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Samanta Di Laura: “La Sicilia potrebbe essere l’hub del Mediterraneo” Intervista

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Per Samantha Di Laura la Sicilia è una terra di grandi opportunità dove investire.  Proprio nell’Isola, Samantha ha deciso di fondare Scirocco Agricola di cui è anche Ceo, un’azienda giovane che vuole promuovere la qualità e il territorio. La sua storia.

Samantha Di LauraSamantha, nata e vissuta a Vercelli ma con radici siciliane, ha una laurea in Lingue e Letterature Orientali, un passato da mediatrice culturale, prima di iniziare la sua carriera come export manager in aziende internazionali e nazionali.
A Donne sul Web ci racconta della sua nuova avventura imprenditoriale e cosa significa fare impresa in Sicilia.
Piemontese, siciliana di origine, ritorna in Sicilia dopo diverse esperienze in Europa: come nasce l’idea di Scirocco Agricola e perché ha deciso di investire in Sicilia?
Fin da piccola ho desiderato vivere e lavorare in Sicilia e, fin da piccola, mi sono sentita dire che non era possibile, che la gente andava via dalla Sicilia per trovare lavoro, che ero troppo qualificata. La Sicilia veniva sempre guardata come una causa persa. Io, invece, la vedevo come una bella opportunità di mettere la mia esperienza al servizio di tutte le “potenzialità” di cui sempre si parla quando si affronta l’argomento Sicilia.
L’incontro con Diego Planeta che mi ha portata in Cantine Settesoli, un’azienda all’avanguardia, al servizio degli agricoltori e del territorio, mi ha mostrato che tutte le potenzialità di cui si parla sempre possono diventare delle realtà conosciute a livello internazionale. Quindi, dopo essere rimasta in Settesoli per otto anni, durante i quali ho portato avanti con successo molti progetti, ho sentito la necessità di fare la stessa cosa per altre aziende, che non avevano la possibilità di accedere a professionalità come la mia.

Volevo creare posti di lavoro per i giovani in gamba (ce ne sono tanti) e ho pensato di farlo attraverso la crescita delle aziende dell’isola. Ho richiamato un giovane menfitano dall’Australia, ho selezionato una professionista di Menfi che aveva solo bisogno di un’opportunità, e così ho fondato nel 2015 la Scirocco Ethical Sales Management (www.loscirocco.it), una direzione commerciale in outsourcing specializzata nel Brand Positioning e nel commercio nazionale ed internazionale.

Abbiamo ottenuto grandi successi con le aziende con lui lavoriamo e, ad un certo punto, mi è venuta voglia di produrre qualcosa di mio.
Sono convinta che la prossima storia di successo della Sicilia verrà scritta dall’olio extravergine di oliva. E’ un prodotto il cui ruolo economico è ancora troppo basso e che ha grandi potenzialità di crescita; il mercato mondiale dell’olio extravergine di oliva è in costante aumento da diversi anni e l’Italia giocherà sempre più un ruolo chiave (ragion per cui molti investitori stranieri hanno preso posizione in Italia in questo settore).
Inoltre l’olio extravergine di oliva siciliano fa parte della mia vita da sempre, sia perché la mia famiglia lo ha sempre prodotto (mio zio aveva un piccolo frantoio), sia perché mi sono sempre mossa in paesi in cui l’olio fa parte della cultura e della vita quotidiana: l’Andalusia e tutto il bacino del Mediteraneo, dall’Algeria alla Siria.

Samantha Di Laura_motorbike

Così nell’ottobre del 2016, ho fondato Scirocco Società Agricola ed è partita la prima, piccolissima, produzione di olio extravergine di oliva IGP SICILIA. Un progetto in cui ho messo tutti i miei 20 anni di esperienza professionale e tutto l’amore che ho per questa terra. Assieme al team di Scirocco che vi ha creduto fin dal primo momento.

Quali sono le caratteristiche dell’azienda di cui lei è a capo e come si inserisce nel panorama della giovane imprenditoria femminile del Sud

E’ una piccolissima azienda agricola (praticamente neonata ) il cui obiettivo è creare reddito per l’agricoltura siciliana attraverso la vendita di prodotti di alta qualità, posizionati al giusto valore nei mercati di riferimento (praticamente il lavoro che ho sempre svolto per le aziende). Abbiamo un obiettivo ambizioso: promuovere un’agricoltura di qualità “diffusa” capace di produrre reddito, mettere in rete gli agricoltori e le realtà produttive “virtuose” e creare un unico brand per comunicare le realtà produttive e le eccellenze (ivi incluse le persone) del territorio.

