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“Io immagino la Sardegna come piattaforma di prodotti agro-alimentari da destinare ai paesi che si affacciano nel Mediterraneo. Ma non con questa classe politica”.Abbiamo intervistato Monica Saba, imprenditrice sarda premiata più volte per le innovazioni e l’originalità della sua azienda di capre “Genn’e Sciria”. Tra idee green, cucina solare e imballaggi naturali fatti di lana caprina.

monica saba

Quando hai a che fare con un’imprenditrice agro-pastorale te ne accorgi subito: la prima risposta è sempre “ho poco tempo, scusi la fretta”. Si alzano presto, lavorano tutto il giorno e vanno a letto tardi. Monica Saba non fa eccezione. Imprenditrice, allevatrice e innovatrice premiata più volte per l’attività della sua azienda di formaggi “Genn’e Sciria” (uno dei tanti premi: [email protected] Terra, del Ministero delle Politiche agricole), ha imparato il lavoro dal nonno pastore, lavora assieme al marito e riesce ad avere successo con un’azienda originale, proprio in una delle zone più povere della Sardegna.

Sembra una di quelle persone che non si fermano mai, piena di energia e “assetata di conoscenza” come dice lei, sempre alla ricerca di nuove idee e nuovi progetti (ad esempio la cucina solare, ma anche detersivi e prodotti per la pelle), pur nell’ambito di uno dei lavori più antichi della storia, quello dell’allevamento degli animali. Abbiamo parlato con lei del suo percorso, del settore agricolo, dell’economia isolana e ovviamente di… capre.

Com’è nata l’azienda Genn’e Sciria?

L’azienda agricola Genn’e Sciria nasce nel 2005, incorporando edifici già esistenti che risalgono dal 1600 (era un vecchio ovile) a edifici datati nel 1970. L’azienda si trova presso un’area di alto pregio ambientale, storico e culturale. Sono circa 300 ettari, sopra un sito minerario a cielo aperto  di epoca romana, la miniera di Sciria, appunto, risalente a circa 2500 anni fa. Il complesso aziendale si trova all’interno del parco minerario dell’arburese, e parte integrante del parco natura 2000, dentro boschi di  roverella e querce secolari, cervi, cinghiali e pernici. Quando nel 2005 una parte dell’azienda è stata acquisita in forma ereditaria abbiamo pensato subito ai punti di forza di quel luogo, puntando sulla multifunzionalità aziendale.

Tu quando hai imparato a fare l’allevatrice?

Mio nonno è stato il mio maestro. Pastore sino all’età di 93 anni, di lui ho dei ricordi straordinari di quando da bambina assistevo ad un rito magico, ancestrale: la realizzazione del formaggio. Il tutto veniva realizzato nel pieno silenzio e rispetto… il suono delle gocce di latte cadenti nel recipiente (cadasciu) suonava come un mantra, avvolgenti brevi parole di preghiera silenziosa, di ringraziamento per quel prodotto. Ho ereditato da mio nonno queste lezioni semplici ma di impatto: il rispetto per gli animali che mi offrono il latte e il rapporto tra latte, mani, testa e cuore.

Il resto lo devo a mio suocero che a sua volta ha trasmesso il suo sapere a mio marito Pietro. Sono però una persona assetata di conoscenza, ho fatto dei corsi specializzati e girato l’Italia e l’Europa per confrontare tecniche differenti pe er poter diversificare l’offerta. Nasco con l’idea di cambiamento all’interno di un sistema che non mi appartiene, in quanto il pastoralismo in Sardegna è ormai allo sfascio completo. Rinnegare la nostra cultura per dare potere a imprenditori che sono più “prenditori” non darà futuro a nessuno.

Che rapporto hai con le capre? Pensi che siano animali intelligenti?

Io allevo capre e pecore nere dell’arburese, una specie endemica sarda, di cui sono stata promotrice per il recupero di questa specie grazie ad un progetto agro-silvopastorale europe .
Le capre e le pecore sono due animali completamente diversi: la capra è un animale libero e solitario, un animale pulito e selettivo. Ad esempio sceglie le erbe medicamentose di cui necessita, è astuta e furba. E adora le coccole. La pecora è l’esatto contrario della capra, il prodotto caprino a differenza del prodotto ovino è di gran lunga superiore in termini di qualità e valori organolettici. Ovviamente la politica regionale non punta nella valorizzazione del settore, inutile dirlo.

Ci spieghi brevemente cos’è la cucina solare? E’ vero che cuoci il formaggio con il sole? E quali sono i vantaggi per l’ambiente?

