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Che cosa significa recessione? I grafici di un’Italia in crisi

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Due trimestri di segno negativo per il Pil e siamo in recessione: quali sono le cause, quali gli effetti. Alcuni dati e tre grafici per capire meglio.

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La recessione è una “regressione” dell’economia, detto più propriamente una riduzione del livello dell’attività economica aggregata che viene calcolata tramite il Pil. Due trimestri di Prodotto Interno Lordo con segno negativo e si entra in recessione tecnica. Questo il brutale significato economico della parola che in queste ore continuiamo a sentire ripetere da tutti.

Cosa causa la recessione?

La risposta a questa domanda non è semplice: l’Italia arriva da un triennio molto pesante. -2,4% il dato del Pil 2012, -1,7 quello del 2013 e ancora -0,3% nel primo semestre 2014. Detto in modo semplice: è calata la produzione industriale (con la sola eccezione dell’industria alimentare e in parte del settore elettronico), sono calate le esportazioni, non hanno fatto meglio agricoltura e servizi.

Per quanto riguarda le motivazioni di una recessione: sono in parte di natura globale ma in parte specifiche per ogni singola nazione. Per quanto ci riguarda possiamo elencare alcuni aspetti che sono di ostacolo alla crescita:

altissima tassazione sul lavoro;

– enorme debito pubblico con poca possibilità di finanziarci a basso costo e conseguente possibilità di spesa statale limitata;

– presenza di troppe aziende/enti pubblici inefficienti o in perdita o non produttivi, con relativi costi; inoltre i sistemi di selezione delle dirigenze e della forza lavoro non sempre sono limpidi;

– burocrazia spesso asfissiante per le imprese;

– tanti monopoli e poca concorrenza;

– lunghissimi tempi della giustizia;

– tempi eccessivi per i pagamenti ben oltre i 60 giorni indicati dalla comunità europea;

eccessiva frammentazione delle nostre aziende che restano troppo piccole per competere a livello-mondo nonostante le loro eccellenze;

– scarsa flessibilità del mercato del lavoro con più facilità di licenziare nella dimensione della “micro” azienda, con quindi scarso incentivo a “scommettere” e a “crescere” di dimensioni;

– complessità del sistema fiscale e tempi lunghi da dedicare alle incombenze non prettamente legate al lavoro;

– sistema economico scarsamente legato al merito, struttura sociale ancora familista.

Tutte cose di cui sentiamo parlare da tempo e che restano a ingabbiare l’Italia e a rendere più difficile, rispetto ad altri stati, l’uscita dalla crisi.

grafico pil Italia

Quanto dura una recessione?

Parlando di tempi recenti, le fasi recessive sono tendenzialmente cicliche e durano meno di quelle espansive: se portiamo l’esempio degli Stati Uniti nella seconda metà del ‘900 abbiamo fasi di media di un anno di contrazione contro i 6 di espansione. Solo tra il 2007 e il 2009 abbiamo assistito ad un periodo molto lungo di recessione (che alcuni chiamano infatti depressione o “grande recessione”) e che all’estero è “finita” mentre da noi fatica a lasciarci definitivamente.

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Quali sono gli effetti della recessione?

Difficile rispondere compiutamente ma mettiamola così: siamo un paese con altissimo debito pregresso e relativi corposi interessi da pagare. Se quanto produciamo, esportiamo, investiamo, cioè se il valore complessivo dei beni e dei servizi che produciamo in Italia (il Pil, descritto in maniera molto grezza) scende, e lo fa da/per tanto tempo, si genera un effetto spirale per cui a debiti assommiamo meno ricchezza prodotta e meno introiti del sistema delle tasse (ve ne abbiamo parlato descrivendo cos’è un default).

Passando all’economia reale possiamo notare come alcuni dati indicano chiaramente gli effetti della crisi economica in atto: la disoccupazione è raddoppiata, dal 6,1 del 2007 al 12,2 del 2013; il Pil pro capite è stagnante e il Pil nazionale non accenna a riprendersi.

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