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Materie prime eccellenti, tradizione, ricerca e tanto lavoro. Gli ingredienti perfetti dell’azienda dolciaria di Castelbuono. Intervista a Nicola Fiasconaro.

Nicola Fiasconaro -siciliaC’è chi parla di un unicum nel panorama imprenditoriale siciliano, di un’eccezione che fa notizia. Chi li annovera tra i più interessanti modelli imprenditoriali, li studia e prova a spiegare le radici di questa realtà.

Parliamo dell’azienda siciliana Fiasconaro, che nasce come impresa 20 anni fa ma ancora prima, nel 1953, con il nonno e poi il papà di Nicola, Martino e Fausto, i tre fratelli alla guida di un’impresa tutta born e made in Sicily che ogni anno cresce, vince la sfida e il pregiudizio che in Sicilia è difficile fare impresa con successo puntando sul territorio e aprendosi al mondo.
E per di più con prodotti come il panettone, le colombe, che fanno parte di una tradizione del Nord.

Loro però puntano sulla sicilianità: materie prime siciliane, tradizione dell’Isola. Investono nel loro territorio, a Castelbuono, nel cuore delle Madonie, borgo medievale da dove si vede la spiaggia e il profilo della cittadina normanna di Cefalù.

Non di certo facile fare impresa in Sicilia. Tra burocrazia, politica e l’incapacità di fare sistema. Racconta a Donne sul Web come accade questo “miracolo” siciliano, Nicola Fiasconaro, maestro pasticciere che si divide tra la sua vera anima di pasticciere e la vocazione naturale all’impresa. E’ stato lui a portare in azienda l’idea innovativa del panettone sudista e sfidare il Nord.

Scommessa già vinta. Tra ostacoli, sogni, il futuro è già presente. La Fiasconaro entro il 2020 diventerà il primo comparto alimentare siciliano con l’ampliamento della produzione. Mentre si prepara la quarta generazione di una famiglia che ha puntato sulla qualità, ricerca, duro lavoro e innovazione.

Nicola mario fiasconaro

Siete da tempo nel vivo della produzione pasquale. Le vostre colombe sono già state inviate in tutti i continenti. Dopo il successo della campagna di Natale, cosa vi aspettate?

Siamo in continua crescita sia in Italia che all’estero. Abbiamo chiuso la stagione natalizia con un notevole aumento e la nostra crescita annua è stimata in più di un milione di euro.
All’estero stiamo raggiungendo ottimi risultati: +30 per cento in America. Un dato che da solo ci da molta soddisfazione.

Siete una risorsa per Castelbuono, la vostra città, sede della produzione della vostra azienda. In che modo contribuite alla crescita economica di questa cittadina delle Madonie?

Nel nostro ultimo fatturato, di 15 milioni di euro, 4 milioni rimangono a Castelbuono perchè diamo lavoro a 120 dipendenti. Abbiamo legato il nostro brand alla storia e all’immagine di questa splendida cittadina nel cuore delle Madonie. Ogni anno, molti turisti vengono in visita a Castelbuono anche per venire ad assaggiare i nostril prodotti.
C’è chi dice che Castelbuono assomiglia ad una cittadina svizzera, per la sua organizzazione, pulizia. Noi siamo orgogliosi di aver creato un sistema aziendale che da lavoro alla nostra città.

Non mancano pero’ le polemiche. Di recente, la Fiasconaro è entrata in conflitto con l’amministrazione comunale di Castelbuono per la storia dei lotti della zona artigianale. Ci può dire di più?

Da circa 30 anni, l’area artigianale di Castelbuono è in disuso, abbandonata.
La nostra azienda ha disposto un milione e 136 mila euro per l’acquisizione di 7 lotti e 9 capannoni per un investimento complessivo, autofinanziato, di circa otto milioni di euro e una ricaduta occupazionale di trenta unità che si aggiungono alle 120 già impiegate.
Abbiamo disposto anche un investimento per un’oasi ecologica. Noi abbiamo chiesto l’assegnazione esclusiva di tutti i lotti, ma in un primo momento la commissione aveva deciso di assegnare parzialmente i lotti alla nostra azienda e due ad un’altra realta’ di Castelbuono. Ora finalmente la situazione si è sbloccata con l’assegnazione totale alla Fiasconaro.

