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Donne guardie del corpo. Dalle Gheddafine alle superpoliziotte, passando per le agenzie di sicurezza e le scuole di alta formazione: ritratto di una vocazione diventata professione per molte donne. Abbiamo parlato con Nadia, una di loro.

donne bodyguard
REUTERTS/Jose Miguel Gomez

“RingraziandoVi vi informo che abbiamo rinunciato mesi fa anche ad un programma su richiesta della Rai”; “La riservatezza della nostra struttura è fondamentale per noi, i nostri operatori e la nostra attività”; “Non cerchiamo e non abbiamo bisogno di pubblicità, cordialissimi saluti”. Cosi mi liquidavano le principali società italiane di sicurezza personale alle mie richieste di intervista. Sono delle imprese private che formano, fra le altre cose, gli APR, ovvero gli “Agenti per la Protezione Ravvicinata”, l’appellativo tecnico per definire le guardie del corpo, i “gorilla”.

Sono una decina le aziende che offrono formazione e servizi di sicurezza privati in Italia, nonostante il loro riserbo siamo riusciti a parlare con Nadia, una veterana del mestiere di bodyguard, operante in una grande multinazionale di agenti privati e contractors con sede nel nord Italia.

Sono sempre di più le donne

Completo nero, occhiali scuri, cuffiette alle orecchie, è questa più o meno l’immagine che associamo alle guardie del corpo. Un mestiere tradizionalmente maschile che però negli ultimi anni ha registrato un’inversione di tendenza: sono sempre più numerose le donne che si danno alla professione di bodyguard attraverso i corpi di polizia o i corsi privati specializzati che comportano, oltre ad una perfetta forma fisica e mentale, anche l’uso di armi e la conoscenza degli esplosivi.

guardia del corpo
Image by © Markus Moellenberg/Corbis

In origine, il mestiere di guardia del corpo è indiscutibilmente una professione maschile: dalle guardie pretoriane dell’antica Roma ai moschettieri di Francia d’epoca Moderna, alle guardie repubblicane del mondo arabo contemporaneo, la Storia annovera una serie infinita di corpi d’élite incaricati della sicurezza degli uomini di Stato. Negli ultimi anni è la scorta tutta al femminile di Muammar Gheddafi ad aver suscitato l’attenzione un po’ morbosa dei mass media. L’harem del Colonnello che amava la platealità era preposto alla sua sicurezza personale. “Vegliavano 24 ore su 24 su di lui che le esibiva come prova di forza durante le visite pubbliche: erano le sue amazzoni in uniforme color kaki, scarpe nere, cinturone e basco rosso”, ricorda Nadia che spiega quanto questa scelta vada oltre all’eccentricità individuale di personaggi come il Colonnello:”Le donne sono più sicure degli uomini, meno inclini a ribellarsi al loro capo e pronte a tutto per lui”.

Le donne poliziotte

In Italia la guardia del corpo appartiene in genere alle forze dell’ordine. Sono poliziotti o carabinieri in servizio speciale. I reparti “scorta” della Polizia di Stato, per esempio, vengono effettuati da agenti della DIGOS (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali), della Squadra Mobile o anche da personale generico della Questura purché in possesso del diploma di specializzazione. Il certificato per “Operatore nei servizi di scorta e sicurezza” viene rilasciato dal “Centro di addestramento e istruzione professionale” di Abbasanta (Oristano). Questo corso della Polizia di Stato, dedicato a personale già inquadrato nelle forze dell’ordine, ha un carattere prevalentemente operativo: si spara tanto, si guida la macchina in percorsi accidentati, si imparano i movimenti di scorta sincronizzati: salita e discesa operativa dall’auto o dall’elicottero e qualche fondamentale sugli esplosivi.

Oltre al canale istituzionale dei corsi di specializzazione della Polizia di Stato, in Italia l’attività di guardia del corpo non è regolamentata da alcuna norma. Non esistendo al momento una normativa specifica e una regolamentazione in merito non esiste nessun riconoscimento ufficiale di tale professione per i privati. La legge italiana infatti parla chiaro: è considerato illecito qualunque tentativo di sostituirsi alle forze dell’ordine nella funzione di tutela di chi è o si sente minacciato. Una guardia giurata armata davanti ad una banca protegge i soldi nella banca e non il personale che vi lavora.

