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Intervista a Natalia Quintavalle, l’Italiana console generale di New York

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Prima donna console generale a New York, con uno staff prevalentemente femminile, in un mondo, quello della diplomazia italiana, dove le donne sono solo il 20%. Abbiamo parlato con Natalia Quintavalle della sua lunga carriera, di New York e di come conciliare un lavoro così particolare con una vita più o meno normale.

Quintavalle renzi

Quando nel 1986 ha superato il concorso per diplomatici, era la quarantesima donna ad entrare in carriera dal 1967, anno in cui la prova è stata aperte all’altra metà del cielo. Oggi Natalia Quintavalle, console generale di New York, festeggia i suoi 29 anni  nel mondo della diplomazia e delle relazioni internazionali. Originaria di Pietrasanta, in provincia di Lucca, ha ricevuto il suo primo incarico alla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo. La sua prima sede all’estero è stata in Francia, a Tolosa mentre dal 1991 al 1995 viene nominata Primo Segretario all’Ambasciata d’Italia a Riyadh, in Arabia Saudita.A Settembre del 2011, ricopre l’incarico di console generale di New York, nella storica sede di Park Avenue. Nell’attesa di sapere quale sarà la sua prossima destinazione dal prossimo gennaio, a Donne sul web racconta la vita di un console donna con un marito, anche lui diplomatico, e una figlia abituata sin da bambina alla vita da giramondo.

Dal 2011, anno del suo insediamento al Consolato di NY, ad oggi, quale bilancio si sente di fare, visto che il suo mandato a NY si completerà a fine anno?

Il bilancio di questi 4 anni come Console Generale a New York e’ senz’altro positivo per me e penso che lo sia anche per i risultati ottenuti dal Consolato Generale nei suoi due compiti fondamentali di assistere la comunità italiana e promuovere l’immagine del nostro paese. Sul piano personale , ho avuto la possibilita’ di capire meglio la natura di questa citta’, interagendo con i newyorkers, di origine italiana e non, con le autorita’ locali, con il mondo della cultura, dell’arte, della musica e dell’economia e con le molte organizzazioni della societa’ civile, le fondazioni e le imprese che costituiscono il tessuto della citta’. Ho lavorato moltissimo (e chiesto  ai miei collaboratori di fare altrettanto) ma ci siamo anche divertiti .

Quali sono stati gli obiettivi più importanti che ha raggiunto? Quali le difficoltà?

Sul piano lavorativo, credo che le due vicende che ci hanno impegnato di piu’, siano state la chiusura del Consolato di Newark e la gestione per un anno e mezzo dell’IIC  (+ENIT)  L’assorbimento di circa 17.000 connazionali del New Jersey con le loro necessita’ di servizi consolari e asistenza ,  ci ha indotto ad effettuare una riorganizzazione dei servizi ed un adattamento dei locali stessi del Consolato con una progressiva adozione di procedure informatizzate. E’ stata un’operazione non facile  ed alcune misure di adeguamento sono ancora in corso, ma, grazie alla dedizione del personale del Consolato, incluse le tre unita’ trasferitesi da Newark e alla comprensione e disponibilita’ della nostra collettivita’ della tri state area, siamo riusciti a superare le iniziali difficolta’ consolidando la posizione del Consolato come punto di riferimento italiano nell’area. La riorganizzazione della rete degli IIC, intrapresa dal Ministero degli Esteri ha richiesto tempi di decisione per la nomina dei nuovi direttori  piu’ lunghi del previsto e quindi, al di la’ del ruolo di vigilanza che il Consolato ha sull’Istituto, mi sono trovata a gestire direttamente l’Istituto per 18 mesi. E’ stata un’esperienza appassionante , in cui si e’ potuto esprimere al meglio lo spirito di squadra che anima gran parte del personale italiano di New York. Il concomitante trasfermento dell’ufficio ENIT nell’immobile dell’IIC, di proprieta’, come il Consolato , dello stato italiano, ci ha offerto l’opportunita’ , non solo di rinsaldare i nodi fra le varie istituzioni del sistema Italia, ma anche di effettuare un’operazione di restauro dell’edifico che ha ridato dignita’ alla sede dell’Istituto.

Prima donna console a NY, con un staff prevalentemente femminile. In che modo, l’essere donna ha contribuito al suo mandato?

