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Acne tardiva: ecco perché dopo i 30 anni ritorna l’acne, cause e rimedi

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L’acne tardiva colpisce dopo i 30 anni e così ci si ritrova alle prese con un problema estetico che si pensava ormai superato con l’adolescenza. Ma quali sono le cause? E quali le cure?

acne tardiva
Image © I Love Images/Corbis

I giovani la odiano perché rovina il loro viso fino al punto di renderli insicuri. E’ l’acne, una malattia che colpisce oltre il 50% degli adolescenti, di età compresa tra i 14 e i 19 anni,  ma non è raro che faccia la sua comparsa anche dopo i 30 anni. Un’italiana su cinque, tra le 35/45enni, infatti, è un'”adolescente di ritorno”, ovvero si ritrova in età non sospetta a fare i conti con un inconveniente tipico delle adolescenti. L’acne adulta (o acne tardiva) si manifesta sul mento, mandibole e in prossimità delle labbra.

Le cause nei giovani

 «Questa infiammazione può manifestarsi sul viso e sul dorso e le cause sono sia interne che esterne», dice Mariuccia Bucci, dermatologa e vicepresidente dell’Isplad (International Society of Plastic and Aesthetic Dermatology).  «Nel primo caso può esserci una familiarità oppure la presenza di cisti ovariche. Se la causa è esterna può essere provocata da alcuni farmaci (cortisone, vitamina B12, acido folico), eventi emozionali che provocano stress, i cosmetici (soprattutto quelli che chiudono i pori) e l’inquinamento atmosferico. Non c’è, invece, nessun legame con l’alimentazione. Anzi vietare ad un giovane alcuni alimenti può avere effetti opposti».

Perché in tarda età?

La causa principale è un’eccessiva sensibilizzazione delle ghiandole sebacee – ereditaria, ma oggi intervengono anche fattori secondari. «Il fumo, per esempio  – continua la dermatologa – che altera microcircolo e composizione del sebo. Lo stress che, provocando una secrezione eccessiva dell’ormone cortisolo, sollecita l’attività delle ghiandole sebacee. Una scoperta recente riguarda la presenza di un particolare batterio intrappolato nei follicoli il “Propionibacterium acnes”. Questo microrganismo, normalmente inoffensivo viene “risvegliato” dall’eccessiva produzione di sebo, che innesca una reazione a catena: prima un’infiammazione superficiale e poi l’acne. Questo processo peggiora con l’età perché diminuisce il rinnovamento cellulare».

I tre stadi.

L’acne ha una durata variabile, ma può persistere anche per due anni. Ha un andamento progressivo e si manifesta attraverso vari stadi. «Il primo stadio si evidenzia attraverso i comedoni, piccoli tappi di sebo che provocano la comparsa di punti bianchi e neri», continua Bucci. «Il secondo stadio è la fase infiammatoria dove compaiono i foruncoli dal colore rossastro (le papule). Infine la fase pustolosa dove le papule si riempiono di pus trasformandosi in pustole».

Le cure.

E’ il dermatologo che può prescrivere la cura più adatta, dannoso il fai-da-te e spremere il foruncolo, soprattutto se è infiammato. Non esiste una sola terapia, ma ci sono vari trattamenti in base alle caratteristiche del disturbo. «Nell’acne pustolosa la cura più efficace è a base di eritromicina, mentre in quella comedonica è indicato l’acido retinoico , sotto forma di crema o gel», conclude l’esperta. «Per le donne, che hanno un equilibrio ormonale alterato, è utile assumere la pillola, ma la cura va proseguita per almeno sei mesi. Per rinnovare la pelle, invece, sono indicati dei peeling all’acido glicolico e all’acido salicilico. Infine, evitare di pulire in modo eccessivo la cute, usando detergenti forti: la pelle grassa è molto delicata e va trattata in modo dolce».

 

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