Nello specifico Menfi e i comuni limitrofi.
Vogliamo muoverci a piccoli passi, sperimentare un po’ (come quest’anno abbiamo fatto sul packaging) e cercare di comprendere come si può innovare questo mondo, pur mantenendone inalterata l’autenticità.
Quest’anno siamo partiti con una produzione limitata proveniente da un piccolo uliveto di proprietà e da alcuni uliveti di agricoltori della zona. Il prossimo obiettivo è creare una rete di agricoltori che conducano l’uliveto secondo le nostre indicazioni. Andremo in Andalusia, in Puglia, in Tunisia e ovunque ci sia una produzione di qualità, per approfondire ulteriormente le tecniche di coltivazione e di produzione, confrontarci con chi ha già fatto cose straordinarie e creare, se possibile, una vera e propria rete di eccellenze.

 Si parla di agricoltura 2.0 e di ritorno alla terra soprattutto al Sud. Lei, che contesto ha trovato in Sicilia dal punto di vista imprenditoriale ed economico?

Ho trovato una Sicilia a due velocità. Imprenditori illuminati che utilizzano le più avanzate tecnologie al servizio della sostenibilità e coltivano prodotti di altissima qualità, con grande rispetto per il territorio e per le persone (quella che io chiamo agricoltura “convenzionale etica”). Giovani che sognano, sperimentano, innovano, lottano e costruiscono business di successo. Mi riferisco ad aziende come Planeta e Donnafugata, ambasciatori della Sicilia nel mondo, ma anche alle ragazze di Orange Fiber, a Mosaicoon, ad Angelo Manna che ha riportato la coltivazione del riso nella zona di Leonforte o ai ragazzi di Lumaca Madonita che forniscono lumache ai più grandi chef, per fare alcuni esempi, ma ce ne sono tanti altri. Questa è la Sicilia che amo, professionale e coraggiosa, con i piedi ben piantati per terra e la testa nel futuro. Ci sono tante bolle di eccellenza che puntano sull’enogastronomia, sul turismo e sull’innovazione che sono volano di sviluppo per i propri territori.
Poi c’è un’altra Sicilia, chiusa, approssimativa, autoreferenziale e impermeabile al nuovo. E’ inutile fingere che non esista. O cambierà o verrà travolta dalla Sicilia del futuro. Che è già in atto.

Quali le difficoltà ma anche i punti di forza nel fare impresa in Sicilia?
Avendo come orizzonte il mondo, la prima difficoltà che mi viene in mente è sicuramente logistica: i costi di trasporto, i collegamenti aerei, terrestri e navali, la Sicilia è penalizzata da questo punto di vista, quando invece potrebbe essere l’hub del Mediterraneo.
E’ sicuramente frustrante poi avere a che fare con la Sicilia “lenta”, chiusa alle novità e convinta di essere già il meglio; quando posso la evito.
Il punto di forza maggiore della Sicilia in questo momento è, senza dubbio, la qualità: dei prodotti enogastronomici e delle persone. Durante i miei viaggi all’estero mi sono resa conto che spesso la Sicilia viene vista come una fonte di approvvigionamento di prodotti di qualità, e questo è importante per l’isola che deve puntare sempre più su questo aspetto per promuovere il brand Sicilia in maniera unitaria. C’è ancora molta strada da fare.
Un altro punto di forza è rappresentato dai giovani. Ve ne sono molti che hanno fatto esperienza altrove, anche all’estero, e che hanno voglia di tornare per mettere al servizio della loro terra il loro know how e una visione più internazionale. Sono una risorsa preziosa che può essere determinante per il successo di molte aziende.

Il vostro prodotto, premiato di recente a Londra, lega il territorio con le sue specifiche cultivar all’importanza alimentare e salutare dell’olio. Quali sono le vostre strategie per conquistare il mercato estero?