MSABA

La cucina solare è stato uno dei cambiamenti multifunzionali più importanti che abbiamo fatto. La Sardegna di per sè ha la possibilità di sfruttare le potenzialità dei raggi del sole per parecchi mesi nell’arco dell’anno. Dunque un concentrato di energia solare gratuito per tutti. Grazie al principio di Archimede i raggi vengono incanalati all’interno di una scatola di legno coinmbentata con la lana di pecora sarda, e con due specchi tra cui uno riflettente. E’ una cucina a basse temperature (max 180°), semplice ed economica. Non occorre starci dietro, infatti dà il massimo della qualità del nostro alimento rispettandone qualità e valori organolettici, senza danneggiare fibre principi attivi e sapori vari. Un’azione consona al benessere della persona e dell’ambiente.

La tua azienda si è concentrata molto anche nel packaging, spesso sottovalutato. In che modo siete stati innovativi?

Il packaging è essenziale. La mente acquista ciò che all’occhio piace. Il nostro è diverso ed eco-sostenibile. E’ tutto ciò che riflette la mia personalità, ed è unico al mondo: l’ho creato con la lana di pecora sarda, recupero di eccedenze di altre aziende trasformandole in eccellenze. Formaggi con morchia di cera d’api o con vinacce, con luppolo o sansa , con erbe aromatiche o in crosta di pane nero. Ogni singolo pezzo acquisisce aromi e profumi particolari, con un valore aggiunto in quanto creati da sotto lavorazioni ancora utili. Dall’ultima lavorazione del caseificio si ottiene la scotta ancora utile perché ricco di proprietà emollienti per la pelle. Questo siero viene poi utilizzato per creare dei saponi naturali. Utilizziamo tutto.

Avete vinto numerosi premi dedicati all’innovazione e alle aziende green. Sono serviti a qualcosa? Vi hanno aiutato come azienda?

Sì, ho ricevuto parecchi premi, non li ricordo neanche tutti, per alcuni non mi sono presentata neanche a ritirarli, e di certo non espongo i vari riconoscimenti in casa. Per me è semplicemente una sfida con me stessa. I premi non sono tutto, o meglio non sono il mio obbiettivo. Mi interessa creare sempre e diversificare l’offerta con arte, fantasia e sensibilità.

Nel tuo percorso formativo sono stati importanti anche gli studi, oltre all’esperienza diretta?

Ho frequentato il liceo magistrale, la scuola alberghiera e l’accademia di cucina italiana, e poi qualcosa come 45 corsi professionali ed altro. Ma la vera scuola è stata “l’università della vita”, cioè conoscenza e arte tramandata, abbinata a una grande curiosità e una grande voglia di conoscenza.

Ho notato che usate poco il sito web e la pagina Facebook. Pensi che non siano utili come canali non solo di comunicazione ma anche di vendita?

Ho una mia pagina Facebook perché mi ha obbligato un’amica e che non seguo sempre. Il sito ci sto lavorando, ho tutte le conoscenze in merito ai vari sistemi di comunicazione di marketing ed altro, ma non ho un buon rapporto con la tecnologia e l’informatica. E’ un mio cruccio, forse. Non amo pc, cellulari, eccetera. Quando sono stata affascinata da una persona per le sue conoscenze ho saltato tutte le barriere esistenti, e-mail, messaggi, eccetera. Mi sono presentata direttamente, il rapporto umano diretto e la miglior fonte per le relazioni umane!

Quali sono le difficoltà più grandi per un’azienda come la vostra oggi in Sardegna?

I problemi per una azienda come la mia? Disinteresse politico su questioni riguardanti il settore, trasporti dei prodotti, accesso al credito impossibile, diversificazione del prodotto, politiche settoriali inesistenti, premi comunitari perennemente in ritardo, burocrazia alle stelle… e così via. La Sardegna ha come location il bacino del mediterraneo. Io immagino l’isola come piattaforma di prodotti agro-alimentari da destinare ai paesi che si affacciano nel Mediterraneo. Quando avremo una classe politica attenta ai reali problemi della nostra amata isola forse si riuscirà a pensare ad un futuro migliore. Per ora, no.

A questo proposito, a un giovane o una giovane che vorrebbe avviare la sua attività cosa diresti? Spesso, ad esempio, si ritrovano con le pecore o le capre dei genitori ma preferiscono venderle.

Cosa rispondere ad un giovane magari intraprendente? Direi che ci vuole coraggio, una buona dose di coraggio e forse di incoscienza. E’ un mestiere che non conosce feste, malattia e assenteismo. Occorre tanto spirito di sacrificio, pazienza e amore. Non ci si inventa mai in questo. Il punto di forza è il contatto con la natura, i colori, i profumi ineguagliabili… Io penso alla mia terra come un catalizzatore dove i colori e i profumi possono essere destinati non solo al formaggio ma anche a proposte di aromaterapia, cromoterapia, turismo alternativo eco-sostenibile e di tutto ciò che può rendere magica la nostra isola. Nel mio piccolo e ciò che io propongo nella mia azienda .

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