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Non è il solito catering: come reinventarsi un lavoro nel mondo della cucina

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Intervista a Bianca Orlandi e Gloria Ferrari di WunderBar, un servizio di catering che unisce fantasia e originalità. Entrambe vengono da mondi diversi (moda e architettura) ma l’idea ha successo. Come si sono riuscite? Gliel’abbiamo chiesto.

Gloria Ferrari

Dal mondo della moda alla cucina: le trentenni Bianca Orlandi e Gloria Ferrari si sono reinventate una professione creando una perfetta fusione tra estetica e gusto. Il loro WunderBar è diventato un servizio di catering ricercato per feste, vernissage, shooting di moda e cene private. Il look da it girl, la capacità di socialite unite alla passione per i fornelli e le contaminazioni del cibo hanno trasformato in poco tempo un’idea in un lavoro di successo, come ci spiegano mentre ci fanno accomodare a una tavola che racchiude colori e sapori dal mondo: taralli pugliesi, guacamole, tanta verdura, fiori e vasi di vetro pieni di salse.

Dalla passione per l’abbigliamento e lo stile a quella per il cibo. Come nasce l’idea del WunderBar?

Bianca: “Ci siamo conosciute nel mio negozio di vestiti e ci siamo subito piaciute: Gloria era la mia cliente ideale. Lì siamo partite con le colazioni: pane, burro, marmellata e torte. Nessuno lo aveva mai fatto e veniva un sacco di gente. Poi siamo passate ai mercatini, alle sfilate e alle feste. Ci siamo create un nostro format e un nostro giro”.

Gloria: “Quando abbiamo portato il brunch allo Juta Cafè di Modena ci siamo rese conto che alla gente non fregava nulla della brioches classica: volevano la carrotcake o la cheesecake, il tramezzino salato. L’appuntamento era di domenica mattina con musica e un allestimento che richiama Londra e Berlino: tutto esaurito. Poi è arrivata la collaborazione con il bar dei Giardini Ducali, dove stavamo all’aperto e quasi senza cucina. A quel punto abbiamo capito che potevamo fare le cose per i fatti nostri”.

Venite da mondi diversi ma vicini: Bianca ha origini pugliesi e si è sempre dedicata alla moda con negozi e collezioni originali; Gloria ha studiato architettura, vissuto all’estero e ha una forte personalità stilistica. Cosa vi ha fatto capire che la cucina era il vostro luogo ideale?

Bianca: “Abbiamo scoperto che le stesse texture e gli abbinamenti che avevamo sempre cercato nel fashion erano proprio lì, più vivi ed emozionanti, davanti ai nostri occhi, tra fornelli e taglieri. Ci siamo fidate del nostro istinto e abbiamo puntato su una cucina contaminata e un gusto estetico che richiama il Kinfolk, un collettivo di Portland che ha creato uno stile dove si incrociano una parte country, una moderna e una raffinata”.

Gloria: “In tutto questo dobbiamo ammettere che non amiamo la cucina emiliana perché poco estetica e troppo complessa. Però se qualcuno ci chiede di preparare un piatto tipico lo facciamo, magari mettendoci un po’ di fantasia”.

I puristi avranno un brivido. Che cosa intendete esattamente con fantasia?

Gloria: “Per esempio gli gnocchi li possiamo fare usando le patate viola e la crema di roquefort, mentre nell’arrosto ci finiscono le mele campanine che fanno sentire il profumo della Provenza”.

Non vi limitate a cucinare ma vi preoccupate anche della presentazione del piatto. Il food designer è una figura talmente ricercata che si è meritata anche un corso all’Italian Genius Academy di Roma. Ci fate un esempio per capire meglio?

Bianca: “Per l’inaugurazione della mostra di Andrea Salvini, alla galleria Darkroom di Carpi (Mo), abbiamo creato un concept basato sul lavoro dell’artista e sui suoi colori preferiti: tavolozze come vassoi, tubetti per contenere le creme di verdura e pennelli per spalmare sul pane. Per il lunch break di uno shooting con la crew di Nike abbiamo creato un menù fusion orientale gluten free servito in ciotoline con bacchette. Per il party della vittoria di Iride Squadre Corse invece ci siamo ispirate alle tre città della competizione: New York, Barcellona e Milano, preparando tre tipi di polpette servite in cup con coperchio”.

Gloria: “Se fai una cena con l’idea della sostenibilità il packaging è riciclato, tutto deve seguire la stessa filosofia. Per i mondiali, per esempio, abbiamo fatto una ricerca cromatica con i colori della nazionale e questo aspetto creativo stimola il cliente”.

Sullo stile siete sempre d’accordo?

Bianca: (ride, ndr) “Gloria è più nordica e pulita, io più barocca e mi sono dovuta adeguare un po’”

Tra le cose che fate ci sono anche le cene private. Come ci siete arrivate?

Bianca: “Una ragazza ci ha viste lavorare, si è incuriosita e ci ha chiamate per un pranzo di lavoro di un gruppo di clienti nordici e vegetariani. La voce si è sparsa e dal coffe break aziendale ci siamo spostate nelle case. Con alcuni clienti il rapporto è diventato talmente intimo che abbiamo cucinato per Vigilia e Natale. Una bellissima esperienza. Un po’ più difficile spiegarlo a parenti e fidanzati”.

Gloria: “Con un’atmosfera più intima e personale possiamo offrire qualcosa di unico. Entrare nelle case delle persone è un po’ come sbirciare nelle vite degli altri, una cosa che ti arricchisce dal punto di vista estetico quando vedi arredamenti e opere d’arte ma anche e soprattutto personale: si diventa meno rigidi e si abbattono le barriere sociali”.

Riassumendo, quali sono gli ingredienti del vostro successo?

Gloria: “Un’offerta gastronomica originale, un budget abbordabile e un’estetica studiata ad hoc dal piatto all’allestimento, dove il gusto si sposa con il tema”.

Bianca: “Ci metto dentro anche la nostra amicizia e la curiosità di vedere due ragazze con piercing e tatuaggi che ti fanno da mangiare nella tua cucina”.

 

 

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