Devo riconoscere che il fatto che io fossi la prima donna Console Generale a New York, non e’ passato inosservato, cosi’ come non e’ passato inosservato che il mio staff fosse prevalente femminile. Non ho scelto io il personale del Consolato e quindi la forte presenza femminile e’ stata in gran parte casuale, ma se avessi dovuto effettuare la scelta  non avrei potuto fare di meglio, perche’ lo staff del Consolato era ed e’ veramente eccellente. Certo, le mie colleghe  ed io , abbiamo sentito l’attenzione e la pressione su di noi, ma questo ha avuto un effetto positivo sulla nostra volonta’ di dare il meglio e conquistare la fiducia degli italiani e degli americani.

New York console Quintavalle

Qualcuno ha avuto un atteggiamento diffidente  nei nostri confronti e forse aspettava l’occasione per sottolineare i nostri errori e sicuramente ne abbiamo fatti, ma la grande maggioranza dei nostri interlocutori ci ha dato fiducia, ci ha incoraggiato e  non e’ stata avara di complimenti e riconoscimenti e noi abbiamo cercato di ricambiare questa fiducia con tutto il nostro impegno, la nostra professionalita’ e intelligenza.

Come ha visto cambiare NY in questi quattro anni che hanno segnato il passaggio dall’amministrazione Bloomberg a quella di De Blasio?

In questi quattro anni e, in totale continuita’ con i decenni precedenti, il Consolato Generale ha sempre avuto ottimi rapporti con l’amministrazione di New york e quindi anche con il sindaco Bloomberg, i commissioner e i servizi della citta’, anche grazie alla presenza nei dipartimenti piu’ importanti (NYPD, NYFD) di persone di origine italiana o comunque molto legati alla nostra collettivita’. Certo, l’arrivo di Bill de Blasio, che ha da sempre mostrato un particolare orgoglio per le sue origini italiane, ha dato un ulteriore impulso alla collaborazione con City Hall e con il sindaco stesso. Per quanto riguarda la citta’ e’ forse ancora troppo presto per valutare l’impatto del cambio di amministrazione. Alcune iniziative, come il rilascio  di carte di identita’  a tutti gli abitanti di New York, inclusi gli « undocumented » e l’attenzione  all’accesso all’educazione e all’edilizia popolare vanno nel senso della lotta alle disuguaglianze e di una New York piu’ vivibile per le fasce piu’ povere della popolazione.

Diplomatica in carriera con  29 anni di esperienza, quali sono stata le sue difficoltà maggiori a livello professionale e personale?

Accetto il rischio di dire una banalita’, dicendo che mi sembra ieri, quando sono entrata per la prima volta alla Farnesina per sostenere la prova orale di quello che e’ considerato il concorso piu’ selettivo della pubblica amministrazione italiana. Non sapevo proprio cosa aspettarmi dall’appartenenza ad una carriera di cui non conoscevo molto. Non avevo mai incontrato un Ambasciatore e nei miei viaggi all’estero non avevo mai avuto bisogno di fare ricorso ai servizi di un consolato. Al di la’ del mio interesse per le relazioni internazionali e di quanto appreso sui libri di storia diplomatica, la diplomazia era per me un mondo sconosciuto. La prima difficolta’ e’ stata quindi quella di imparare metodi di lavoro che, lo confesso, all’inizio mi sono sembrati  un po’ troppo formali e non proprio moderni, (col tempo ho poi capito  il senso  e in parte l’utilita’ di quella formalita’ ). Per fortuna il mio primo incarico e’ stato alla neonata Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo, un mondo piu’ giovane e dinamico, dove ho sviluppato la passione di una vita per i temi dello sviluppo. Alla mia prima sede all’estero – ero piuttosto giovane come Console d’Italia a Toulouse – ho dovuto lottare un po’ per far riconoscere la mia professionalita’ e autorevolezza, mentre nella seconda sede, all’Ambasciata d’Italia a Riad, in Arabia Saudita, non e’ stato facile smontare l’atteggiamento protettivo e paternalistico (anche e soprattutto da parte dei colleghi) verso una giovane donna in un paese in cui vigeva una rigida separazione dei sessi. Le difficolta’ che ho incontrato in queste due prime sedi hanno peraltro molto contribuito a rafforzare  la mia capacita’ di concentrarmi sugli obiettivi perche’ solo i risultati raggiunti non lasciano alibi a chi non vuole riconoscere il valore del lavoro altrui.

