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Quanto costa adottare un bambino?

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Tra crisi e geopolitica in cambiamento adottare un bambino è un vero investimento. E infatti le adozioni sono in calo. Ma quanto costa adottare un bambino straniero? Le cifre variano vediamo come.

neonato che dorme

Quanto costa adottare un bambino? L’adozione nazionale, in Italia, è totalmente gratuita. E c’è un mito da sfatare: non è vero che non ci sono abbastanza bambini adottabili. Dunque perché non tutti i bambini dichiarati adottabili trovano una famiglia? Le ragioni sono altre e tra poco le vedremo.

L’adozione internazionale, invece, costa: le cifre variano sensibilmente, dipendono dalla burocrazia e dal Paese di provenienza del bimbo. E si può arrivare a importi che toccano i 35mila euro.

A costare è soprattutto l’assistenza tecnica fornita dall’ente scelto dai coniugi per l’iter di adozione, tra attività di mediazione e disbrigo delle pratiche in Italia e nel Paese straniero del bimbo. I costi sono pubblicati sul sito della Commissione per le Adozioni Internazionali della Presidenza del Consiglio. Le strutture accreditate sono una sessantina, e le spese si dividono in costi per i servizi in Italia e i servizi resi all’estero

Costi e servizi per adottare bambini

Per i costi in Italia le cifre oscillano in media tra i 2 e i 5mila euro, cambiando anche sensibilmente di struttura in struttura. Perché?

Il gap appare troppo ampio e proprio in questi giorni la Commissione sta lavorando con l’Agenzia delle entrate per portare le strutture a offrire un “prezzario” a fasce standard di costi almeno per i servizi resi in Italia, che sono monitorabili e stabiliti per legge.

Ci sono poi i servizi resi all’estero dall’ente che si occupa di gestire con la coppia l’iter di adozione. E qui la selva di numeri è delle più varie.

Per un’adozione in Nepal si paga nella migliore delle ipotesi 10mila euro e nella peggiore oltre 12mila. Cifra che si può raggiungere anche per la Cina, anche se ci sono enti che per i servizi di mediazione resi nella lontana Repubblica Popolare Cinese chiedono la metà. Per la Colombia si può pagare dai 3200 a quasi 8mila euro, per la Federazione Russa la cifra si attesta per tutti gli enti sui 7800 euro. In Bulgaria si arrivano a spendere dagli 8mila ai 10mila euro, in Honduras e in Guatemala oltre 8mila, in Vietnam 7700, in Perù dai 4500 ai 6700, in Albania anche più di 6500 euro, in Etiopia poco più di 5mila. In Brasile questa voce oscilla tra i 5mila e i 7mila euro, in India addirittura tra i 1000 e i 6mila.

Permanenza nei paesi d’origine

Per adottare è necessario naturalmente che la coppia si rechi sul posto per l’incontro con il bambino. E qui non solo cambiano le distanze e i costi di soggiorni, ma anche la durata e il numero di questi periodi, stabiliti dalle leggi del Paese straniero.

In Europa i soggiorni si contano in giorni. Ci sono Paesi della Confederazione Russa che magari richiedono più di un viaggio, ma in generale il capitolo non rappresenta un costo stratosferico.

La questione cambia decisamente nel caso del Kenya, ad esempio, che richiede ai potenziali genitori adottivi sei mesi di permanenza nel Paese da aggiungere ai quasi 8mila euro di costi dovuti all’ente tra servizi resi in Italia e all’estero: e infatti sono pochissime le adozioni di bimbi keniani da parte di mamme e papà italiani.

In Madagascar non va molto meglio: le leggi locali richiedono più di cinque mesi di permanenza. In Brasile il tempo richiesto è in genere di due mesi, in Colombia uno o due, in Cile più di un mese.

Sai quanti mesi di lavoro perdi per spostarti nel loro paese di origine?”, commenta una mamma adottiva su uno dei tanti forum sull’argomento. “I regali che devi fare ai tribunali dei minori dei paesi di riferimento? La possibilità che ti venga negata l’aspettativa di due o tre mesi per recarsi in Brasile, Guinea, Bolivia?”.

