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Tre ettari e un sogno. Intervista a Giovanna Paternoster dell’azienda vinicola Quarta Generazione

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Realizzare un sogno è una faticaccia, ma ne vale la pena. Giovanna rappresenta la “quarta generazione” di una famiglia con la passione del vino. Abbiamo parlato con lei della sua startup vinicola e del suo prodotto d’eccellenza: l’Aglianico del Vulture, una delle meraviglie di quel gioiello che si chiama Basilicata.

Giovanna Paternoster

Proprio come una pianta, un’azienda cresce, a volte muore. A volte fiorisce, a volte no. Quel che conta sono le radici. E proprio da queste radici – cioè la tradizione, le competenze e soprattutto la passione trasmesse di generazione in generazione – nasce un’azienda vinicola come Quarta Generazione.

quarta generazione vignetiE’ la sfida della 31enne , che dalla Basilicata, con le radici tra le vigne e una formazione nel marketing, realizza il suo sogno partendo da tre ettari di terra e tre generazioni alle spalle (padre, nonno e bisnonno) con un vino importante, l’Aglianico del Vulture, detto – non a caso – “il Barolo del Sud” (e sarà proprio Giovanna spiegarci perché). Il Vulture è una zona magnifica della regione dominata appunto dal Monte Vulture, da cui proviene questo eccellente vino autoctono. Abbiamo chiacchierato con lei di passione, di made in Italy, della difficoltà iniziali di una startup vinicola come la sua e ovviamente di vino.
E’ molto frequente che figlie o nipoti dei fondatori di una cantina prendano in mano la tradizione lasciata da nonni, nonne, padri e madri. E’ anche il tuo caso?

Come suggerisce il nome del mio progetto, Quarta Generazione, io rientro in pieno nella casistica. L’amore per il mondo del vino e l’orgoglio di far parte di una tradizione quasi centenaria fonda le sue radici nel mio bisnonno Anselmo, si è fortificato grazie a nonno Giuseppe, ed è diventata un’indiscussa quotidianità con papà Sergio. E’ da quando sono piccola insomma che sogno di farne parte, ho orientato al marketing e alla comunicazione il mio percorso formativo immaginando come mixare queste importanti leve per parlare di vino, ed oggi che tocca a me vorrei rendere felice chi mi ha preceduta.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato avviando una start-up come Quarta generazione?

Partire da zero, ma con la consapevolezza di avere un grande heritage ad aiutarmi. Non avere la logistica interna, e dover trovare i migliori partner logistici che possano stare in linea ai miei costi… purtroppo il costo di trasporto ha un grande impatto sul prezzo finale. Dover costruire da zero gli accordi commerciale, per raggiungere il consumatore finale in quantità sufficiente per sostenere il business. Il buon vino si fa in vigna, e la vigna ha dei costi fissi con risultati variabili a seconda dell’annata: la natura è generosa ma non è facile da controllare ne prevedere. La burocrazia che spesso non aiuta le aziende giovani a lanciarsi. Ed infine, essere l’unica “pazza” in questa avventura: gestire una azienda, seppur piccola, da soli è un lavoraccio, anche se vedere un proprio sogno realizzarsi è un grande stimolo. Sto cercando partner che vogliano investire nel progetto e spero di avere presto un budget per farmi affiancare da qualcuno, oltre che da quel santo di mio marito che oggi mi tira su nei momenti di sconforto!

vino quartaSe dovessi descrivere il vostro vino in tre parole che parole useresti?

Complesso, armonico e saggio. Sono le tre parole, oltre a “ha qualcosa in più in tutto”, che durante l’ultima degustazione i consumatori finali hanno usato per definirlo. Io posso usare tutti i termini che voglio, ma alla fine sta al nostro target doverlo descrivere e farlo proprio.

Perché qualcuno chiama l’Aglianico del Vulture “il Barolo del Sud”?

il detto piemontese “non c’è Barolo senza Barile” ricorda la nascita dell’Aglianico del Vulture. Le sue uve infatti, partivano da Barile, comune del Vulture dove nasce anche Quarta Generazione, per andare ad incrementare le nuances dell’importante vino Barolo. Questo da anni non succede più, ma sue le caratteristiche, la sua struttura con il tempo hanno fatto si che l’ Aglianico del Vulture si affermasse tra i più grandi rossi italiani come perla dell’enologia del Sud.

Qual è la fascia di prezzo del vostro vino?

18/20 euro. Quarta Generazione parte con tre ettari di proprietà e punta tutto su quelli per iniziare. Credo che il posizionamento identificato giustifichi un prezzo in linea a due tipi di target: da chi già conosce ed è disposto a spendere anche molto di più per una buona bottiglia di Aglianico del Vulture Doc, a chi ama fare nuove scoperte e spendere il giusto per un prodotto con cui non ha ancora confidenza.