La carriera diplomatica vede una percentuale minore di donne rispetto agli uomini. Perchè secondo lei?

La carriera diplomatica e’ stata aperta alle donne solo nel 1967 e nel 1986 quando io ho superato il concorso ero la quarantesima donna ad entrare in carriera. Eravamo allora circa il 5% dei diplomatici italiani. Da allora le cose sono un po’ migliorate e le colleghe costituiscono adesso circa il 20% del corpo diplomatico italiano. Siamo ben lontani dall’uguaglianza di genere, ma la cultura sta cambiando anche da noi  e la carriera diplomatica non e’ piu’ considerata appannaggio di uomini colti e cosmopoliti, sostenuti da una famiglia  pronta a seguirli nei vari spostamenti da un continente all’altro. I diplomatici sono oggi persone, uomini e donne, con una profesionalita’ nel campo delle relazioni internazionali e una specifica conoscenza della realta’ italiana che devono rappresentare all’estero. La grande mobilita’ e adattabilita’ a diversi stili di vita e’ tutt’ora una caratteristica importante della nostra vita come lo e’ sempre di piu’ anche per molte altre professionalita’. L’organizzazione della vita privata rimane un po’ complicata ma pochi si aspettano ancora che le famiglie, i coniugi, i compagni , i figli si spostino con i bagagli e i mobili a seguito del capo famiglia. E’ necessario trovare compromessi ed e’ quello che anch’io sto facendo. Mio marito e’ un collega e solo raramente abbiamo condiviso sedi all’estero. Nonostante cio’, nel giugno scorso abbiamo festeggiato il 25 mo anniversario di matrimonio.

La carriera diplomatica rimane molto ambita anche se il percorso è tra i più difficili. Cosa consiglia a chi vuole intraprendere questa strada?

Incontro spesso giovani attratti dalla carriera diplomatica, spesso con una vision un po’ romantica della professione e aspettative abbastanza irrealistiche. Il mio consiglio a chi vuole percorrere questa strada e’ quello di guardarsi bene intorno perche’ le relazioni internazionali non sono piu’ appannaggio delle diplomazie nazionali. In Europa abbiamo il SEAE, le Organizzazioni internazionali, in primis le Nazioni Unite offrono possibilita’ di lavoro in vari settori e anche nel mondo dell’imprenditoria privata, della finanza e della cultura i giovani e meno giovani possono trovare opportunita’ di lavoro in ambito internazionale. Rappresentare il proprio paese all’estero e’ un impegno appassionante ma ci sono molti modi di farlo all’interno e all’esterno della diplomazia nazionale.

Come concilia la vita di mamma, moglie, con quella di diplomatica in giro per il mondo?

Questa domanda dovrebbe essere rivolta a mia figlia e, nel chiederle se ho conciliato bene il moi lavoro con il ruolo di mamma, si potrebbe anche chiederle se mio marito ha conciliato bene il suo lavoro con il ruolo di padre. Per mio marito e per me, la diplomazia e’ stata una scelta consapevole mentre mia figlia, cosi’ come tutti i figli di diplomatici non hanno avuto scelta e forse avrebbero preferito una vita piu’ stabile e meno nomade. Noi abbiamo fatto del nostro meglio per limitare i danni e massimizzare le opportunita’ che questo tipo di vita ci ha offerto.

Il ricordo più bello in questi anni a NY?

Ho trascorso 8 degli ultimi 12 anni della mia vita a New York, prima come Consigliere alla Rappresentanza presso le Nazioni Uniti (fra il 2004 e il 2007) e poi come Console Generale dal 2011, quindi ho moltissimi eventi belli e brutti da ricordare, ma l’aspetto piu’ bello per me e’ che a New York mi sento a casa e questa sensazione si rinnova ogni volta che ritorno da un viaggio o da una permanenza in altri paesi. Spero che questa piacevolissima sensazione mi accompagni per sempre.

La sua valigia sarà pronta a Gennaio per la prossima destinazione. Dove andrà ?

Potrebbe rivolgere la domanda al Ministro degli Esteri e/o al Presidente del Consiglio ? Piacerebbe anche a me sapere cosa saro’ chiamata a fare a partire dal Primo gennaio 2016 !

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