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Economia Italia 2015: a che punto siamo?

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Economia Italia 2015: come vanno le cose alla fine di luglio-agosto? Cerchiamo di dare un quadro della situazione economica italiana analizzando i principali indicatori.

ferrari maranello
Ferrari Maranello, Italy, executives. (Nadia Shira Cohen/The New York Time)

Prezzo del petrolio più leggero, Euro relativamente debole: la spinta per l’economia non manca

Piccolo preambolo: per l’Italia, come in generale per tutti gli stati poveri di materie prime, i costi energetici sono un onere fisso gravoso,

La situazione politica traballante di alcune zone storicamente essenziali per il nostro fabbisogno (Libia in primis) è un dato che desta apprensione ma si sono verificati anche fattori positivi: l’accordo stipulato sul nucleare iraniano e la riapertura di questo mercato, la maggiore produzione effettuata da alcuni paesi (a partire dall’Arabia Saudita) hanno portato ad una discesa importante dei costi petroliferi (il prezzo è passato dai 115 dollari al barile di metà 2014 ai 53 di fine luglio 2015. Altro incentivo alla ripresa economica è stato il deprezzamento dell’Euro che nel corso di un anno è calato dal livello di 1,40 sul dollaro, alla sostanziale parità di marzo-aprile, fino a “fissarsi” sul livello di 1,10 di fine agosto.

Produzione industriale in leggera ripresa

produzione industriale

Il fatturato delle industrie italiane segna un incoraggiante incremento (+1,25%) a maggio 2015 rispetto ad aprile (il grafico qui sopra è aggiornato al mese di aprile 2015 e mostra ancora una piccola diminuzione finale relativa a quel mese) e anche il valore del trimetre febbraio-aprile è positivo (+1,2%, con un buon dato del fatturato interno (+1,3%, mentre quello estero si attesta a +1%).

Segmentando i diversi settori notiamo che la crescita maggiore è avvenuta nel comparto energetico con un ottimo +6%, a seguire i beni strumentali (+2%) e quelli di consumo (+0,6%). Leggera flessione invece ad aprile 2015 (rispetto a marzo) per il settore delle costruzioni.

Un dato che continua a preoccupare è invece la fiducia dei consumatori: espresso in base 2010=100 a luglio 2015 era pari a 106,5 mentre a giugno 2015 era 3 punti sopra, a 109,3. La fiducia per il clima economico e per il futuro scendono da 138,6 a 127,9 la prima e da 119,2 a 114,6 la seconda.

Le esportazioni italiane nel secondo trimestre 2015 sono in lieve progresso (+0,5%) ma il dato risente del rilevante aumento dell’esportazione di prodotti energetici (+33,5%). Se scorporiamo questi ultimi si passa ad un -1%,

La disoccupazione diminuisce. Ma molti non cercano più lavoro

A maggio 2015 il tasso di disoccupazione resta fermo al 12,4%, come nel mese precedente Nel primo trimestre 2015 il tasso di disoccupazione è sceso dello 0,6% rispetto all’ultimo trimestre 2014 con un globale aumento degli occupati (+0,6%).

Se questi numeri fanno ben sperare però il dato degli inattivi resta inquietante. Si tratte delle persone che non cercano lavoro e l’Italia è agli ultimi posti in Europa per questa statistica. Questo riflette il pesante scoraggiamento di ampia parte della cittadinanza del nostro Paese. Secondo Eurostat sono oltre 4,5 milioni gli italiani che non cercano lavoro (e quindi non rientrano nemmeno nella “conta” dei disoccupati). È il dato più alto dal 1998 quando Eurostat ha dato il via a questo tipo di statistica.

grafico-disoccupazione-Italia-edit-it

Un’ulteriore “numero” interessante da citare è quella dei posti vacanti, cioè dei posti di lavoro “necessari” alle aziende e per cui queste sono in cerca di personale ma che restano ancora senza addetto. Nel primo trimestre del 2015 rispetto all’ultimo del 2014 c’è stata una variazione positiva dello 0,1%. Sembra poco ma è già un piccolo segnale di ottimismo: per quanto riguarda la tipologia di questi posti vacanti si scopre che sono nel settore finanziario, nelle professioni scientifiche e tecniche e nei servizi di informazione e in misura minore nel comparto delle costruzioni.

I disoccupati di lunga durata (fermi, cioè, da oltre un anno) sono il 57,1% del totale (in 12 mesi questo dato ha avuto una buona flessione, dell’1,6%).

Dopo mesi di deflazione l’indice dell’inflazione comincia, gradualmente, a salire: a giugno 2015 l’indice dei prezzi al consumo cresceva dello 0,2% (stesso dato per ora su base annua).

E dopo due anni di diminuzione anche la spesa mensile delle famiglie nel 2014 finalmente segnava un piccolissimo aumento (+0,7% rispetto al 2013).

Prodotto interno lordo, debito pubblico, tasse

L’ultimo dato del debito pubblico italiano (maggio 2015, dati Bankitalia) è da record: 2.218,2 miliardi di Euro. Nel primo trimestre 2015 il debito pubblico italiano era (dato Eurostat) al 135,1% del Pil (in deciso aumento rispetto al 132,1% dell’ultimo trimestre 2014). Peggio di noi fa solo la Grecia che ha un rapporto debito/Pil pari al 168,8%.

Il dato risente ovviamente della fiacchezza del nostro Pil che, seppur non più a segno negativo, marca negli stessi tre mesi un blando +0,3%. Il Pil ha trovato una boccata di ossigeno dalla buona crescita della domanda interna.

Infine, capitolo tasse. Nel 2014 la pressione fiscale (dato Istat) è ancora levitata, anche se poco (+0,1%, attestandosi al 43,5%).

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