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“Tutta l’arte è in crisi: la creatività si è persa nelle esigenze di mercato e non si ha più il coraggio di pensare in maniera indipendente”. Abbiamo parlato di moda, creatività, made in Italy e crisi economica e culturale con la stilista Paola Quadretti.

Paola QuadrettiSono le donne femminili e romantiche a ispirare le collezioni di Paola Quadretti, la stilista fiorentina che ha mosso i primi passi lavorando per Laura Biagiotti, per poi creare un suo marchio che rende omaggio all’artigianalità italiana: quella dei dettagli, dei tessuti. I suoi abiti mescolano fantasie barocche dai colori pastello, tessuti leggeri impreziositi da impalpabili pizzi, rouches retrò, giacche dal sapore ruvido del lino con richiami patch sul denim più lussuoso. Particolari preziosi che coniugano insieme rinascimento fiorentino e la donna moderna, cosmopolita.

Un curriculum che inizia con gli studi in arte e poi tanto lavoro, passione e sacrificio. Oggi lavora nel suo atelier all’interno del bellissimo Palazzo Frescobaldi di Firenze dove taglia, sceglie i tessuti, realizza gli abiti per le donne di tutto il mondo e per i suoi showroom di New York, Miami, Mosca e Milano.

Racconta a Donne sul Web, cosa significa oggi lavorare nel campo della moda e puntare tutto sull’artigianalità del Made in Italy, coniugando tradizione e futuro ma soprattutto creando un marchio che abbia un’identità forte e vestiti che hanno una storia e un’anima.

Lei ha iniziato a lavorare per Laura Biagiotti prima di creare un suo marchio e stile. In che modo gli anni trascorsi da Biagiotti hanno inciso sul suo stile e sulla sua esperienza lavorativa?

E’ stata la mia prima esperienza lavorativa che ha dovuto fare i conti con tutti i processi della grande industria, di come una brand conosciuta approccia il mercato ed i meccanismi interni che poco avevano in comune con la mia filosofia di intendere la moda, ma è stata e forse proprio per questo, una tappa fondamentale, per orientare il mio futuro .

La cura per i dettagli, l’artigianalità, la particolarità dei tessuti. Sono alcune delle caratteristiche del suo stile. A quale donna/donne si ispira e chi sono le donne che indossano Paola Quadretti?

Le donne che indossano PQ sono tutte quelle che amano la propria indipendenza di pensiero, che apprezzano l’unicità del prodotto, che non hanno bisogno di rappresentare un brand per rappresentare sé stesse.
Confidenti e sicure di sé per scegliere quello che più le fa sentire belle senza seguire la corrente ed i flussi di una moda dettata da esigenze di marketing e business, meno dal valorizzare ed amare le donne.

 Artigianalità e modernità in un’era globale e cosmopolita. Come riesce a coniugare tutti questi elementi nei suoi abiti?

fase lavorazione atelier Quadretti

Pensando alle esigenze reali delle donne, ma continuando a credere fermamente nella qualità e nell’artigianalità del prodotto, in un mondo che sempre più va di corsa e non ha più tempo per pensare, riuscire ad indossare un capo realizzato a mano, che ha i suoi tempi, a volte settimane di lavoro, è il vero lusso del nostro tempo. Poco importa se questo è un abito da gran sera o una giacca double di puro cashmere, ma il risultato che ne esce fuori è l’anima del capo, una propria identità e sicuramente una forma di cultura e di arte.

Come descriverebbe il suo stile in tre aggettivi?

“femminile “, amo le donne e desidero sempre metterle al centro della mia creatività, valorizzandone tutti gli aspetti.
“trasversale”, perché ogni mio capo che sia una giacca, un abito, un pantalone è pensato per essere indossato sia in versione sportiva che elegante enfatizzandolo o rendendolo più easy.
“Senza tempo” perché un capo fatto a mano realizzato con grande cura nei dettagli non può essere gettato dopo una stagione, nessuna delle mie clienti riesce a far spazio nel guardaroba se c’è uno dei miei capi, forse perché come dico io tutti hanno un’anima.

atelier Firenze e NYC QuadrettiLei lavora a Firenze e la sua città è presente, con la sua cultura, nei suoi abiti e nei suoi accessori. Cosa amano di più’ le donne straniere delle sue collezioni?

