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Milena Maselli, da manager alla pasta fatta in casa. Intervista

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“Tanti anni di studio per finire a vendere le mozzarelle!” Intervista a Milena Maselli, fondatrice di Epasta, impresa di importazione e distribuzione di prodotti italiani all’estero. La chiave del Made in Italy in Francia? Viva la Pasta!

Milena Maselli è il perfetto esempio di riconversione professionale, un ‘cambio di rotta’ frutto di una scelta consapevole e coraggiosa. All’alba dei quarant’anni ha lasciato un solido e remunerativo impiego da manager di una società operante nel settore degli scambi commerciali tra Italia e Cina, per fondare ePasta, una realtà imprenditoriale che porta in Francia tanti prodotti alimentari italiani. Il suo obiettivo? Far conoscere le eccellenze Italiane oltralpe, gettando un ponte tra due culture gastronomiche ricche di affinità.

Milena Maselli

Da dove vieni, qual è il tuo percorso formativo?
Ho studiato lingue orientali a Venezia. Sono sinologa e dopo un’importante esperienza asiatica quindici anni fa sono approdata in Francia. Ho lavorato nella moda, sono stata consulente commerciale a Shanghai e poi ad Hong Kong ed ho completato la mia formazione con un corso di marketing internazionale. Per motivi personali mi sono ritrovata a Parigi, dove ho dovuto ricostruire la mia vita da zero. Perché la mia esperienza lavorativa, e soprattutto i miei diplomi, avevano poco valore qui.

Raccontaci in che contesto è nata ePasta…
Non è semplice sostenere conciliare gli impegni professionali con la vita di famiglia, soprattutto con un bimbo piccolo. Pur avendo cercato, non sono riuscita a trovare lavoro nel mio settore. Mi sono occupata di mio figlio e, mentre ero incinta della seconda, ho cominciato a riflettere. L’idea di Epasta è nata così. Il food è sempre stato la mia passione, fin dalle origini. Vengo da una famiglia contadina, anche se i miei genitori sono insegnanti, i miei nonni erano contadini. Sono cresciuta in un contesto nel quale la terra e il territorio sono importantissimi. A casa mia si cucinava e si cucina tutt’oggi, e mangiare cose fatte in casa è normale.
Mi sembrava che mancasse una vera e propria produzione di pasta con semole di qualità e ingredienti scelti con cura. Ed in effetti non mi sbagliavo, visto che si tratta di uno dei prodotti attualmente più richiesti nell’Île-de-France (la regione che circonda Parigi). Ho dato vita ad Epasta, perché la pasta è uno degli ingredienti principali della nostra alimentazione, soprattutto della mia, che sono campana e pugliese.

Inizialmente volevo creare un laboratorio di pasta, ma l’idea era difficilmente attuabile con due bambini piccoli e la legislazione locale in materia, quindi mi sono indirizzata verso la distribuzione di prodotti italiani di qualità. Ho cominciato con i mercatini di Natale, partecipando alle fiere che c’erano vicino casa. Un banchetto con la tovaglia e qualche articolo, uniti a tanta passione per prodotti di alta qualità, mi hanno dato modo di interpretare gusti e richieste di un mercato come quello francese, che ha grandi eccellenze. Sono stata sostenuta dalla mia famiglia e dai produttori che hanno creduto in me, molti dei quali sono ancora dei preziosi partner commerciali. Dalla pasta ho aggiunto l’olio, gli antipasti, etc… Costruendo pian piano un catalogo ricco di prodotti.

Come trovi i tuoi produttori e qual è il meccanismo di selezione dei partner?
Conosco personalmente tutti i produttori. Sono amici di famiglia, amici di amici, incontri di viaggio, e persino ex-compagni di scuola. Che si tratti di un buon vino bevuto al ristorante o di un pacco di pasta acquistato al supermercato, quando un prodotto mi colpisce, cerco sempre di sapere da dove viene e, rintracciando le sue origini, risalgo a chi li produce. Questa continua ricerca non è una fatica, ma la parte più bella del mio lavoro.

