere il nucleo polposo, l’estrusione discale quando il nucleo polposo fuoriesce perforando anche il legamento superiore e l’espulsione discale quando l’ernia, il frammento del materiale espulso, si distacca completamente dal nucleo polposo».

Le cure, riposo e farmaci

Nella maggior parte dei casi il mal di schiena causato da discopatia si risolve stando a riposo e seguendo una terapia a base di antidolorifici e antinfiammatori. Se l’infiammazione è molto intensa possono essere necessari dei cortisonici per bocca o con delle iniezioni direttamente nella zona interessata,oppure delle manipolazioni effettuate da un bravo osteopata. Può essere anche d’aiuto indossare un busto contenitivo per sorreggere la colonna vertebrale nelle fasi di dolore più acuto. L’intervento chirurgico per la discopatia è una soluzione consigliata solo in casi molto seri, perché si tratta di operazione invasiva.

L’intervento per l’ernia del disco

Nel 95 per cento dei pazienti l’ernia del disco guarisce da sola, bisogna intervenire solo quando il dolore non passa da mesi nonostante tutte le terapie e soprattutto se c’è una compromissione evidente del nervo sciatico, perché la “pressione” del disco erniato ha provocato un deficit motorio o sensoriale del piede. La tecnica chirurgica più diffusa per l’ernia del disco è la microdiscectomia. «Si tratta di un intervento microchirurgico che prevede l’esportazione dell’ernia» continua il neurologo. «L’intervento si effettua con un microscopio operatorio e strumenti chirurgici adeguati, attraverso una piccola incisione di circa due centimetri, a una profondità di 6-7 centimetri. L’intervento è poco invasivo, si effettua in anestesia generale e dura circa due ore. Il ricovero è breve, di solito si torna a casa dopo due giorni, ma la convalescenza richiede pazienza e tempo. Per un recupero completo servono almeno tre settimane di riposo. Quali rischi? La recidiva, cioè la ricomparsa dell’ernia nello stesso lato e nello stesso livello di prima. Fortunatamente è un evento abbastanza raro, non più dell’8 per cento dei casi»

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