Oggi quanto è importante la comunicazione? In percentuale, quanto conta la realizzazione del prodotto e poi saperlo vendere?

Fondamentale! Un prodotto di ottime qualità è un motivo in più per investire in comunicazione e marketing. Senza guardare all’estero, con la molteplicità di prodotti presenti sul mercato enologico italiano avere un prodotto buono e pensare che questo sia sufficiente per poterlo vendere oggi, significherebbe essere un po’ troppo “ambiziosi”, per non dire anacronistici. Anche noi stiamo investendo molto in comunicazione con le ormai obbligatorie pagine social (facebook, Instagram, etc.), eventi e con il lancio del sito ufficiale entro la fine di novembre – quartagenerazione.com – che permetterà di acquistare il nostro prodotto direttamente online, anche in vista dei regali natalizi. Stiamo anche lavorando su collaborazioni di comarketing (collaborazione tra aziende per promuovere reciprocamente i rispettivi prodotti o servizi, ndr) che sfociano in altri settori come la moda e la cucina: seguiteci!

Vista la tua esperienza fuori, quali sono i vini italiani più conosciuti all’estero? E come fare per far conoscere anche gli altri?

Durante l’ultimo anno, lavorando all’estero, ho avuto la fortuna di potermi confrontare con tante nazionalità ́ diverse, e con alcune ho cercato di capire che rapporto hanno con l’Italia e con il vino. Ne è evinto che tutti conoscono ad esempio il Chianti, ma solo una parte riesce a geolocalizzarlo. Ho iniziato quindi a raccontare della Toscana, e di quante altre varietà si trovano spostandosi di qualche km. Li ho sfidati a nuove degustazioni, ho organizzato cene tra amici mettendo sul tavolo una bottiglia diversa per ogni accompagnamento (si perché era il piatto ad accompagnare il vino, e non viceversa). Hanno conosciuto nuove realtà, e sono rimasti sbalorditi dall ́Aglianico del Vulture. Gli ho spiegato di come questo si differenzia da un Taurasi, li ho incuriositi anche solo rivelando che in Italia esistono più di 300 varietà ́ di uve, e che in Basilicata esiste la vendemmia più tardiva in Italia, quella appunto dell’ Aglianico del Vulture. E’ una cosa che a loro diverte e che li appassiona. Più social e meno reverenziale. E’ questo che farà Quarta Generazione, proverà in tutti i modi ad aumentare la visibilità dell’Aglianico del Vulture in Italia e all’estero sperimentando nuove sinergie e rendendolo esperienziale.

L’eccellenza del Made in Italy esiste o è un concetto che si sono inventati gli italiani per sentirsi migliori degli altri?

Se l’avessimo inventato noi l’avremmo chiamato probabilmente “fatto in Italia. Il made in Italy esiste ed è riconosciuto in tutto il mondo. Se avessimo voluto sentirci migliori avremmo semplicemente potuto elencare il mare, le montagne, il cibo, il vino, la moda, la Ferrari, il Colosseo.

3 Comments

  1. jean-six
    15 dicembre 2016 at 12:21 — Rispondi

    COMPLIMENTI DAVVERO, si dovrebbe parlare di più della Basilicata e forse proprio grazie a queste piccole ma interessanti realtà fatte di Passione e Tradizione si può fare. Ancora complimenti.

  2. Maria Vanni
    17 dicembre 2016 at 14:45 — Rispondi

    Brava ragazza, abbiamo bisogno di chi ci metta passione e professionalità :))

  3. mario trovatore
    20 dicembre 2016 at 15:13 — Rispondi

    “Ho iniziato quindi a raccontare della Toscana, e di quante altre varietà si trovano spostandosi di qualche km. Li ho sfidati a nuove degustazioni, ho organizzato cene tra amici mettendo sul tavolo una bottiglia diversa per ogni accompagnamento”

    Mi ha colpito molto questo passaggio dell’intervista alla signora il cui vino non conoscevo ma che presto spero di “incontrare”. La convivialità, il modo informale di raccontare e far conoscere questi prodotti secondo me sono la chiave del successo, e lo dico da vecchio appassionato di vini e vitigni. Per anni si è creato un ostacolo tra le i comuni mortali, enologi e sommelier. Se si inizia a parlare come si… beve, e cioè bene ma in modo chiaro e sincero, anche i consumatori (parola che non mi piace, ma questo è) diventano più attenti. Il passaparola è meglio di qualsiasi marketing.

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