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Perché la Grecia non deve fallire

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La Grecia non deve fallire: noi italiani saremmo tra quelli che pagherebbero di più in Europa a causa del default del Paese ellenico. Un costo stimabile tra i 40 e i 60 miliardi di Euro. Senza contare il possibile effetto shock su Borse e tassi di interesse.

Crisi grecia
Atene giugno2015/Reuters

La Grecia non deve fallire: se i falchi che spingono alla linea durissima sono tanti, per molti, noi italiani in primis, un fallimento della Grecia è un’eventualità da temere, in particolare dopo anni di durissima crisi, con una limitatissima ripresa “avviata” e tutt’altro che concretizzata.

Cosa sta succedendo in Grecia

Dopo una lunghissima e, fino ad ora, infruttuosa serie di incontri, trattative, eurogruppi ecc. l’accordo tra Grecia e creditori non si è ancora trovato. Questo significa che, in assenza di novità dell’ultimo minuto, la Grecia non riuscirà a restituire quanto deve, non riceverà nuovi aiuti a tassi “calmierati” e si troverà costretta a rivolgersi al mercato per finanziarsi, con tassi di interesse certamente molto superiori.

Il premier Tsipras ha indetto un referendum per domenica 5 luglio per chiedere al Paese se vuole accettare o meno le proposte europee e ha chiaramente invitato a votare per il loro respingimento. Nel frattempo le banche e la borsa resteranno chiusi per 6 giorni e dagli sportelli bancomat si potrà prelevare un massimo di 60 euro al giorno.

Cosa accadrà alla Grecia dopo l’insolvenza

Di fatto la Grecia è già insolvente avendo “spostato” alcune date di pagamento previste per metà giugno a fine mese. Tecnicamente non lo è ancora e anche se non adempie alle scadenze di fine mese non lo sarà ancora per qualche giorno, anzi all’incirca per un mese.

Passate 2 settimane dalla scadenza non rispettata partirà un doppio sollecito dal Fondo Monetario Internazionale. Se non si concretizzerà il pagamento entro 15 giorni (e a questo punto andiamo a fine luglio) il Fmi comunicherà ufficialmente il ritardo di pagamento e ci troveremo in una situazione di cross-default.

Una volta che il Fondo Monetario, il primo creditore in ordine di tempo a non riceverà i soldi, dichiarerà l’insolvenza de facto: a quel punto anche tutti gli altri creditori (Europa in primis che ha sovvenzionato Atene tramite il fondo di salvataggio europeo) potranno richiedere l’immediata restituzione dei loro prestiti (si calcola che il debito greco ammonti a 320 miliardi, ma solo una minima cifra di questo debito è in scadenza a breve, la gran parte di esso scadrebbe tra molti anni: il paradosso è che per una “piccola” cifra non pagata i greci si troverebbero a dover far fronte, teoricamente, a tutto il debito, o, meglio, i creditori avrebbero facoltà di chiederlo).

Gran parte della palla resterebbe però nel campo della Bce dato che a lei resterebbe la decisione di fermare i prestiti di emergenza alle banche greche, quello che, per capirsi, in questi giorni di corsa ai bancomat ha permesso di avere liquidità agli istituti ellenici.

Senza liquidità (perché senza prestiti di Fmi e Europa) la Grecia si troverebbe in difficoltà nei primi pagamenti, quelli di dipendenti pubblici, pensionati ecc. Ad essi potrebbe fornire una sorta di “cambiale”, di “pagherò” (si chiamano “I owe you“), promettendo di pagare entro una certa data. Ma questo sarebbe già di fatto la creazione “virtuale” di una nuova moneta di pagamento.

Quei “pagherò” sarebbero già una “valuta” diversa dall’Euro, una neo-dracma virtuale che probabilmente rispetto all’euro si svaluterebbe enormemente (difficile dire quanto, le stime parlano di una forchetta tra il 30 e il 50%, quindi immaginate che quanto avete in banca si riduca dalla sera alla mattina del 50%). Chi riceve queste “cambiali” potrebbe chiederne l’incasso anche prima della data ma vedendosi ridurre il pagamento in proporzione.

La Grecia uscirebbe dall’Euro?

In teoria per farlo dovrebbe uscire anche dalla U.E. e non sarebbe cosa, giuridicamente, semplice. Cercherebbe di finanziarsi con accordi con paesi “altri”, Cina e Russia ad esempio? Qui entriamo nella fantapolitica, anche perché la Grecia è un Paese solidamente ancorato alla Nato e strategicamente essenziale.

Le conseguenze per l’Italia

Da un default greco l’Italia sarebbe tra gli stati a pagare maggiormente le conseguenze dirette. In primis per la sua esposizione: siamo i terzi creditori ufficiali della Grecia con un ammontare dei prestiti investiti nel fondo salvastati che è ricompreso tra i 40 e i 60 miliardi di euro.

Quello che poi si può tenere, poi, è un effetto domino, con un aumento dei nostri tassi di interesse (il famoso spread che questa mattina era già schizzato a 197 punti – venerdì era a 123 -, attestandosi poi a metà mattina a quota 164): una crescita di anche “solo” 1% dei tassi in un anno significano 2,5 miliardi di euro da pagare in più.

Poi c’è un punto ulteriore: se la Grecia non ridà i soldi all’Europa non solo l’Italia perderebbe il proprio credito ma insieme agli altri partner dovrebbe “ricapitalizzare” (nella percentuale di sua competenza, calcolata in base al Pil) la Bce per coprire questo “buco”. In questo caso di parla di qualcosa come 14 miliardi di euro circa.

In sostanza: i primi a sperare che la Grecia non fallisca dobbiamo essere proprio noi.

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