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Cecilia Rinaldi, moda etica e creazioni su misura per uomo e donna. Intervista

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Moda etica alta artigianalità e sostenibilità ambientale sono i valori di Cecilia Rinaldi  giovane imprenditrice modenese che nel 2014 ha fondato la sua linea d’abbigliamento e accessori per uomo e donna. Ecco la sua storia.

Cecilia Rinaldi lavoro

Ortica. Cotone biologico. Lana vergine. Canapa. Sono solo alcuni dei materiali ecosostenibili da cui ricavare abiti, tanto etici quanto longevi, tessuti certificati che garantiscono lo standard biologico e l’intera filiera, dalla semina all’assenza di sfruttamento minorile della manodopera. E sono anche alcuni dei materiali che usa nel suo lavoro Cecilia Rinaldi, eco-fashion designer che conduce da quasi tre anni la sua linea di abbigliamento e accessori ecosostenibili per uomo e donna.” Nata nel 1987, è giovane, modenese e con le idee molto chiare.

Dopo la laurea presso l’Accademia Italiana Art Fashion Design di Firenze, si specializza all’International University of Art for Fashion di Berlino, “una delle Università leader nell’ecosostenibilità – racconta -, dove sono tornata quest’estate per rinfrescarmi riguardo le nuove tendenze.” Agli studi fa seguito un anno di lavoro a Dallas, sempre nel campo della moda, arricchito da molti viaggi in lungo e in largo per gli Stati Uniti: un’esperienza di vita che aiuta Cecilia a conoscersi sempre di più e “capire quale stile percorrere”.

Modella Valentina di Lella PH Marcello Palmieri copiaTornata in Italia, dopo altre esperienze lavorative nel settore, quello stile e quel percorso iniziano a premere per poter vivere di vita propria. È così che Cecilia nel 2014, a soli 27 anni, decide di fare il salto dando il via a una sua linea di moda ecosostenibile. Oggi ha all’attivo tre collezioni, uno studio nel centro storico di Modena, una distribuzione articolata sia in punti vendita mirati sia tramite e-commerce e una clientela per lo più estera. Inoltre, nella linea “Cecilia_Rinaldi” la stilista coinvolge una fitta rete di collaboratori cercando di “essere sostenibile anche per quanto riguarda la manodopera”, contornandosi di “fornitori di tessuti italiani, veri artigiani e sarte, tra l’altro quasi tutte donne”.

Fra creazioni su misura e capi in serie – ovviamente limitate, per contenere gli sprechi – , Cecilia Rinaldi ci racconta il suo lavoro, fresco di una bella novità che la porta spesso a rivedere Firenze.

Cecilia, come mai ha deciso di mettersi in proprio nel settore dell’abbigliamento sostenibile?

Probabilmente per il carattere indipendente che ho. Per un insieme di esperienze fatte nel mondo del lavoro ho potuto constatare che il lavoro dipendente oggi in Italia, oltre a essere scarsamente retribuito, di certo non premia il merito e l’impegno, cosa che trovo profondamente ingiusta. A questo si è aggiunta la voglia che ho sempre avuto di aprire un mio brand. Mia nonna era una sarta e mio nonno calzolaio, quindi forse ho un po’ nel sangue il gene artigiano e creativo. Il rispetto per le persone e per l’ambiente sono gli altri principi che mi vengono dall’ambito famigliare e che cerco di mettere in pratica nel mio campo, ma credo che dovrebbero essere applicati in ogni ambito della vita.

Nel quotidiano come si svolge il suo lavoro?

Oltre a condurre la mia linea con base operativa a Modena, sono docente dell’Accademia Italiana Art Fashion Design di Firenze, che accoglie studenti da tutto il mondo e mi occupa per tre giornate intere alla settimana. Nei giorni in cui sono a Modena lavoro sui miei progetti. Disegno, faccio ricerca sui tessuti, contatto fornitori, artigiani e clienti, creo i cartamodelli e i prototipi finali, organizzo il magazzino, seguo ordini e spedizioni, organizzo i vari servizi fotografici e gli eventi quali sfilate o fiere, mi coordino con il team che segue la comunicazione.

Che effetto le fa insegnare nell’Accademia dove ha studiato? E che cosa vede nei ragazzi e nelle ragazze che la frequentano oggi?

La chiamata da Firenze è stata qualcosa di assolutamente inaspettato che mi ha riempito di soddisfazione, gioia e panico allo stesso tempo. Ricordo il primo giorno di lezione: avevo il cuore che palpitava a duemila! Dei miei studenti e dei ragazzi di oggi penso che abbiano una sensibilità accentuata e che siano pieni di creatività. Quello che manca un po’ è forse la pazienza di imparare gradualmente la realizzazione dei capi e degli accessori. È una cosa che sta mancando in questi ultimi tempi: la vera figura dell’artigiano, colui che è capace di usare cuore, testa e mani contemporaneamente.

Oggi c’è molta attenzione al prodotto bio, per esempio nel settore alimentare: trova che sia lo stesso anche per i vestiti?

Non è ancora molto forte come nel Food, ma sta crescendo sempre di più. È un prodotto diverso, in un certo senso molto più costoso. L’applicazione dell’idea di sostenibilità alla moda è un fenomeno relativamente recente: la definizione di “Slow Fashion” infatti giunge a noi nel non lontano 2008. Però, parlando con diversi rappresentanti alle fiere di New York a cui ho partecipato quest’estate, la richiesta di tessuti ecosostenibili è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi mesi. È un indicatore del successo che comincia ad avere questo modo di vivere la moda, per certi aspetti rivoluzionario. E proprio per il boom del biologico e dei crescenti interessi economici connessi, occorre particolare cura nella scelta dei fornitori, che cerco di selezionare con massima attenzione.

Modena Modella Cristina Gandolfi PH Marcello Palmieri

Per concludere, ci svela qualche anticipazione sulla prossima collezione?

Ci sto lavorando in questi giorni. Presenterò la collezione autunno/inverno 2018/2019 durante il prossimo Festival della Filosofia, che si tiene ogni anno nella mia città, adattissimo al mio concept per il tema che affronterà: Arti e Artigianato. Qualche anticipazione: ci saranno forme più costruite con l’aggiunta di materiali nuovi e più ricercati, sempre giusti, rispettosi e sostenibili.

Photo courtesy: Marcello Palmieri per Cecilia Rinaldi

Modelle: Valentina di Lella- Cristina Gandolfi

 

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