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“Portare la Sicilia in Europa e l’Europa in Sicilia”: intervista a Michela Giuffrida, giornalista e parlamentare a Bruxelles

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Tutela delle eccellenze italiane, la disparità tra uomo e donna nel mondo del lavoro e il fenomeno complesso dell’immigrazione. Di questo e di altro abbiamo parlato con la giornalista ed europarlamentare siciliana Michela Giuffrida.

Giuffrida Michela

 

Michela Giuffrida, arrivata nello scranno di Bruxelles nel Maggio del 2014 con 93 mila preferenze nella lista del PD, si batte ogni giorno per la protezione e la tutela della nostre eccellenze agroalimentare, gli sforzi per l’accoglienza dei migranti, la necessità di flessibilità economica per usufruire a pieno dei fondi europei, il riconoscimento delle pari opportunità.
E lo fa con il piglio e la metodologia acquisita da anni di esperienza giornalistica. La sua carriera inizia da ragazzina nella radio della sua città, Catania, per poi diventare corrispondente per La Repubblica e collaborare per l’Espresso e Radio Capital.
Nel 2006 ,e’ la prima donna a sedere nella redazione di Telecolor TV, la seconda televisione siciliana, come direttore.
È membro della commissione per lo sviluppo regionale, dell’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo oltre che  della Delegazione per le relazioni con i paesi del Mashreq e il Mercosur.

1) Di recente, lei e` stata impegnata nella battaglia che ha portato all’approvazione della risoluzione di riconoscimento dell’insularità della Sicilia e della Sardegna. Quale l’importanza di questo riconoscimento?

Ho fortemente voluto e lavorato alla  Risoluzione sulla Condizione di Insularità perché da siciliana membro della Commissione per lo Sviluppo regionale del Parlamento è mio dovere sottoporre alla Commissione la condizione di marginalità cui sono costrette le Isole. La sua approvazione, a larghissima maggioranza, è stato un forte segnale politico e un grande successo. Le Isole sono tra i territori con le maggiori debolezze.

Le caratteristiche strutturali e naturali rappresentano, al contempo, la loro straordinaria ricchezza e la loro più grande debolezza. Con questa Risoluzione abbiamo chiesto alla Commissione di prendere atto delle carenze che impediscono e ostacolano la crescita e lo sviluppo economico in questi territori. La mobilità nelle isole è ridotta, il carburante costa di più, i produttori hanno maggiori difficoltà ad esportare, i turisti ad arrivare.

Le regioni insulari come la Sicilia sono ostaggio delle compagnie aeree e di navigazione e le nostre merci hanno costi di produzione e commercializzazione insostenibili. Le Isole, poi, sono spesso le porte dell’Europa e sono maggiormente esposte e le più impegnate nell’accoglienza dei migranti.  Attraverso la Risoluzione ho chiesto che venga istituito al più presto uno “sportello Isole” composto da esperti con il compito di coordinare e valutare le politiche per le regioni insulari, che la Commissione elabori al contempo una “Strategia per le Isole” che preveda azioni concrete e obiettivi specifici e che il Pil come unico indicatore di ricchezza venga  superato, perché non in grado di fotografare la reale situazione e di tenere conto di handicap territoriali e specificità ambientali.

L’accesso ai servizi digitali, la completa diffusione della banda larga, il superamento del gap digitale oltre quello territoriale sono tra i presupposti fondamentali per consentire alle Isole di trarre vantaggi dal mercato unico e competere in Europa alla pari delle altre regioni. Il mare deve produrre crescita blu, le risorse naturali energie rinnovabili, i prodotti della terra agricoltura biologica. Adesso la Commissione europea deve definire gli handicap territoriali delle Isole e tenerne conto nella programmazione dei fondi europei.

2) Durante l’ultima plenaria ha fatto notare come sia ancora piena di gap la strategia UE sulla parità uomo-donna. Cosa l’UE deve fare di piu’, secondo lei?

Nell’Unione Europea le donne guadagnano circa il 16% in meno degli uomini. La parità di trattamento è un principio che è nell’ordinamento europeo dal 1957, ma i dati ci dicono che siamo ancora lontani dalla sua piena attuazione. Forse non ci stiamo lavorando abbastanza. Sappiamo bene che non è una direttiva ad abbattere stereotipi e pregiudizi, ma è importante che la Commissione produca un testo obbligatorio e ne controlli con maggiore rigore l’ applicazione da parte degli Stati membri.

Ad oggi per il periodo post 2016 la Commissione ha elaborato solo un documento di lavoro, nemmeno una vera e propria strategia per la parità. Credo che un obiettivo di civiltà come l’uguaglianza di genere meriti sforzi maggiori e sono certa che anche questa Commissione farà del suo meglio per elaborare una normativa che abbatta le maggiori barriere. Non c’è troppa ideologia, è vita reale: congedo parentale, gap salariale, divario pensionistico, occupazione, salute, sono temi da affrontare con urgenza.

