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Usa 2016, faccia a faccia Clinton Trump tra insulti e attacchi

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“Un dibattito in Tv insolito ” è il titolo del Whashington Post dopo il secondo duello televisivo tra i due candidati alla Casa Bianca Clinton e Trump, vediamo cosa è successo e chi ha vinto.

Clinton trump

Gli ultimi sondaggi lo danno per sconfitto, gli instant pool della CNN premiano la Clinton ma lui, Donald Trump, non si arrende nonostante il suo partito lo abbia abbandonato.
Il secondo dibattito tra i due candidati alla Casa Bianca ha i toni accesi e infuriati che chiudono una settimana all’insegna degli scandali.

Milioni di americani incollati alla televisione hanno assistito Domenica sera a scambi di battute al vetriolo, insulti, colpi bassi e pochi momenti di fair play.
Non si stringono neanche la mano, Hillary e Trump, prima di iniziare i 90 minuti in cui senza sosta i due si sfidano sul ring come se fosse l’ultimo dei duelli.

Sextape, il colpo basso a Trump

Lo scandalo è quello finito su tutti i giornali del mondo la scorsa settimana. Una registrazione del 2005, inchioda Trump. L’argomento è quello da spogliatoio: commenti di bassissimo livello nei confronti delle donne.
Trump si vanta delle sue conquiste. Usa un linguaggio volgare, regala dettagli in cui si evince l’uso e l’abuso del suo potere per conquistare le donne e farle vittime.

L’America, puritana e conservatrice, reagisce male. Il suo partito mostra disgusto, prende le distanze, condanna in toto il tycoon newyorchese che non chiede scusa per quelle registrazioni ma ammette che ha fatto male anche a lui sentirle.
Anche la moglie Melania ritiene di basso livello ed ingiuste le battute di Trump. Stenta a riconoscere il marito in quelle frasi. “Non sembra neanche lui. Donald ha la stoffa da leader”.
Passa avanti e lo perdona, chiedendo al popolo Americano di fare lo stesso. In nome del potere.

Gli attacchi di Trump alla Clinton

Argomento spinoso, quello degli scandali sessuali. Che Trump usa come un’arma a suo favore. Da vittima a carnefice.
Se l’America si scopre puritana piu’ del solito, di fronte alle parole di Trump, lui ricorda al popolo Americano gli scandali sessuali di Bill Clinton. E lo fa in pompa magna.

Prima del dibattito convoca una conferenza dove ospita tre donne: tutte vittime degli abusi sessuali di Bill Clinton.
Sexual harassment, sexual abuse, si dice oltreoceano.
E spunta a sorpresa una quarta donna: la vittima di un abuso sessuale il cui autore fu difeso da Hillary Clinton, allora neolaureata in legge.

Le registrazioni portano alla luce un certo atteggiamento denigratorio di Clinton nei confronti della donna.
Hillary non cede alle provocazioni di Trump. E quando arriva il momento di rispondere alle accuse rivolte al marito Clinton, lei sceglie di parafrasare Michelle Obama: “quando loro scendono in basso, noi voliamo in alto”.

Argomenti politici pochi

Questa sarà ricordata come la campagna delle accuse reciproche, degli scandali riemersi, dei toni accessi ma mai dei temi politici.
Milioni di americani aspettano invano risposte su come il loro quotidiano cambierà.
E mentre Trump rinfaccia la storia delle email a Clinton, lei lo insulta dipingendolo come il candidato peggiore.
Ogni tanto di passaggio, ci scappa qualche argomento di natura politica. Ma del programma dei candidati si sa poco.

Islamofobia

Islamofobia, altra parola chiave di questa campagna elettorale. Trump ha sempre accusato Clinton di promuovere una politica di incondizionata accoglienza verso gli immigrati mentre lei ribatte che l’America è un paese nato sulla liberta’ di razza e di religione e che continuera’ nel segno dell’accoglienza. Trump e’ in difficolta’ quando una donna musulmana tra il pubblico gli chiede della sua campagna islamofoba. Lui sposta la questione sul radicalismo islamico e sul fatto che ha votato no contro la Guerra in Iraq.

Toni distesi in chiusura

Cosa stima e rispetta di Donald Trump, chiede la moderatrice a Hillary?

I figli, risponde lei senza esitare.

Donald invece apprezza la grinta di Hillary. “ E’ una che non molla”.

Una chiusura dai toni distesi. Ma intanto l’America sta ad aspettare.

 

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