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“Il Made in Italy? Non vorrei che si riducesse ad una definizione priva di senso”. Intervista a Roberta Bidoia di Bihos

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“Il mercato può erigerti a semi-Dio in poco tempo e distruggerti altrettanto velocemente”. Abbiamo parlato con Roberta Bidoia, general manager di Bihos Srl, a capo del brand Calzuro, storica azienda di zoccoli. Scarpe, ma non solo: il mercato, le difficoltà di fare business in Italia e gli obiettivi per il futuro.

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Roberta Bidoia di Bihos

Il brand Calzuro ha una lunga storia che inizia con Gianfranco Bidoia e la sua intuizione di portare creatività e innovazione nel campo ospedaliero. Calzuro nasce infatti come azienda di calzature sanitarie: i classici zoccoli che vediamo ai piedi di medici, chirurghi, infermieri. Col tempo però non si ferma: sia sul lato innovazione, sia sul lato creatività e marketing, soprattutto grazie all’inserimento nell’azienda – nel 1999 – della figlia di Bidoia, Roberta, che porta nuova linfa e nuove idee. Calzuro cresce sempre di più, non limitandosi più ai soli zoccoli sanitari e diventando una realtà più completa, moderna e leader nel settore. Una vera propria eccellenza del Made in Italy. Ma come si porta un’azienda di zoccoli sanitari e diventare una grossa azienda che vende in tutto il mondo? Quali sono le difficoltà di fare impresa in Italia? Abbiamo rivolto queste domande proprio a Roberta Bidoia, general manager di Bihos.

La vostra azienda è leader nel settore delle calzature sanitarie. Tutto parte dall’intuizione di suo padre Gianfranco nei primi anni ’80. Ma c’è stato un passo decisivo, una decisione, qualcosa che a un certo punto ha dato una svolta all’azienda portandola ai livelli di oggi?

Non per farmene un vanto, ma ha sicuramente contribuito il fatto che io sia entrata in azienda con delle idee innovative a livello di comunicazione, per sdoganare il CALZURO CLASSIC, dall’ambiente ospedaliero e portarlo anche fuori, alla portata di tutti, così che non rimanesse sempre “solo” uno zoccolo professionale! Il mio punto di vista, ossia quello di una persona “esterna”, quando ho iniziato a lavorare, credo abbia spinto l’azienda a provare altre strade.
Inoltre, il lancio del prodotto tramite campagna stampa nazionale ha portato alla prima importante svolta, in Italia, e poi, a seguire, la creazione di nuovi prodotti che, anche a livello internazionale, hanno dato ancora più risalto al brand.

In percentuale quanto è importante l’abilità nella realizzazione del prodotto e quanto la comunicazione, il marketing e la vendita?

Direi che, almeno per noi, il prodotto deve essere “allo stato dell’arte”; il marketing e la comunicazione sono importantissimi, certo, lo si percepisce da molti esempi di prodotti di scarso livello qualitativo che, in tutti i settori, hanno avuto un notevole successo di pubblico quasi esclusivamente grazie al marketing, sapientemente svolto,  ma se vendi “aria fritta”, non puoi sperare che il prodotto sopravviva per oltre 30 anni.
Anche la rete vendita fa tantissimo, ovviamente, puoi avere il prodotto migliore del mondo ,ma se non ha contatti col tuo mercato di riferimento e i mezzi per raggiungerlo, rimane a magazzino. Per noi non è una questione di calcolo matematico, ovvero,  80% prodotto + 10% vendita + 10% comunicazione, è un mix di cui non si possono stabilire % fisse, ma bisogna dosare sapientemente gli ingredienti, ciascuno di questi ha una propria importanza strategica e deve essere sapientemente calibrato e collocato.

Al momento quali sono i mercati internazionali dove vendete di più?

Tutta l’Europa, USA, Nord Africa, alcuni paesi del Centro America e del Sud Est Asiatico.

Partendo dall’Italia, come avete sviluppato il mercato estero?

calzuro_colori_disp1_2700_l-300x225Per lo più partecipando, fin dagli inizi della nostra avventura, a importanti fiere internazionali. Inoltre ora siamo fortemente presenti sul web soprattutto grazie alla nostra pagina Facebook sempre aggiornata e molto attiva, e ai nostri siti web: abbiamo ww.calzuro.it, b2c (Business to Consumer, ndr), che permette al consumatore non solo di acquistare e ricevere i nostri prodotti in tutto il mondo, ma anche di personalizzarli grazie agli accessori e alle varie combinazione colore e, da poco, abbiamo inaugurato un sito b2b che ci permette di essere ancora più vicini ai nostri clienti, ovunque essi siano.

