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Bruxelles: 31 morti e 250 feriti negli attacchi simultanei di marca jihadista. I timori per l’Italia.

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E’ di nuovo il caos nella capitale belga e d’Europa, dove una serie di attacchi di matrice islamista ha causato la morte di decine di persone e il ferimento di altre centinaia. Abbiamo parlato dei pericoli per il nostro paese con un analista italiano della Nato, ora in pensione.

Bruxelles
March 22, 2016. REUTERS/Francois Lenoir

Colpita al cuore Bruxelles, il centro d’Europa, capitale del Regno del Belgio e dell’Unione europea, sede di decine di organizzazioni internazionali e rappresentanze diplomatiche. Una delle città più cosmopolite del mondo, destinazione prediletta di nuovi migranti che negli anni si sono sommati all’immigrazione storica del Belgio composta da italiani, portoghesi, spagnoli, turchi e nordafricani.

Le bombe non sono scoppiate in una città già militarizzata dal 13 novembre, data della strage di Parigi. Nella hall dell’aeroporto internazionale di Bruxelles verso le 08,00 sono deflagrate due bombe portate da due attentatori suicidi, qualche decina di minuti dopo è la metropolitana della capitale ad essere sotto attacco.

bruxelles

Nella stazione di Maelbeek, in pieno “quartiere europeo”, ovvero la zona della città dove hanno sede le istituzioni della Ue, la Commissione e il Parlamento europeo, particolarmente trafficata nelle mattinate della settimana. Il bilancio, ancora provvisorio, dei due attacchi è di 31 morti e di circa 250 feriti. Fra i deceduti non vi sarebbero cittadini italiani ma ci sarebbero una decina di connazionali rimasti feriti.

Gli attentati sono stati rivendicati nel pomeriggio stesso dall’Isis con un comunicato. Una persona è ricercata, si tratterebbe di un terrorista del commando dell’aeroporto individuato dalle telecamere a circuito chiuso. In mattinata le autorità belghe avevano innalzato l’allerta al suo livello massimo.

In serata è apparso il re Filippo in televisione con la voce tremolante mentre la polizia e l’esercito setacciava i quartieri popolari a forte immigrazione islamica: Molenbeek, Anderlecht, Schaerbeek già noti alle cronache per le ricerche dell’antiterrorismo all’indomani del venerdì di sangue parigino.

“Prendendo di mira la zona dove sorgono le sedi delle organizzazioni internazionali, in un orario di punta, i jihadisti dell’Isis hanno voluto colpire per ammazzare il maggior numero di persone e per fare molto rumore, per avere un ritorno mediatico immediato”, dice un ex funzionario italiano della Nato, oggi in pensione.

Per più di 30 anni ha prestato servizio presso il quartier generale della Nato a Bruxelles quando la minaccia era il comunismo dell’Urss e il patto di Varsavia: “Ci sono dei rioni in questa città che sono fuori controllo, dei quartieri dove l’islamismo radicale ha avuto gioco facile a penetrare nelle menti dei giovani musulmani di quarta o di quinta generazione frustrati dalla mancanza di lavoro e di opportunità.

In un quartiere come Molenbeek ci sono una ventina di moschee regolari ma altrettante sale clandestine in cui si coltiva e si trasmette l’odio per l’Occidente, una rabbia che si nutre di un forte malessere sociale ma che è armata dal fanatismo religioso”.

Secondo il funzionario Nato in pensione non ci si può più nascondere dietro l’alibi delle disuguaglianze sociali:” Davanti alle bombe negli aeroporti e nelle metropolitana non c’è nessuna giustificazione che tenga, dobbiamo liberarci dal pensiero pietista e dal politicamente corretto e operare subito affinché le città d’Europa non subiscano altri

Qualche ora dopo gli attentati di Bruxelles il ministro dell’Interno Angelino Alfano convoca il comitato nazionale di sicurezza e eleva l‘allerta al livello di sicurezza 2 nel nostro paese, quello immediatamente precedente ad un attacco in corso. Alfano ha inoltre dichiarato di aver disposto un “rafforzamento delle misure di sicurezza sugli obiettivi sensibili” e promesso espulsioni “nei confronti di soggetti che hanno mostrato di non rispettare le regole del nostro Paese”.