3) L’Europa e il trattato di Schengen che alcuni stati vogliono mettere in discussione. Siamo ancora lontani da una soluzione che regoli la gestione del flusso dei migranti e gli equilibri geopolitici dell’area euromediterranea?
 
In Europa c’è chi si illude che alzando muri si possa fermare il flusso dei migranti. Ma il fenomeno dell’immigrazione non si può fermare, è un fenomeno epocale che deve essere governato e gestito. E se si chiudono le frontiere e si mette in discussione Schengen siamo su un crinale pericolosissimo: Schengen è un pilastro dell’Europa, e se crolla Schengen crolla l’Europa. Non siamo così lontani da una soluzione che regoli la gestione del flusso dei migranti.

La prima cosa da fare è di certo cambiare il Trattato di Dublino e applicare a pieno la solidarietà tra Sati Membri, il ricollocamento e i rimpatri. La Commissione ha già annunciato che elaborerà una proposta di modifica di Dublino, è un primo grande passo per una politica europea dell’immigrazione.

4) Lei ha votato contro la proposta legislativa che autorizza l’immissione temporanea di 35 mila tonnellate di olio tunisino.Da un lato la solidarieta’ ad un paese, dall’altro la protezione nei confronti del coltivatori siciliani/italiani.

Pur condividendo e sottoscrivendo fino in fondo lo spirito e le solidaristiche motivazioni per cui la misura d’emergenza per la Tunisia è stata concepita, credo che oggi un voto favorevole a questo regolamento sia un profondo errore. Non condividono prima di tutto il metodo individuato per sostenere l’economia tunisina dopo i recenti attentati terroristici.
Il via libera alla importazione in Ue di 70.000 tonnellate di olio tunisino senza dazi, senza peraltro valutare preventivamente l’impatto che questo produrrà sul settore olivicolo del Sud Europa (e l’Italia è il paese più direttamente coinvolto) “non avrebbe alcun significativo effetto positivo sulla situazione economica del Paese”.

Ad affermarlo sono anche alcune ONG tunisine che hanno sottoscritto una nota congiunta  per confermare i dubbi di quanti pensano che, nei fatti, la via scelta dalla Commissione nell’esclusivo spirito di solidarietà verso quel Paese, aiuterà invece solo i grossi produttori di olio europei a mantenere la loro posizione dominante non incidendo ne sulla produzione ne sulla occupazione in Tunisia. Ma aumentando invece esponenzialmente in Italia il rischio di contraffazioni e frodi che affliggono già uno dei prodotti simbolo della nostra produzione agroalimentare.

Più in generale, preoccupa constatare come reiteratamente l’agricoltura, comparto strategico per il nostro Paese, diventi “terreno” di scambio negli accordi di cooperazione euromediterranea senza che però gli effetti e le eventuali conseguenze negative derivanti dalle forme di sostegno individuate siano, nella pratica, condivisi da tutti gli Stati membri. Non a caso il dibattito nella fattispecie (e le preoccupazioni) riguarda quasi esclusivamente Italia, Grecia e Spagna.

L’Italia, campione di solidarietà sulla questione migranti, certo non può essere tacciata di egoismo o di mancata condivisione dello spirito europeo. Siamo al fianco della Tunisia nella lotta al terrorismo. Abbiamo anche l’obbligo di sostenere i nostri agricoltori e produttori che per coltivare rispettano standard altissimi di qualità e sicurezza alimentare, ma poi sul mercato subiscono la concorrenza sleale di prodotti che arrivano dal Nord Africa.

5) Come giornalista e come donna, quali sono le battaglie che sta portando avanti da parlamentare europea?

Le battaglie che porto avanti come donna, come giornalista e soprattutto come siciliana sono quelle di cui abbiamo parlato fino ad ora. Il mio impegno è duplice. Portare la Sicilia in Europa, il riconoscimento della condizione di insularità, la protezione e la tutela della nostre eccellenze agroalimentare, gli sforzi per l’accoglienza dei migranti, la necessità di flessibilità economica per usufruire a pieno dei fondi europei.

E poi portare l’Europa in Sicilia, sensibilizzare sulle enormi opportunità che l’Europa offre al nostro tessuto sociale e alla società civile. Le visite dei Commissari e gli incontri organizzati in Sicilia per presentare l’Europa per quello che è, non solo una fredda macchina burocratica, ma una grande risorsa.

6) A che punto siamo con il trattato TTIP?

I negoziati per il TTIP non sono semplici. Il TTIP potrebbe essere una grande occasione per l’Europa e soprattutto per l’Italia. Sappiamo tutti quanto il Made in Italy sia richiesto e riconosciuto nei mercati esteri. C’è una grande domanda. L’obiettivo è entrare in quei mercati con i nostri prodotti autentici per contrastare la contraffazione.

Secondo me occorre andare avanti con i negoziati, nel modo più trasparente possibile. L’importante – e non c’è questo pericolo – è che  i principi su cui si basano i livelli europei di protezione dei cittadini non siano oggetto di discussione all’interno del Trattato. Soprattutto nel settore agroalimentare i nostri standard qualitativi e di sicurezza alimentare non sono messi in pericolo dall’accordo.

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