Mutui e rimborsi per adozioni

Certo, è possibile accendere dei mutui. E le famiglie che non superano un certo tetto di reddito possono chiedere alla Cai un rimborso che va a coprire circa la metà delle spese sostenute. Ma tra governi caduti, tecnici, elezioni e larghe intese, la Commissione oggi è al verde.

Normalmente paghiamo subito, appena arrivano i fondi annuali. Ma per quest’anno non è ancora arrivato nulla”, spiegano amaramente dalla Cai.

Adozioni in calo

Il trend delle adozioni internazionali aggiornato grazie al Rapporto annualmente pubblicato dalla Cai parla chiaro: sono state 2.469 le famiglie che, nel 2012, in Italia hanno adottato 3.106 bambini provenienti da 55 Paesi diversi: un calo del 22,8% e del 21,7% considerando il numero di famiglie adottive. Le coppie disponibili all’adozione erano 6147 nel 2008. Sono scese a 5349 nel 2011, diminuendo del 13% in 5 anni.

Secondo il 6° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – Convention on the Rights of the Child – in Italia 2012-2013 “le adozioni internazionali sono numericamente diminuite in tutti i Paesi di accoglienza soprattutto a causa di cambiamenti politici, procedurali o legislativi dei Paesi di origine dei minori” e, “malgrado restino numerose le segnalazioni dei bambini adottabili”, “crescenti” sono le difficoltà del progetto adottivo: età e situazione dei minori adottabili, burocrazia, tempi e costi.

L’Italia era in controtendenza: ora non più

Fino a due anni fa l’Italia era l’unico Paese d’accoglienza in controtendenza: nel 2010 e nel 2011 è stata addirittura superata la soglia delle 4mila adozioni.

Tanti sono i bimbi che arrivano dall’est Europa, in particolare dalla Federazione Russa e dall’Ucraina. Tanti anche i bimbi sudamericani, mentre diminuiscono gli arrivi da Vietnam e Cambogia a favore della Cina. L’età media si sta abbassando: sei anni prima, ora meno di sei.

Secondo Raffaella Pregliasco, ricercatrice ed esperta in adozioni, l’abbassamento del numero delle adozioni internazionali è stato “controbilanciato da una maggiore fruizione dei decreti di idoneità che le famiglie ottenevano”. Nel 2011, infatti, sono aumentate sia le sentenze di adottabilità sia quelle di adozione nazionale rispetto all’anno precedente.

“Il dato rispecchia un maggiore funzionamento del sistema in Italia”, aggiunge la ricercatrice. “Le coppie sono più informate e motivate, consapevoli fin dall’inizio che l’iter è lungo, che ci sono degli stop, e quindi tendono ad andare avanti”. E col tempo “abbiamo imparato ad affrontare e gestire l’impatto sulle adozioni internazionali dei cambiamenti che avvengono all’estero”.

L’unico paese dove non è prevista l’adozione da parte dei single

Per l’adozione nazionale il riferimento è ai dati del 2011, i più recenti a disposizione, aggiornati attraverso i dati statistici del Dipartimento di Giustizia Minorile del ministero della Giustizia. Dati che non forniscono però indicazioni circa le caratteristiche personali dei minorenni quali l’età ed eventuali disabilità.

“Negli istituti ci sono molti bambini grandi o con handicap”, spiega ancora Raffaella Pregliasco. “La maggior parte dei bambini che entrano in un percorso di adozione sono grandi”. E il nostro resta l’unico paese a livello europeo dove non è prevista l’adozione da parte dei single.

Il rapporto CRC, realizzato con il coordinamento di Arianna Saulini (Save the Children Italia) e Vittoria Pugliese (Save the Children Italia) sottolinea che di anno in anno resta una percentuale di minorenni che, pur essendo adottabili, non trovano una famiglia, “probabilmente perché́ grandi o con disabilità“. E questo malgrado le oltre 11.665 domande di adozione nazionale presentate nel 2010, scese a 9.795 nel 2011. E malgrado il totale delle domande ancora in giacenza: ancora tantissime, ben 33.256″ alla fine del 2011.

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