Come si diventa ambasciatori dell’Italia all’estero?
Il servizio e la reattività sono due doti fondamentali nel mondo dell’alimentare. Si tratta di concetti che ho imparato in Asia e che mi guidano nel quotidiano. Quando ho cominciato mi sembrava che i prodotti italiani all’estero fossero troppo standardizzati e che non corrispondessero al panorama contemporaneo della cultura italiana del mangiare. Erano “un po’ arretrati”, sia nell’immagine, sia per la tipologia, e anche qualitativamente non erano proprio il massimo. All’inizio pensavo di poter essere ambasciatrice di prodotti particolarissimi, ad esempio volevo importare i lampascioni, che son difficili da vendere persino in Italia, figuriamoci in Francia. Ho cercato col tempo di selezionare dei prodotti autentici, ma nello stesso tempo non troppo lontani dalla domanda del mercato e dai gusti francesi. Ed in questo ho ricevuto un aiuto fondamentale da parte degli amici, che testano con me le nuove referenze da aggiungere in catalogo, aiutandomi a rispettare le abitudini locali.

L’attuale marketing esperienziale non esita a mettere alla prova il prodotto. Quanto credi nelle dimostrazioni in live e all’importanza della degustazione?
Si tratta di uno strumento importantissimo, apparentemente meno interessante per noi che ci occupiamo solo di B2B rivolgendoci ad un pubblico di ristoratori, di negozianti, di grossisti. I clienti e i dettaglianti mi hanno sempre permesso di capire tante cose, soprattutto inerenti alle tendenze del mercato. Per questa ragione una volta al mese apriamo i nostri magazzini al pubblico ed organizziamo delle vendite su invito. Cerchiamo così di capire l’evoluzione dei gusti, le preferenze in materia di packaging, i formati più amati, etc… Alla gente piace essere rassicurata dai sapori tradizionali e la pasta ne è un grande esempio. Vendiamo un po’ di tutto, ma soprattutto tantissimi spaghetti, linguine, penne. Il consumatore cerca elementi noti e andando in questa direzione gli attori del mercato affiancano alle basi alcuni prodotti nuovi.

Creare una buona equipe è indispensabile per procedere al meglio?
Essere circondati da un’ottima equipe è fondamentale. Ho cominciato da sola, sono stata sola per alcuni anni, ma mi sono velocemente resa conto che sarebbe stato difficile continuare senza il supporto di un gruppo. Ho costruito un’equipe di sei persone ed adesso ho un socio che mi accompagna in tante decisioni. Ci tengo tantissimo ad avere il loro parere e non è un caso se, in materia di nuovi prodotti, prima di operare una scelta, assaggiamo prima di tutto in ufficio.

Milena Maselli. Reinventarsi con passione: una grande soddisfazione personale!
Creare un’impresa dal nulla è davvero una grande soddisfazione. Venivo da un’esperienza lavorativa molto ricca ed estremamente positiva, ma la mia vita non è stata semplice. Ripartire da zero è molto pesante, anche in termini economici. L’aiuto della famiglia è stato prezioso. Ci ho creduto e gli altri hanno creduto in me. Reinventarsi in un altro paese e in un altro settore è una grande sfida. Sono fiera di essermi fatta spazio in un ambiente prettamente maschile. Quando sono arrivata a Rungis (i mercati generali di Parigi) dieci anni fa, non è stato facile. Constatare il rispetto con il quale mi guardano i miei interlocutori professionali oggi, è una grande conquista. Sentire l’appoggio dei clienti quando si cerca di portare dei nuovi prodotti sul mercato, poter contare sulla fedeltà dei fornitori è davvero esaltante, ma non mi considero arrivata. Ho ancora tanti progetti, tante idee e tante cose da fare.

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