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Sopravvissuta dopo essere stata sequestrata e stuprata dal Califfato nero, ha 22 anni. È scappata all’Isis dopo essere stata prigioniera e schiava per tre mesi. Ora è un’attivista per i diritti umani, candidata al premio Nobel per la pace. Sta girando il mondo come testimone del genocidio yazida.

Video di Angela Gennaro e Riccardo De Luca

“Quello che ho subito io è quello che ha subito insieme alla mia comunità”, racconta a Donne sul Web Nadia Murad durante la sua visita a Roma. “Non l’ho subito da sola: era un’azione contro più di seimila donne, ragazze e bambine yazida. Ci hanno costretto a convertirci all’Islam. Ci hanno stuprato. Eravamo una merce di scambio”.

Nadia è stata ascoltata al Consiglio di Sicurezza dell’’Onu, nel dicembre 2015. “Chiediamo che questi criminali rispondano davanti alla giustizia delle loro azioni. Basta parole, vogliamo azioni concrete”. E sulla crisi rifugiati: “Sono stata in Grecia e Macedonia e ho incontrato i più di 50mila profughi provenienti dall’Iraq, la Siria e l’Afghanistan. Ci sono anche 3000 yazidi tra di loro. Vengono in Europa perché vedono qui il loro futuro e la protezione da morte e terrore. L’Europa avrebbe dovuto interessarsi di più alla causa di questi profughi, bloccati alle frontiere. La situazione è drammatica. Chiediamo almeno azioni che possano proteggerci nei nostri Paesi”.

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