Sicuramente amano il background che c’è dietro ad ogni mia creazione, la storia del Rinascimento, il bello assoluto che offre questa città. Quando si acquista un abito PQ, si acquista un sogno, un ricordo, un’opera completamente fatta a mano unita ad un designer che riflette l’italianità del prodotto.

La sua clientela è appunto globale e i suoi showroom sono presenti a NY, Florida, Mosca, Milano e Firenze. Puoi dirci la differenza tra le clienti italiane (europee), quelle americane, quelle russe. Che stile e che preferenze hanno ognuna di loro?

Su un punto la mia clientela è globale, sono tutte donne internazionali che viaggiano molto, amano l’arte, vogliono essere uniche; russe, americane, orientali ed europee hanno una diversa filosofia culturale sulla moda e di come e quando indossarla; perciò per ogni paese dedico una “capsule” di 15 capi specifici, ma in media almeno il 40% della collezione generale riscuote il consenso generale.

Come nasce un suo abito. Cosa la ispira?

Viaggio tantissimo, per lavoro soprattutto, quando posso mi ritaglio almeno due giorni per esplorare la città in cui mi trovo. Mi piace capire le tradizioni del luogo dove sono e insieme usi e costumi, credo che questo sia fondamentale per entrare in un nuovo mercato e tanto più per rimanerci.
Sono molto sensibile ai colori (ho studiato arte) e la vista di un’opera d’arte come di una vetrata di una chiesa mi riesce sempre ad emozionare e ad ispirare.  Mi piace mescolarmi fra la gente nei mercati rionali e solitamente preferisco visitare zone più popolari e meno globalizzate, delle strade del lusso da Shanghai a New York ormai ci sono le stesse vetrine che si trovano a Firenze  Direi che emozionarmi è l’ispirazione più forte.

Moda è arte, talento ma anche business. Come si vede lei da donna imprenditrice?

Sfilata Palazzo PittiNon c’è dubbio che la moda sia una forma di arte e di comunicazione, ma lo è sempre meno, purtroppo; l’alta moda intesa come pura creatività, lusso, esclusività è agonizzante, chi resiste è solo perché tramite la parola couture fa marketing e riesce così a vendere il pret à porter e seconde e terze linee, profumi e gadget.

Ma per chi è come me cioè crede fermamente all’unicità del prodotto, è molto difficile conciliare qualità estrema ed offrirla ad un prezzo competitivo sul mercato internazionale, anche perché purtroppo tocca a competere con brand che hanno nomi importanti ma filosofie diverse e sicuramente un differente costo di produzione.

Il mio è un segmento di mercato che è difficile poter quantizzare e raggiungere.
Credo che per me sia sicuramente più facile avere appeal in paesi sviluppati cioè che hanno superato la fase del brand a tutti i costi, e si dirigono verso una personalizzazione del prodotto.
Infatti gli Usa sono da sempre il mio mercato per eccellenza da anni, oltre ovviamente l’Europa, ma anche in Asia ho molte clienti.

Cosa ama la donna oggi e come è cambiato il concetto di eleganza?

Come ben sappiamo la moda è lo specchio della società in cui viviamo, riflette crisi economiche e politiche, attraversando momenti di minimalismo alle grandi opulenze barocche ed è in continua evoluzione, forse l’ultimo grande cambiamento è stato dopo 9/11/2001, dove tutto ha riacquistato un valore più reale e più solido, così anche la moda.

Le persone hanno cominciato a richiedere una moda meno gridata e più sobria, qualcosa con più contenuto di un abito acquistato per una sola occasione, qualcosa di più plastico e trasformabile che soddisfi più esigenze, c’è adesso una consapevolezza nuova e una coscienza diversa del compratore evoluto.

Dall’altra parte però abbiamo una moda globalizzata, una massificazione del gusto che spersonalizza sempre più.
Per me il significato dell’essere eleganti adesso vuole dire avere un proprio metro di giudizio, l’abito deve riflettere la personalità di chi lo indossa, l’abito come linguaggio.

Cosa vedremo questo inverno e la prossima stagione (primavera estate)?

