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Nizza, una strage da videogame sprofonda l’Europa nel terrore. L’analisi

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Francia ancora sotto attacco, Isis rivendica la strage in un messaggio trasmesso dall’agenzia di stampa A’maq, ma a colpire Nizza non è stato un comando organizzato, facciamo il punto della situazione
Nizza Attacco

Almeno 84 morti fra i quali decine di bambini e centinaia di feriti fra cui alcuni versano in condizioni disperate. Questo il bilancio provvisorio della strage nell’elegante promenade des Anglais, il lungo mare di Nizza.
Una città in festa per il 14 luglio, anniversario della Rivoluzione francese, una data altamente simbolica rotta dalla furia di un uomo di origine tunisine che si è scagliato con un tir sulla folla, travolgendo tutto sul suo passaggio. L’attentatore è stato abbattuto dalla polizia transalpina, il tir crivellato di proiettili si è fermato fra le palme dei viali di Nizza. Una tecnica che gli esperti di fondamentalismo armato chiamano “Car jihad”, nel loro disperato tentativo di dare un nome all’orrore puro, di inquadrare per esorcizzare pratiche di guerra a noi sconosciute.

Si perché le autorità di Francia si aspettavano un attentato di matrice islamica già durante il campionato europeo di calcio. Lo disse il “duro” Manuel Valls, primo ministro di Francia, dopo la strage di Parigi del 13 novembre 2015, una serie di attacchi simultanei dove trovarono la morte 137 persone:”Il problema non è sapere se colpiranno ancora, ma di sapere quando colpiranno”, disse.

Perché la Francia e chi era Mohamed Lahouaiej Bouhlel

Ora, ci sono circa 6 milioni di francesi di culto islamico, illegittimo e impossibile controllarli tutti. Anche perché in Europa chi pratica la lotta armata in nome di Allah non viene dalle moschee. Similmente a Omar Mateen, l’omicida di massa di Orlando in Florida che il 12 giugno ha scaricato il suo fucile d’assalto sugli avventori di un gay club, Mohamed Lahouaiej Bouhlel era un uomo giovane dalla psicologia fragile e complessa, un musulmano sulla carta.

I due non si conoscevano ma hanno profili simili. Non erano praticanti, non andavano in moschea e non pregavano. Inutile prendersela quindi con i centri islamici europei “covi di terroristi”, inutile usare la sociologia del disagio delle periferie, inutile scomodare la politologia e la guerra di civiltà. Siamo davanti a casi di “psichiatria armata”. Persone profondamente disturbate e alla deriva che hanno “riscoperto” l’Islam e il Jihad in patologica solitudine, davanti al monitor del computer, obnubilati dalla farneticante propaganda dello Stato Islamico, affascinati dall’azione violenta e dalla facile “gloria di Allah” nel mondo dei cieli, per compensare fallimenti insopportabili in questo mondo.

Una strage senza mandanti diretti ma ispirata ai metodi semplicemente anti-umani dell’Isis. E’ quindi nella personalità buia dell’attentatore che si annidano le motivazioni reali per quanto probabilmente banali di una tale atrocità: nel groviglio inestricabile del carattere torturato di questi individui, dominato da pulsioni buie, in profondo auto-conflitto permanente. Il killer di Orlando beveva alcol, fumava, andava a prostitute ed era un frequentatore del bar gay che aveva preso di mira: odiava i gay quanto se stesso.

Bouhlel aveva invece piccoli precedenti penali relativi alla microcriminalità ed era soggetto a scoppi di collera, qualche anno fa era stato condannato per lesioni personali per aver preso letteralmente a legnate un automobilista che lo aveva tamponato. In tempi recenti si era separato dalla moglie, era “depresso” e faceva l’autotrasportatore. Siamo davanti a dei personaggi degni di un romanzo di Dostoevsky.

Lo studioso francese Olivier Roy, fra i massimi islamologi contemporanei ha parlato di islamizzazione dell’estremismo, capovolgendo l’idea di estremismo islamico. Giovani che vogliono fare il jihad ma che non hanno mai letto una “sura” del Corano. Un Jihad senza Islam, una guerra perpetua senza fine, senza senso, senza meta.

