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Monica Rocio Bohorquez: “In Italia mancano gli incentivi per le donne. Mentre il sessismo esiste ancora”

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Burocrazia, lentezza e complessità: questo è il percorso dell’imprenditoria in Italia. Eppure c’è ancora chi ci crede. Intervista alla designer Monica Rocio Bohorquez.

Monica R Bohorquez

 

Creativa ma attenta al dettaglio. Curiosa e innovativa, concettuale e dedicata allo sviluppo di spazi e stile. Monica Rocio Bohorquez  ha fatto della sua passione per il design una professione, e lo ha fatto in Italia. Lavora nel settore dell’arredamento e del desig e nel 2009 ha fondato il suo studio, Mokabdesign. I suoi progetti sono stati esposti nel corso della Milano Design Week. “CI sono sempre più donne con tanta energia e voglia di fare”, racconta a Donnesulweb. “Tante sono le imprenditrici che ho incontrato nel mio percorso. E tutte lavorano con grande passione”.

Monica, dalla Colombia ti sei trasferita a Milano per studiare e poi lavorare. Perché questa scelta?

L’ho fatto per la passione per il mio lavoro e la voglia di crescere. Consapevole che l’Italia è rinomata in tutto il mondo per l’eccellenza del design e dell’architettura, quando ho finito la laurea in Industrial Design in Colombia, mi sono posta l’obiettivo di venire in Italia a continuare i miei studi post-laurea. Ho quindi lavorato duramente per due anni a Bogotà nel settore degli interni e dell’arredo per gli uffici per fare un po’ di esperienza e per poi trasferirmi a Milano nel 2003. Appena ho finito il corso di specializzazione in furniture design all’Istituto Europeo di Design mi è stata offerta l’opportunità di collaborare come stagista all’interno dello studio Atelier Bellini design + design a Milano ed è stato li che ho iniziato il mio percorso lavorativo in Italia. Mi sono inserita anche nel settore dell’interior design, frequentando due corsi di alta formazione per progettare e arredare locali e spazi innovativi nei settori hotel e ristorazione presso il Poli.Design del Politecnico di Milano.

Qual è il tuo percorso professionale e che tipo di ambiente lavorativo hai trovato in Italia?

Ho iniziato il mio percorso professionale con un progetto di tesi di laurea in ergonomia industriale analisi e soluzioni. Nei due anni successivi alla laurea ho lavorato nel settore uffici e corporativi progettando interni e arredi, poi nel 2004 arrivata in Italia, come dicevo prima, sono entrata nello studio di Claudio Bellini design + design, dove ho avuto l’opportunità di seguire progetti per importanti clienti. Dopo questa esperienza ho collaborato con altri professionisti, occupandomi soprattutto di interior design e retail. Dal 2009 sono libera professionista e coopero con diversi studi e aziende nel settore design e arredamento. Da quando sono in Italia ho avuto l’occasione di lavorare ambienti multidisciplinari nel campo del design e multiculturali, lavorando insieme a colleghi/colleghe di diverse nazionalità (svedesi, giapponesi, francesi, italiani, portoghesi, mexicani, brasiliani, americani…). Questo interscambio è stato una bella esperienza e una crescita sia professionale che personale. Adesso lavoro molto con gli artigiani italiani e sono veramente contenta della loro voglia di fare, di non arrendersi davanti ai momenti di crisi, e della loro disponibilità.

Secondo la tua esperienza, quali ragioni e quali elementi sono di ostacolo alle donne nel loro percorso professionale?

In Italia mancano gli incentivi e le agevolazioni da parte dello stato per rafforzare il mercato del lavoro per le donne in carriera che a un certo punto decidono di avere dei figli e poi devono ripartire da zero. Questo vale anche per le donne giovani che vogliono mettersi in proprio. In altri paesi come la Danimarca ci sono aiuti per l’avviamento ad una vita autonoma; questo favorisce senza dubbio l’inserimento professionale di tante giovani preparate e che desiderano mettersi alla prova.

Che differenze hai trovato tra il lavorare in Italia e all’estero?

In Italia trovo che per via di tutti passaggi burocratici l’ avvio e lo svolgimento di tante attività e/o di diversi progetti sia molto più lento e complesso rispetto che all’estero.

Hai mai vissuto episodi di sessismo?

Sì, quando mi ero appena sposata nel 2006 e l’ho detto in un paio di colloqui di lavoro, il colloquio si è fermato li perchè presumo abbiano pensato che subito dopo avrei avuto dei figli.

L’anno scorso il tuo progetto ‘Idealista’ è stato scelto dall’azienda Morelato srl nell’ambito del concorso internazionale ‘IlMobile Significante 2014’, avente come tema ‘I luoghi dell’abito’. Raccontaci questa esperienza.

‘Idealista’ nasce dall’osservazione dei gesti quotidiani in un ambiente domestico. In particolare l’idea è nata dalla necessità di avere nella mia camera da letto un elemento funzionale ed esteticamente bello e leggero dove appoggiare i miei abiti e sopratutto quelli di mio marito che tante volte si alza prima ed ha bisogno di trovare i vestiti al buio, per questo ho pensato di inserire una piccola lampadina a Led. È stata una grande soddisfazione quando ho saputo che il mio progetto era stato selezionato dall’azienda Morelato per essere messo in produzione nella nuova collezione 2015. Sono molto contenta della mia collaborazione con questa storica realtà veronese, dove tutti lavorano con passione, amore, dedizione e grande professionalità.

Come concili vita privata e vita professionale? Pensi che per una donna sia ancora un tema irrisolto?

Per me è sempre stata una vera sfida riuscire a crescere i miei 2 figli (Melissa 6 anni e Daniele 3 anni), seguire la famiglia e allo stesso tempo lavorare (per fortuna ci sono i nonni). Per questo motivo dal 2009 ho deciso di lavorare autonomamente, collaborando esternamente con diversi studi e aziende del settore. Non è stato facile e sono sempre alla ricerca di nuovi clienti, progetti, concorsi, presentando i miei lavori alla design week di Milano e alle fiere di settore. Continua ad essere un percorso di crescita personale e professionale di ricerca, formazione e aggiornamento su tutto quello che riguarda il mio settore.

In Italia esiste una vivace imprenditorialità femminile, che sembra pero’ non interessare molto all’opinione pubblica. Con “Come ti combatto la crisi”, il format di Donne sul Web che racconta che una risposta possibile alla grave congiuntura economica in atto c’è, stiamo cercando di dare voce alle imprese femminili che fanno muovere il Paese. Perché in Italia c’è così poca attenzione al tema secondo te (se ritieni che sia vero)?

Penso che ci siano sempre più donne con tanta energia e voglia di fare. Durante il mio percorso ho incontrato infatti molte imprenditrici che lavorano con grande passione. C’è una vivace imprenditorialità femminile, ma forse non ancora sufficiente per fare in modo che il tema diventi di dominio pubblico.

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