Fantaburocrazia siciliana? Era necessario insomma fare un po’ di polemica e minacciare l’emigrazione della Fiasconaro verso il Nord.

Un problema che in Sicilia diventa quotidianità. Purtroppo la realtà è sotto gli occhi di tutti.
Siamo un’isola fantastica, piena di risorse, bellezza. Potremmo vivere solo di sole ma invece la politica e la burocrazia sono un ostacolo a chi decide di cambiare il sistema. E’ qualcosa che appartiene al DNA dei siciliani, difficile che cambi nel tempo. E’ la maledizione del Gattopardo.

Questa vicenda si è poi risolta positivamente e noi siamo andati avanti con la schiena dritta difendendo il nostro orgoglio e la nostra storia aziendale. Ma soprattutto, abbiamo lottato e sbattuto i pugni sul tavolo per difendere e promuovere il nostro territorio. Entro il 2020 nascera il primo grande polo alimentare siciliano per la trasformazione del prodotto agricolo legato alla pasticceria. Solo un esempio: l’uva sultanina che oggi siamo costretti a comprare in Turchia e in Australia, con noi sara’ tutta Born e Made in Sicily. A beneficiare di tutto questo sarà la Sicilia.

Lei e la sua azienda siete stati corteggiati dalle amministrazioni del Nord, dal Piemonte nello specifico, che vi ha invitato ad aprire una sede produttiva, e dagli americani.

Negli anni non sono mai mancati, e non mancano ad oggi, gli inviti, le proposte ad aprire al Nord, negli Stati Uniti , delle sedi produttive. Una tentazione che potrebbe trasformarsi in realtà un giorno. FIno ad oggi abbbiamo però resisito perchè abbiamo creduto fortemente nel nostro modello Sicilia: un modello di impresa giovane che rispetta e valorizza le risorse umane e soprattuttutto valorizza la nostra Isola. Se andremo fuori lo faremo solo per esigenze imprenditoriali. Il nostro cuore e la nostra anima sarà sempre in Sicilia. Vogliamo continuare a lavorare per la nostra terra e portare in tutto il mondo la nostra Sicilia attraverso i nostri prodotti.

Mario FiasconaroLa storia della Fiasconaro inizia nel 1953, con la pasticceria del nonno e poi di vostro padre. L’azienda invece è nata 20 anni fa, quali sono gli elementi del successo?
Sicuramente un lavoro duro, l’aver investito in qualità, ricerca. Diamo lavoro a giovani siciliani qualificati, scegliamo solo materie prime eccellenti. Siamo una squadra giovane e dinamica. Abbiamo investito in ricerca e risorse umane valorizzando queste ultime. La storia della Fiasconaro è la storia di una bella impresa familiare ma che è cresciuta grazie anche al lavoro dei nostri dipendenti. Fare sistema è il segreto per avere successo.

Quali sono gli ostacoli nel fare impresa in Sicilia e quali i vantaggi?

Il vantaggio è di vivere in una terra bellissima , piena di risorse naturali e di materie prime eccellenti. Lo svantaggio è la politica e la burocrazia che diventano ostacolo. Ma soprattutto l’incapacità di fare sistema. Il siciliano diventa geloso, è individualista. Non sa aggregarsi, lavorare insieme.

Fiasconaro si prepara al passaggio del testimone con la quarta generazione. Come sarà la vostra azienda tra 20 anni?

Mia figlia Agata, laurea in Economia, non ancora trentenne, è cresciuta a pane e azienda.
Mio figlio Mario, figlio d’arte, nato e cresciuto in pasticceria, lavora già da tempo nel nostro bar in Piazza Margherita. Presto andrà a Parigi a lavorare da Pierre Hermès, dopo aver fatto esperienza da Heinz Beck. Le mie due nipoti, anche loro si chiamano Agata, lavorano con noi e stanno crescendo insieme a noi professionalmente. Sono tutte giovani e hanno un grande futuro che le aspetta.

La quarta generazione è già pronta per crescere ancora. E insieme a loro tutto lo staff Fiasconaro, composto da professionisti e dipendenti qualificati e professionali. La nostra azienda punta sulla ricerca, qualità, i giovani. Puntiamo a crescere in Italia e certamente nel mercato estero rimanendo fedeli al nostro modello di qualità, duro lavoro, tradizione e innovazione. Ecco come sarà la Fiasconaro.

 

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