Accanto a questa osservazione c’è il metodo usato, relativamente nuovo in Europa. Si tratta di una strage ispirata più ai videogames che all’Isis. Videogames iperviolenti in circolazione da decenni come ”Grand Theft Auto” (una serie molto popolare) dove il personaggio principale ha la licenza di uccidere passanti inermi con mitra, bombe a mano, pugnali oppure travolgendoli con un tir: esattamente quello che è successo nella bella Nizza nella magica notte di un 14 luglio francese.

L’evento sconvolge l’Europa appunto perché compiuto nell’anniversario della presa della Bastiglia con tutto il suo carico simbolico. Ma ci tocca come italiani perché perpetrato a 50 chilometri dal confine. Un tempo questo lembo di terra era Italia, Nizza è la città natale di Garibaldi, oggi è un centro urbano di quasi un milione di abitanti. Siamo nel cuore della Costa Azzurra, terra di spiagge dorate e di jet-set, a pochi chilometri c’è il Principato di Montecarlo, Antibes, Saint Tropez, la croisette di Cannes. Qualche giorno fa è scoppiata una bomba nel mercato di Baghdad: 126 morti di cui 25 bambini passato nel quasi silenzio dei media.

Vedi anche: Le conseguenze economiche dopo gli attacchi terroristici

I metodi, da un punto di vista prettamente operativo sono simili a quelli di alcuni attentati compiuti in Israele nell’ultimo decennio. Qui l’esasperazione di una quotidianità oppressiva ha spinto frange dell’estremismo islamico palestinese a compiere questo tipo di operazioni, meno spettacolari di un assalto con ak-47 o di una bomba in un aeroporto ma altrettanto efficaci. Cosi a Tel Aviv e in altre città costiere d’Israele si sono verificati attentati simili benedetti da una fatwa (parere religioso) emessa nel 2010 da Yahya Ibrahim, un religioso affiliato ad al Qaeda che nel 2010 dichiarava:”L’idea è di usare un camion pickup come un tosaerba. Non certo per pulire il prato ma per abbattere i nemici di Allah”.

Difficile sebbene non impossibile che Mohamed Lahouaiej Bouhlel avesse contatti con il jihad in Siria e in Iraq. Certo l‘Isis non può che compiacersi: al Baghadadi e soci si compiacciono soprattutto per la confusione che questi atti terribili generano negli analisti e nella gente comune. Dopotutto nel documento “dichiarazione di guerra ai crociati e agli ebrei” di al qaeda, elaborata e resa pubblica verso la metà degli anni ’90 il progetto era proprio quella di fomentare l’odio degli occidentali nei confronti dell’islam: l’obiettivo era far saltare i processi di integrazione, avvelenare i pozzi.

A colpire Nizza non è stato un commando organizzato, come a Parigi il 13 novembre 2015 o a Bruxelles il 22 marzo di quest’anno, cellule armate di mitra, ordigni e esplosivi che prendono di mira aeroporti, metropolitane o discoteche. Siamo davanti una tecnica da videogame portata avanti da individui che si appellano all’Isis per motivarsi e motivare le proprie atrocità.

Questa guerra, in cui ci troviamo, sarà risolta solo se accanto a considerazioni politiche, economiche e sociali si inseriranno anche aspetti e elementi di analisi puramente psichiatrici, se si accetterà anche la dimensione psichica personale come succede nella considerazione dei grandi killer seriali. Una guerra tutta in salita perché la metastasi dell’emulazione dei cosiddetti cani sciolti è come un’Idra a nove teste nutrita certamente dal risentimento e dalla frustrazione di uno sfondo politico incandescente con le guerre senza fine in Medio Oriente e da un’emarginazione urbana che ormai conosciamo bene. Ma che è accentuata dal lavaggio del cervello che si svolge in privato, nel buio di menti fragili e feroci che sovrappongono una realtà da videogame alla lotta suicida contro l’umanità.

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