Spero che vedremo un ritorno ad un’identità più forte di ogni brand, che ci sia più diversificazione fra i mondi degli stilisti e che come una volta si riesca ad apprezzarne i concetti. Ma per quanto riguarda la mia collezione, ho pensato ad una donna femminile e romantica, mai volgare, mescolando fantasie barocche dai colori pastello, tessuti leggeri impreziositi da impalpabili pizzi, rouches retrò, che ben si conciliano con giacche dal sapore ruvido del lino e addirittura con richiami patch sul denim più lussuoso, dettagli preziosi vengono mai come adesso accentuati.

Le gonne si allungano ed i capi scoprono vestibilità più ampie, ma nonostante questo, c’è sempre la giacca non strutturata ed aderente che è perfetta sui pantaloni palazzo di tutte le lunghezze, un must della prossima stagione, come ormai l’indiscusso ritorno del denim.

Essere alla moda significa per lei seguire necessariamente dei trend?

Come le ho già detto essere alla moda è per me essere sé stessi e riuscire ad esprimere la propria identità.
Le donne più “stilose” nel mondo sono quelle di grande personalità che indossano quello che più le fanno sentire belle e bene.

Cosa ama indossare Paola Quadretti?

Io amo indossare tutto quello che mi emoziona e che riflette in qualche maniera chi sono, spesso faccio mix fra un mio capo ed un pezzo più casual che trovo qua e là in giro per il mondo, credo che anche una giacca elegante e formale stemperata con un jeans o con un pantalone di pelle diventi un must per tutte le stagioni.
Certo che comunque vesto sempre PQ …..se non ci credo io a quello che creo…

Tre capi e accessori che non devono mai mancare nell’armadio di una donna?

Effettivamente ci sono vari look che ritengo molto importanti anzi fondamentali nel guardaroba di una donna, ma dovendone scegliere tre direi: una giacca tuxedo di velluto, una man shirt di cotone bianco, un pantalone sportivo ….posso aggiungere un decoltè?

Perché secondo lei la moda è rimasta l’unica forma di arte italiana che non è in crisi?

Purtroppo anche la moda è in crisi, perché nel mondo c’è crisi, alcuni mercati tipo Cina e Russia hanno grossi problemi e non hanno soddisfatto per ragioni diverse le aspettative, così molte aziende che avevano investito capitali enormi nel posizionamento del prodotto e nell’espansione della brand si sono ritrovati in forte difficoltà.

Ma ritornando alla sua domanda riguardo all’arte italiana in generale direi che l’arte di per sé non crea più arte, forse perché negli ultimi 30 anni anche nella pittura e scultura la creatività si è persa nelle esigenze di mercato e non si ha più il coraggio di pensare in maniera indipendente, poi finito il figurativo, noi italiani non siamo riusciti a liberarci della nostra pesante eredità del nostro background culturale fatto di grandi maestri in tutte le arti.

Per me in Italia siamo fermi alla fine degli anni 70, ed infatti il mercato dei collezionisti è indirizzato verso artisti come Paolo Scheggi l’ultimo del gruppo di sperimentazione con Agostino Bonalumi, Enrico Castellani ecc.
Dopo di che l’interesse del mercato internazionale nei nostri confronti è andato perduto.

Nella moda invece c’è una creatività costante anche se come si diceva prima un po’ ridotta dalle pressioni, ma le collezioni continuano ad uscire tutte le stagioni supportate da una forte mediaticità: ancora siamo i numeri uno nel mondo…

Cosa consiglia a chi vuole fare questo lavoro? Passione, talento ma anche tanto sacrificio, immagino.

Chi ha come me l’esigenza di dedicarsi alla creazione per esprimere sé stessa, non ha possibilità di scelta, perciò direi alle giovani generazioni almeno di provarci, sapendo però che è un lavoro molto duro, fatto di rinunce e di grandi sacrifici, ma allo stesso tempo fatto anche di enormi soddisfazioni. Sicuramente è un privilegio riuscire a seguire le proprie aspirazioni e quello che si ama, per questo mi sento molto fortunata.
Soprattutto quando mi capita di vedere indossate le mie creazioni, provo una grande gratificazione e questo mi ripaga dell’impegno costante che ho sempre dedicato a questa professione.

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