Territorio, alimentazione, salute e benessere saranno i pilastri della nostra comunicazione e del posizionamento nei differenti mercati.
Come sempre puntiamo a relazioni di partnership di lunga durata con i distributori nelle diverse aree del mondo, attenti a queste tematiche. Non ci interessa essere dappertutto ma essere nei posti giusti, con le persone giuste, perché sono sempre le persone che permettono di costruire storie di successo.
Vogliamo fare “cultura” dell’olio extravergine di oliva. Farlo transitare dalla categoria “condimento” a quella di “alimento” dalle grandi proprietà nutraceutiche. Promuoverne il passaggio dal concetto di “condire con un filo d’olio” al “fare colazione con pane e olio”, come già fanno in Andalusia, o “pranzare con pasta e olio”, come spesso consigliano i medici per ritrovare il proprio equilibrio digestivo. E’ un lavoro lungo, di formazione e informazione, che dev’essere un gioco di squadra: produttori, distributori e comunicazione istituzionale devono remare tutte nella stessa direzione. Se tutti comunichiamo tutti lo stesso messaggio, prima o poi ce la faremo.
Vorremmo che l’olio di qualità diventasse così comune nell’alimentazione quotidiana che non vi possa più essere spazio per l’olio di cattiva qualità. E’ una bella montagna da scalare, ma vogliamo cominciare a dare i primi passi, poi si vedrà.

 Cosa occorre oggi per fare impresa nel mondo agroalimentare e per farla bene?

Occorre puntare sulla qualità, senza se e senza ma. E poi occorre fare rete, davvero, e comunicare tutti lo stesso messaggio. In Cina sanno a malapena dove si trovi l’Italia, men che mai la Sicilia. Se comunichiamo tutti quanti prima di tutto il brand Italia, per poi declinarlo nelle diverse specificità regionali, avremo più possibilità di farci riconoscere. Il mondo è grande e c’è spazio per tutti: credo che non sia più il momento delle grandi aziende, ma delle grandi reti costituite da piccole aziende. L’Italia è famosa per il suo tessuto economico formato da PMI e, naturalmente, l’agricoltura rispecchia questa struttura produttiva. La maggior parte delle aziende sono medio-piccole, non hanno la massa critica per affrontare i costi di una vera e propria strategia di internazionalizzazione. So che suona quasi come un’utopia, ma se si comincia a fare rete davvero, l’Italia e la Sicilia hanno un’opportunità unica per guadagnare posizione nel mondo. E poi, come diceva Olivetti “spesso il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare ciò che non si ha voglia, capacità e coraggio di fare…un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte… Solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande”. Noi vogliamo provarci.

 La Sicilia ha il tasso più basso di occupazione femminile. C’è però una crescita delle imprese rosa. Cosa bisogna fare per incoraggiare le donne a fare imprese?

A mio parere il problema è, come sempre, culturale ed è questo l’ambito in cui bisogna agire, fin dalla primissima età. Negli ultimi anni qualcosa è cambiato, penso alle “Favole della buonanotte per bambine ribelli”, alle pubblicità come quella di Always #likeagirl. Piccoli segnali di un cambiamento già in atto. Solo attraverso la rottura degli stereotipi, la costruzione di fiducia e la consapevolezza delle nostre capacità potremo uscire dal ruolo di mogli e madri che ci è stato così bene cucito addosso da sempre. Tutto il resto, le tutele in caso di maternità, i servizi efficienti, l’obbligatorietà della paternità anche per gli uomini, verrà da sé nel momento in cui davvero cambieranno le nostre teste.

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio per l’Imprenditorialità femminile rielaborati da Unioncamere Sicilia ci sono circa 110.000 aziende femminili in Sicilia, pari al 24% del totale contro circa il 22% a livello nazionale: se si guardano i numeri da questa prospettiva, le donne siciliane sono già avanti e io ne conosco tante che lavorano nel turismo, nel settore enogastronomico e nel sociale che stanno portando avanti imprese di successo. Donne forti, coraggiose e determinate che costituiscono un modello e un esempio per molte altre. Anche in questo caso è importante fare rete, dar loro voce e far conoscere le loro storie affinché altre trovino il coraggio di uscire dal proprio ruolo e realizzare i propri sogni. Non c’è nulla che una donna non possa fare.

 

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