Home»DONNA IMPRESA»Nemoris le donne e l’informatica. Intervista a Anna Elisabetta Ziri

Nemoris le donne e l’informatica. Intervista a Anna Elisabetta Ziri

0
Shares
Pinterest Google+

“Se vuoi fare innovazione devi studiare e conoscere alla perfezione lo stato dell’arte”. Dal ritrovarsi in cassaintegrazione al fare impresa nel mondo delle startup tecnologiche: ecco la storia di Anna Elisabetta  Ziri e la sua Nemoris azienda di software

Anna Elisabetta Ziri

Nemoris è un’azienda di Bologna che sviluppa software in grado di archiviare automaticamente documenti digitali e renderne possibile la ricerca per concetti e categorie. In parole povere, considerando la mole di documenti che una grande azienda si trova a produrre, ricevere e archiviare, gli scopi di Nemoris sono semplici. Da un lato, snellire il processo di catalogazione, incentivando la digitalizzazione dei documenti e riducendo gli sprechi di carta. Dall’altro, ritrovare in modo più veloce quanto è stato archiviato, facendo risparmiare tempo prezioso.

L’anima di Nemoris sono due donne: Anna Elisabetta Ziri, matematica, e Silvia Parenti, ingegnere. È Anna Elisabetta, detta Lisa, 43 anni e di origine sarda, a raccontarci il loro percorso come imprenditrici. “Nemoris è nata nel 2011. A giugno 2016, dopo cinque anni, è ufficialmente uscita dallo stato di startup. – Esordisce – Siamo ancora piccole, non possiamo permetterci dipendenti ma abbiamo tre collaboratori esterni: liberi professionisti che hanno anche altri clienti, ma che lavorano per noi diverse ore la settimana, persone esterne alle quali siamo riuscite a dare lavoro.”

Lisa, lei aveva in programma di diventare imprenditrice?

No, dopo la laurea in matematica a Bologna ho cominciato a lavorare per la Think3, una grossa azienda sempre qui a Bologna. Essendo una multinazionale, l’ambiente di lavoro mi ha permesso di imparare molto. Ho lavorato alla Think3 fino a che non è fallita, nel 2011. Il lavoro lì mi piaceva, non avevo l’idea di diventare imprenditrice, ma ricordo che già il secondo giorno di cassaintegrazione ci siamo trovate io e la mia collega – futura socia – Silvia, a casa sua, per decidere cosa fare. Erano gli anni della crisi, molti dei nostri colleghi mandavano curriculum, noi non ne abbiamo mandato neanche uno. Abbiamo iniziato a studiare perché volevamo fare qualcosa di nuovo.

L’idea definitiva come è arrivata?

Avevamo dei contatti nel mondo legale, così abbiamo cominciato a sviluppare il nostro software di catalogazione sulle necessità degli avvocati. Lo studio con cui avevamo il contatto, per esempio, catalogava i documenti secondo il cliente, ma in questo modo per loro era difficile trovare una pratica riguardante un certo tipo di servizio. È ovvio che dopo tanti anni anni di attività, quando si hanno molti clienti, succede di non ricordarsi più per quale cliente è stata fatta una data pratica. In seguito il nostro prodotto è stato apprezzato più che altro nell’ambito del recruitment, quindi le risorse umane. È stata una questione di mercato: il software che abbiamo sviluppato offre un modo molto più veloce di selezionare CV, facendo risparmiare tempo e denaro. Grazie al nostro prodotto le aziende non devono impiegare una persona apposita per guardare tutti i CV, ma possono trovare le informazioni che cercano in modo più pratico attraverso la ricerca semantica.

Cosa ricorda soprattutto dei primi anni di Nemoris?

Ricordo che lavoravamo da casa, a turno a casa mia o a casa di Silvia. Ricordo le serate passate a studiare: stavamo facendo innovazione e se vuoi fare innovazione devi conoscere alla perfezione lo stato dell’arte, tutto, quindi è necessario studiare molto. E poi ricordo i corsi di formazione. Noi sapevamo fare i software, ma ci mancava tutta una base per arrivare ad essere imprenditrici, anche solo il “come” vendere il nostro prodotto. Fra l’altro, a questi corsi eravamo quasi sempre le uniche donne.

E da donne imprenditrici, in un settore tecnico-scientifico con poca presenza femminile, siete state considerate “strane”?

Sì, è capitato, ma non necessariamente in senso negativo. A volte ci hanno guardato con curiosità. “Due donne! Che hanno un’impresa tecnologica!”… Ci chiedevano come mai avessimo avuto
questa idea. In realtà nell’azienda dove lavoravamo noi c’erano molte donne, quindi questa situazione l’abbiamo vissuta dopo, non tanto nel nostro settore quanto nel mondo dell’imprenditoria quando, appunto, ai vari corsi di formazione ci dovevamo presentare. “Sono l’amministratore delegato di…”. Altrimenti pensavano che fossimo “quelle del marketing”. Adesso invece, a volte, veniamo chiamate a convention per raccontare la nostra storia. Ci è capitato di parlare a nuove imprenditrici del settore tecnico-scientifico e questo ci ha fatto molto piacere.

Nemoris all’inizio è stata inquadrata come una startup, è stato un bene o un male?

Noi in realtà non volevamo essere una startup in senso stretto. Noi volevamo fare un’impresa di tipo tradizionale, con un nostro prodotto da vendere, e guadagnare con quello. Il fatto di essere un’impresa ad alto tasso di innovazione tecnologica ci ha dato questa etichetta di startup, con la quale poi ci siamo presentate. Questo è stato d’aiuto perché così abbiamo potuto partecipare a bandi, abbiamo ricevuto riconoscimenti e avuto accesso a finanziamenti. Da un certo punto di vista è stato giusto essere inquadrate così e ci è servito molto per partire.

C’è qualcosa nel suo percorso che non rifarebbe?

C’è stato di sicuro qualche errore, ma entrambe, fin da subito, ci siamo messe nell’ottica di dover imparare, in modo molto umile. In realtà dagli errori abbiamo imparato. È anche grazie a questi che oggi siamo quello che siamo, quindi in un certo senso è stato giusto farli.

Quali sono a suo parere i maggiori obiettivi professionali che avete raggiunto?

Di sicuro una grande soddisfazione professionale. Essere imprenditrici vuol dire chiamare in campo, nel proprio lavoro, tante competenze diverse, non solo quelle richieste dal tuo settore. A volte si tratta di cose che prima erano nella sfera degli hobby e poi diventano fondamentali per il tuo lavoro. Nel lavoro dipendente, per quanto tu ti possa trovare bene, rimani sempre un meccanismo all’interno di un ingranaggio. Se una cosa non ti riesce puoi sempre chiedere una mano al tuo collega che la sa fare meglio di te. Come imprenditore invece, se non sai fare una cosa sei costretto a impararla, a farla tua, quindi hai una crescita molto più veloce dal punto di vista professionale. Infine, anche il rapporto con i clienti è diverso: c’è un contatto più stretto, capisci che stai facendo qualcosa che li aiuta realmente nel loro lavoro.

No Comment

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *