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Dopo Milano, Parigi e Londra anche a New York si è tenuta una settimana della moda uomo. New York Times apre canali di settore. E il comparto industriale maschile 2014 nel mondo è cresciuto più di quello femminile. Il futuro della moda è maschio?

Hickey Freeman moda uomo estate 2016
Hickey Freeman moda uomo estate 2016 @Imaxtree

Se pensate alle piazze della moda vi vengono certamente in mente Milano, Parigi, Londra. Ma New York si appresta a rivaleggiare con le tre regine delle passerelle avendo attivato una sua settimana della moda (la prima si è tenuta a metà luglio).

Perché un fashion week anche oltreoceano?

Pensate semplicemente ad una cosa: preferireste comprare una casa vedendo solo la sua fotografia, magari online, o su una brochure o un catalogo, mescolata a quelle di altre case, o l’acquisto lo fate solo dopo che avete visto l’abitazione con i vostri occhi? Ecco, qualcosa di simile accade per l’alta moda e il prêt-à-porter.

Ovviamente l’aggiunta del fashion week newyorkese risponde a ben precise logiche di mercato: invece che guardarsi i capi esposti nelle sedi delle case di moda o dai cataloghi li si vedono in sfilata, indossati, nel contesto di uno show dove luci, musica, location contribuiscono ad esaltare la “percezione sensoriale” del singolo capo.

Stilisti emergenti accanto a marchi storici

La settimana americana è anche un’opportunità per gli stilisti emergenti che magari non riescono ad entrare nel “giro” mondiale. A New York hanno sfilato 56 marchi, alcuni storici come Calvin Klein e Ralph Lauren, altri emergenti come Thom Browne o Rag&Bone.

 

Il passaggio oltreoceano è anche il segnale (se ce ne fosse bisogno) che il mercato maschile è in grande crescita.

Anche il New York Times insegue il fashion maschile

La crescita cui facciamo riferimento non è semplicemente relativa a vendite e fatturati (cui faremo riferimento più avanti). Parliamo anche di attenzione mediatica, pubblicità, “racconto” della moda maschile.

Quello fino a poco tempo fa era solo un ambito di nicchia ora invece ambisce alla completa parità con il settore femminile: non è un caso se il New York Times ha aperto una sezione tematica dedicata alla moda.

La salute dell’industria moda maschile in cifre

Secondo i dati di Euromonitor International il settore moda-uomo nel 2014 è cresciuto a livello globale del 4,5% contro una crescita del 3,7% del settore femminile. L’aumento è stato notevole in alcuni mercati come Usa, Gran Bretagna, Germania.

Negli Stati Uniti, riporta il magazine Ctvnews, tra il 2009 e il 2015 le vendite online di vestiti da uomo hanno avuto un progresso ogni anno del 17,3% e quelle negli store “classici” del 4,1%.

Per quanto riguarda l’Italia. I dati ufficiali di Sistema moda Italia che riunisce le aziende tessile e moda tricolori parlano chiaro: il settore che comprende abbigliamento in tessuto, maglieria esterna, camicie, pellem nell’anno 2014 ha visto una buona crescita, del 3%, trainata in particolare dalle vendite estere che hanno fatto registrare un significativo progresso del 5,1% (per un totale di 5,5 miliardi di fatturato) mentre il mercato interno restava ancora fiacco.

dati industria moda maschile

I settori che hanno marcato il maggiore incremento sono stati quelli del pellame (+7,2%) e della camiceria (+5,1%) mentre solo quello delle cravatte, segnale dei tempi, ha continuato a scendere (-3,3%, e lo fa da 10 anni, nonostante una grande tradizione sartoriale e una lievissima ripresa interna).

grafico industria moda

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