Gli obiettivi sensibili in Italia non mancano, l’Isis ha più volte dichiarato di volere invadere e conquistare Roma in quanto culla del cattolicesimo:“ Anche l’Italia è in pericolo ma strategicamente il sud d’Europa serve oggi ai terroristi per infiltrare agenti nel continente che poi risalgono e colpiscono a nord.  Ma è nel programma politico dell’Isis far saltare Roma con il Papa dentro”.

Sparatorie per strada, jihadisti in fuga sui tetti, cacce all’uomo, cecchini appostati sui palazzi, blitz, perquisizioni e quartieri interamente rastrellati, cani poliziotti anti-esplosivo liberi di pascolare allo stato brado negli angoli della città, e poi bombe e kamikaze nell’aeroporto internazionale e nella metropolitana in pieno orario di punta, mezzi pubblici fermi, reti telefoniche in tilt, stato di assedio e allerta alzata al livello massimo dalle autorità, e metropoli isolata, collegamenti con la capitale belga saltati, città paralizzata dal terrore, sotto coprifuoco, con le frontiere sigillate e il trattato di Schengen sospeso, le centrali nucleari, le stazioni ferroviarie e dei pullman evacuate, e i presidi dell’esercito, le entrate della metropolitana murate.  Tutto questo è successo negli ultimi giorni a Bruxelles con il climax di brutalità raggiunto nella mattinata di martedì 22 marzo, un’altra data da ricordare nella lotta al terrorismo e nel triste novero degli attentati di matrice jihadista in Europa.

Quattro giorni prima è stato arrestato Abdeslam Salah, l’ultimo uomo del commando di Parigi, il kamikaze che non volle farsi saltare in aria, braccato dalle polizie di tutta Europa e fermato dopo un tentativo di fuga rocambolesco sui tetti della città e dopo un conflitto a fuoco nel suo quartiere, nell’ormai famigerata Molenbeek. “Sono scenari che in Italia conosciamo bene, i latitanti si nascondono nelle loro terre e vengono protetti dalla loro gente: Bernardo Provenzano è stato arrestato in una masseria di campagna nei pressi di Corleone, cittadina in cui è nato e vissuto tutta la vita. Cosi anche Salah ha trovato rifugio nel suo quartiere fra la sua gente.

A Bruxelles ci sono zone della città in cui il livello di illegalità diffusa è paragonabile ai quartieri di Scampia o di Forcella dove nelle operazioni di polizia la gente scende per strada e tratta con ostilità le forze dell’ordine: donne velate che urlano e ragazzini che imprecano contro i poliziotti come durante gli arresti di camorra”, osserva l’ex funzionario.

“In un contesto come quello brussellese è quasi obbligatorio procedere a rastrellamenti per riappropriarsi di zone da troppo tempo fuori controllo, bisogna chiudere i quartieri e andare casa per casa, ispezionare a tappetto tutte le abitazioni, mettere a soqquadro i centri islamici e le moschee e rivoltare come un calzino i rioni più critici fregandosene dei diritti civili”, dice l’ex dirigente Nato per il quale la soluzione passa anche per la chiusura immediata delle frontiere e l’innalzamento dei livelli di allerta in tutti i paesi europei.

“E’ una guerra che ci è stata dichiarata in guerra esistono i rastrellamenti e le espulsioni sommarie, non possiamo più permetterci il lusso di operare fini distinzioni: qualsiasi simpatizzante del radicalismo islamico anche solo sospettato di affiliazione deve essere immediatamente espulso”.

Ma il dubbio se queste azioni muscolari siano controproducenti e che portino all’erosione di diritti fondamentali rimane: in quartieri a forte immigrazione il rischio è quello di provocare sommosse popolari, stigmatizzando ulteriormente tutti colori i quali sono di religione musulmana, ovvero, in zone come Molenbeek o Scharbeek, circa il 40% della popolazione totale.

FOTO: Cian Iremonger

 

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