Tuttavia grazie ad alcune deroghe prefettizie è possibile usufruire di personale di sicurezza privato in appoggio, sempre e comunque, alla Forza Pubblica. Ciò significa che nel nostro paese tali figure esistono di fatto nel settore privato ma non possono in alcun modo usare armi né rispondere a minacce e aggressioni oltre il limite della legittima difesa.

“Accompagnavo mio padre a caccia e mio fratello a boxe”

Nadia ha 45 anni, per 15 anni ha esercitato la professione di guardia del corpo e ora è docente in una scuola per bodyguard. “Nel nostro istituto il 15% degli iscritti è donna, è un fenomeno in crescita, sono sempre più numerose le richieste di agenti femminili al posto del tradizionale armadio a muro maschile”. Di estrazione borghese, Nadia è cresciuta in Friuli a polenta e doppietta:” Ho due fratelli più grandi, di cui uno è stato campione giovanile di boxe, mio padre era proprietario di una tabaccheria e praticava la caccia, sin da piccola sono abituata a vedere armi in casa e sacchi da pugilato in salotto: accompagnavo mio padre nelle sue battute di caccia e seguivo a bordo ring gli incontri di mio fratello”.

Oggi chi ricorre ai servizi di protezione privata di una donna cerca innanzitutto la discrezione. “Molte star della musica o del cinema che girano con dei colossi in abito nero lo fanno per il prestigio, è la dimostrazione di uno status-symbol. Chi ne ha veramente bisogno invece vuole un angelo custode che sappia passare inosservato, che non sia una presenza invadente, in questi casi le donne hanno una marcia in più rispetto ai loro colleghi”. La capacità di confondersi fra la gente senza destare sospetto sarebbe alla base della scelta di molti clienti, secondo Nadia. “In realtà non è una questione di muscoli, il nostro lavoro consiste nel coprire la persona che proteggiamo e a evacuarla dal luogo in cui si trova, non a battersi contro gli eventuali aggressori”.

“Bisogna seguire il cliente ovunque”

“Quando proteggiamo un uomo la gente pensa che siamo sua moglie o la sua amante”, osserva Nadia. Ma se la richiesta per queste figure professionali è sempre più in crescita fra i miliardari russi o cinesi e gli emiri del Medio Oriente, la clientela che sceglie una bodyguard resta principalmente composta da altre donne e madri di famiglia molto facoltose. “Per loro si tratta di avere accanto una figura con cui avere una certa confidenza, che non desti sospetti se decidono di andare a fare shopping in una boutique di lingerie e che al tempo stesso possa seguirle ovunque: anche in bagno”. Una delle regole dei vademecum del perfetto bodyguard che troviamo sui siti internet delle agenzie di security private riporta infatti “che non bisogna mai separarsi dalla persona scortata”.

Il vantaggio principale di una bodyguard donna rispetto ai suoi colleghi uomini consiste nella maggior discrezione e duttilità delle prime e dall’effetto sorpresa.”In Italia e altrove questa professione è ancora legata a stereotipi culturali di matrice maschilista ma è proprio per questo motivo che nessuno si aspetterebbe di imbattersi in una donna guardia del corpo”.

Da J.K. Rowling a Nicole Kidman passando per Justin Bieber, la famiglia reale saudita e il principe William di Gran Bretagna, e poi David Cameron premier del Regno Unito e Dilma Roussef presidente del Brasile, la lista di vip e personalità politiche che ha scelto di farsi proteggere da una donna è lunga, ma lo sviluppo di questa professione in Italia è condizionato dalla cultura nazionale e dalla legge. “Molto spesso, gli sbocchi professionali sono destinati all’Estero dove vige una legislazione meno restrittiva nei confronti dell’agente privato”, dice Nadia.

Dopo un corso teorico e una preparazione fisico-psichica di almeno cinque anni, molti dei “laureati” di queste scuole sono costretti a lasciare l’Italia in cerca di fortuna all’Estero come un qualsiasi laureato in Scienze Politiche.  A loro modo si tratta di cervelli in fuga. Ma più di tutto, l’ascesa del mestiere di bodyguard donna è la testimonianza di un mondo unisex in continuo aggiornamento e nella fattispecie di un mondo di “men in black”, di maschi esaltati, che si tinge di rosa. La conquista di un altro baluardo anche simbolico del patriarcato occidentale.

 

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