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La globalizzazione del make up. Intervista a Monica Robustelli

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monica robustelliAbbiamo intervistato la make up artist Monica Robustelli della The Make Up Artist School. Le abbiamo chiesto del suo lavoro, di come lo stile occidentale e quello arabo si siano influenzati e se davvero servono tutti quei prodotti cosmetici. E a proposito, ricordate: fard e blush sono la stessa cosa.

Make up artist per scelta, pittrice per vocazione. Così si legge nella bio della 38enne Monica Robustelli nel sito della sua accademia Make Up Artist School. Nel suo caso “artist” è due volte vero: truccatrice professionista (lavora per multinazionali della cosmesi, per moda, cinema e teatro) ma anche pittrice: “Il cubismo mi ha influenzato nel linguaggio fashion” ci spiega, mentre “Caravaggio in quello strettamente legato al cinema”. Diceva il regista Ingmar Bergman che “stendere la luce su un volto umano è un infinito mistero espressivo”: un volto va dunque interpretato, capito, e a ogni luce apparirà diverso. Abbiamo parlato con Monica dell’importanza della luce, dei corsi per make up artist, dei prodotti di bellezza e di come gli uomini siano sempre più interessati alla cura del viso.

In giro ci sono davvero tanti corsi per make up artist. Sono davvero utili?

Credo che non esistano corsi utili o meno utili, ma soltanto scelte che si fanno in base
alle proprie aspettative. Il percorso intrapreso si intreccia con quelle che sono le aspirazioni e le ambizioni personali. I corsi si scelgono generalmente per tipologia (beauty, fashion, bridal, sfx ecc…) ma ciò che è indispensabile capire fin da subito è che se è un hobby vanno bene anche corsi brevi, ma se l’ambizione è quella di diventare un professionista del settore percorsi triennali e corsi di specializzazione sono necessari al fine di acquisire competenze e conoscenze ben specifiche che permetto di gestire le diverse esigenze di questo lavoro. Non solo dunque è importante scegliere la scuola giusta ma anche i maestri giusti, cioè che siano tutor e formatori nel percorso di crescita e non soltanto informatori.
Mediamente una make up artist con attestato ed esperienza quanto può arrivare a guadagnare?

Innanzitutto voglio precisare che un corso non basta per intraprendere questa professione. Un make up artist deve essere insieme manager e psicologo; è un lavoro di relazioni ma soprattutto l’arte del make up è una vera e propria scienza. Occorre quindi conoscere chimica, geometria, storia ,geografia… insomma bisogna possedere una cultura generale poiché sono proprio cultura e saperi a influenzare mode e canoni. Relativamente quindi al guadagno questo è direttamente proporzionale alla qualità del prodotto e al servizio che offri: più sono trasversali e tue competenze, più sei performante e più guadagni . Un Mua (make up artist, ndr) deve sapersi muovere tra il fashion e l’ hair stylist ,avere la visione di un regista e comprendere il mood come fosse un fotografo. Vien da sè che diverse sono le categorie e i livelli: si va dagli 8 euro l’ora, ai 90 o 300 euro l’ora e a salire.

M Robustelli scuola make up

Guardando le foto dei corsi nel vostro sito mi sembra di vedere solo donne. Gli uomini non partecipano?

Fino a poco tempo fa la figura del make up artist era prettamente maschile: gli uomini, per responsabilità familiari diverse dalle donne, erano più liberi di viaggiare e di impegnarsi in percorsi formativi lunghi. Oggi le donne, grazie a nuove consapevolezze e processi di emancipazione sociali e culturali (anche se molto ancora resta da fare), sono riuscite in numero consistente ad intraprendere questa professione bilanciando, seppur a volte con fatica, la realizzazione personale con quella professionale. Spero di poter essere un esempio …

Nei negozi, ovunque, si trovano tantissimi prodotti cosmetici. Vediamo in continuazione pubblicità. Ne servono effettivamente così tanti?

Le aziende cosmetiche creano prodotti sempre più attenti alle nuove esigenze. Forse se ne percepiscono tanti perché non si ha una visione globale, ma la loro bravura è proprio quella di anticipare esigenze e bisogni. Farei solo una piccola attenzione alla differenza di linguaggio: fard e blush, per esempio, sono la medesima cosa!