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Vista la difficoltà del periodo e come l’economia e il modo di fare business siano ormai  cambiati, siamo consci che non si potrà più tornare ai numeri di una volta, in quanto il mercato, non solo è saturo di qualunque cosa, ma le dinamiche economiche stesse sono appunto inesorabilmente cambiate. Per tutte queste ragioni, l’obiettivo primario è mantenere le posizioni acquisite – cosa che sembra facile e scontata da un punto di vista imprenditoriale, ma per il nostro mercato di riferimento, non lo è affatto -, nell’ottica di una possibile crescita costante e gestibile a piccoli passi.
Non siamo mai stati il tipo di azienda che ama fare i grandi salti nel vuoto o il passo più lungo della gamba, il mercato può erigerti a semi-Dio in poco tempo e distruggerti altrettanto velocemente. La mia esperienza lavorativa, ad oggi, mi ha insegnato a non inseguire sogni irraggiungibili, ma a perseguire obiettivi tangibili e sempre migliorabili, una sorta di filosofia dei “piccoli passi”. Una cosa è certa, non abbiamo intenzione di fermarci…e le idee non ci mancano!

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Quali sono oggi le più grosse difficoltà per un’azienda italiana come la vostra, cioè un’azienda che ha sede in Italia e che progetta e produce in Italia?
Sicuramente i costi, diretti ed indiretti, cui le aziende italiane sono sottoposte quotidianamente. Noi siamo convinti sostenitori dell’ITALIANITA’ e di quello che noi Italiani siamo in grado di fare, ma non è per niente facile lavorare in questo paese ormai, non solo per la spietata concorrenza, quasi sempre straniera e di bassa qualità , che ci troviamo ad affrontare ogni giorno, ma anche e soprattutto  perché il nostro Stato non ci tutela né sostiene, forse è proprio chi ci dovrebbe tutelare e agevolare che ci mette i maggiori bastoni tra le ruote.
Come tutte le aziende,  siamo oberati di tasse e balzelli, sono cose che ormai tutti gli imprenditori sostengono ma che nessuno dei nostri governanti sembra ascoltare. O avviene un qualche cambio di rotta, un qualcosa di, oserei dire,  veramente epocale, o diventeremo presto un paese senza futuro.
Speriamo e desideriamo continuare la nostra attività in Italia, ma da imprenditori non possiamo escludere mai nulla a priori, purtroppo neppure che le contingenze ci costringano a fare scelte drastiche, per la nostra stessa sopravvivenza.

Dal vostro punto di vista qual è il presente/futuro del Made in Italy?

390_05Ogni tanto mi chiedo se ce ne sia ancora di futuro per il cosiddetto MADE IN ITALY, non vorrei che si riducesse ad una vuota definizione priva di senso, andrebbe tutelato, ma non sembra che ci sia l’intenzione di farlo.
Ad oggi è  sotto gli occhi di tutti lo smantellamento indiscriminato del sistema manifatturiero, vera peculiarità del made in Italy, con la scomparsa o la vendita di aziende storiche ai miglior offerenti esteri. La nostra elite politica, ha firmato accordi senza considerare il vero interesse economico del paese e senza pianificazione significativa per il futuro dell’Italia.
Non meno importante, secondo me, è anche il fatto che il prodotto di una qualsiasi azienda straniera, creato si in Italia, ma senza la conoscenza e l’utilizzo della tradizione e della metodologia produttiva italiana, non dovrebbe essere considerato “MADE IN ITALY” perché in realtà non porta con sé il significato intrinseco di questa definizione.
Andrebbero posti dei limiti e delle regolamentazioni anche da questo punto di vista.
Anche questo è sintomatico del fatto che si stia perdendo del tutto il contatto con la vera essenza dell’italianità, l’artigianalità, la manifattura di un certo tipo di industria,  che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo e che dovrebbe essere tutelata rigidamente.

E’ difficile conciliare l’impegnativo lavoro come imprenditrice con la vita di tutti i giorni, passatempi, amicizie e famiglia?

Certo, ma è la strada che ad oggi ho scelto.

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