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Cooperazione al femminile: il regno delle donne

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Agricole o di prestazione assistenziali sono tante le donne che gestiscono o lavorano nelle cooperative in Italia. Ma per loro come per le altre imprese  femminili il credito dalle banche costa più caro.

donne campagna

L’imprenditorialità al femminile resiste e anzi si innova , e il maggiore fermento sembra arrivare dalla cooperazione. Questione di vocazione, si direbbe, ma anche questione di sociologia: non solo la cooperazione si adatta a settori più spiccatamente femminili – sociali, agricole, di ristorazione, di cura, di servizi – ma è diventata anche nel tempo sbocco naturale di esperienze sul campo di donne che oggi sono la vecchia guardia di un settore che innegabilmente si fonda su di loro come pilastri.

In generale è al Sud che va la palma per il maggior numero di cooperative (totali, non solo femminili) con il 27,4%. Segue il Nord Ovest (23%), il Centro (18,9%), le Isole (15,5%) e infine il Nord Est 15,2%. Nel settore, spiega Giovanna Zago, coordinatrice commissione nazionale dirigenti cooperatrici di Confcooperative “il protagonismo delle donne, si fa sempre più strada, sia per una maggiore rappresentanza nella governance, sia nella messa in atto di tante buone prassi che evidenziano la loro grande forza, energia, competenza e professionalità”. Dal 2009 al 2012 le cooperative rosa sono cresciute del 7,7%: un incremento nel mondo dell’imprenditorialità femminile in termini assoluti più elevato rispetto a quello di imprese femminili con altra forma giuridica. E le nuove cooperative femminili nate nel 2013 sono state 925 (+3,1% rispetto all’anno precedente).

Naturalmente un “ma” c’è, eccome: queste realtà fanno infatti i conti con condizioni penalizzanti di accesso al credito. “Il credito é la benzina per le imprese”, spiega ancora Giovanna Zago. “Le difficoltà di accesso sono note e dobbiamo lavorare per agevolare tutte le imprese. Quelle femminili però presentano una problematica ulteriore, una debolezza culturale: le imprese donna tendono a non chiedere credito. Temono di subire un rifiuto dalle banche più di quanto non accada a quelle maschili”. E anche quando il credito viene chiesto e concesso, il “costo del denaro è più oneroso e vengono richieste maggiori garanzie che alle imprese maschili”.

A rincarare la dose è Dora Iacobelli, presidente della Commissione Pari Opportunità di Legacoop: “La richiesta di più garanzie e tassi di interesse più alti rispetto alle imprese a prevalenza maschile non è giustificata da condizioni di minore solvibilità delle imprese femminili che, al contrario, risultano più avverse al rischio e mediamente più affidabili”. Non solo: le imprese femminili, “nonostante abbiano subito una contrazione del credito più marcata in tempi di credit crunch, hanno dato prova di maggiori capacità di restituzione dei finanziamenti ricevuti dalle banche, mostrando indici di deterioramento del credito più contenuti di quelli delle imprese maschili”.

Caratteristica delle cooperative tutte e ancor più di quelle in rosa è che danno lavoro alle donne. Se, in generale, il 46% del mercato del lavoro in Italia è oggi donna, nelle cooperative questa percentuale raggiunge oggi il 70%. Un esempio? Oltre l’80% delle cooperative che si occupano di servizi infermieristici o riabilitativi e di prestazioni assistenziali ed educative vengono portate avanti dalle donne, che qui rappresentano il 70-80% del totale dell’occupazione.

In generale le cooperative hanno reagito meglio alla crisi, ma la battuta d’arresto sembra essere arrivata anche qui. L’occupazione, nel settore, cresceva un decennio fa del 13% per poi passare ad un più modesto 2-3%. Ora, per la prima volta dopo oltre dieci anni, anche la cooperazione conoscerà uno stop a livello occupazionale.

Secondo il rapporto Euricse sulla cooperazione, le imprese sociali hanno registrato tra il 2008 e il 2011 un aumento del 14% nel fattore della produzione e del quasi 20% dal punto di vista degli investimenti. Ma le cose stanno cambiando anche qui: nell’ultimo quadrimestre dello scorso anno solo il 15% delle cooperative ipotizzava aumenti a fronte del 19,5% che invece vedeva un futuro di tagli poi confermati dai primi dati di quest’anno.

Le donne che lavorano in cooperativa hanno un’età media adulta e un livello di scolarizzazione basso, soprattutto tra le lavoratrici più anziane. Un trend che sta cambiando con l’ingresso delle nuove leve che al lavoro sul campo ora affiancano anche più alti livelli di formazione. Anche nella cooperazione italiana però spesso continuano ad essere gli uomini ad occupare le posizioni gestionali e rappresentative. Alle donne è demandato piuttosto il contatto operativo con gli utenti, in posizioni non decisionali. Una tendenza che sembra oggi prendere la direzione opposta, con l’avanzare delle donne nella governance della cooperazione.

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