Qual è il prodotto che considera indispensabile, irrinunciabile?

M Robustelli

Mi viene da pensare innanzitutto al correttore illuminante per uomini e donne, e il motivo è ben preciso: il poco tempo che normalmente abbiamo a disposizione non permette di dedicarci alla scelta del cibo sano, allo sport o a una semplice passeggiata all’aria aperta… Tutto questo si ripercuote sul viso, accentuando ombre e sguardo stanco. Uno dei principali segreti di bellezza è lo sguardo insieme al sorriso e il correttore del giusto tono riesce a schiarire occhiaie e illuminare le ombre del viso in modo del tutto naturale .

Dal suo punto di vista gli uomini oggi stanno più attenti alla cura del viso e comprano più prodotti di bellezza?

Occupandomi anche di consulenza commerciale per multinazionali di cosmetici ,noto una crescente esigenza maschile di usare prodotti cosmetici per il grooming quotidiano . I benefici sono molteplici: una pelle uniforme, idratata e meno stressata dalla rasatura contribuisce senza dubbio a ravvivare il tono dell’incarnato eliminando l’effetto ‘grigio’ della ricrescita dei peli di barba e baffi. Le luci naturali del volto migliorano e coprono imperfezioni regalando così davvero una bella immagine. E di questo non bisogna stupirsi affatto perché nella storia gli esempi a riguardo sono diversi: dal periodo egiziano al dandismo…

La presenza di diverse culture nel nostro territorio ha influenzato in qualche modo la cosmesi? Ad esempio, le donne arabe si truccano allo stesso modo di quelle occidentali?

Grazie alla globalizzazione, le culture si sono avvicinate e la passione per il make up ha unito donne di tutto il mondo . Molto spesso ricevo richieste di corsi di formazione dal mondo orientale per ricreare un make up con canoni occidentali. Questo in genere permette di rompere gli schemi e di contaminarci in modo originale, creativo e senza regole standardizzate. Per tale ragione, le aziende cosmetiche sono sempre più competitive circa proposte di shade e colori personalizzati al fine di conquistare nuovi clienti. Le esigenze di trucco sono diverse tra una donna araba e una donna occidentale ,a partire dai colori della pelle e dalle caratteristiche fisiognomiche . Ma mi capita ultimamente di notare spesso che molte donne occidentali mixano il proprio stile con quello arabo: per esempio, donne dai colori chiari con sopracciglia scure e definite, ombretti metallizzati, sguardo intenso, labbra lucenti…

In che modo la pittura ha influenzato il suo lavoro come make up artist? Quali sono i suoi artisti preferiti?

Il make up è una forma di comunicazione ,esattamente come l’arte. I miei studi in pittura mi hanno senza dubbio aiutata a dare un senso percettivo al make up per, attraverso il colore, modificare forme e generare illusioni! Una difficoltà iniziale del mio lavoro è stata proprio quella di non realizzare maschere bensì creare trucchi . Il cubismo mi ha influenzato nel linguaggio fashion, Caravaggio in quello strettamente legato al cinema, gli impressionisti nelle sfumature e contrasti di colori … Mi piace l’arte in generale per la sua grande capacità di sintesi, di espressione e di emozione. Quando sono in cerca di nuove ispirazioni guardo anche all’architettura; per un recente lavoro di make up gotico per esempio, mi sono ispirata alle cattedrali del periodo sia per la scelta dei cosmetici che per i colori .

A proposito di pittura, quanto è importante la luce nel lavoro del make up? Penso ad esempio al teatro: la luce che si ha nel camerino e quella che si ha sul palco sono completamente diverse..

La luce è importantissima! In camerino solitamente ci sono luci frontali ,tecnicamente dette fill light ,che schiariscono le ombre sul viso e ne definiscono i contorni per meglio plasmare i volumi tramite il make up. La luce del camerino non è la key light del palco, per questo bisogna saper calibrare la risoluzione del colore e conoscere perfettamente l’effetto che fa.

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