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Perché la visita negli Usa di Papa Francesco resterà nella storia

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La visita di papa Francesco negli Usa ha avuto momenti emotivamente toccanti, come l’incontro con le vittime degli abusi sessuali, e altri politicamente storici come il discorso al Congresso

papa Francesco Usa
September 27, 2015. REUTERS/Jonathan Ernst

Papa Francesco ha compiuto uno storico viaggio negli Stati Uniti, preceduto da un altrettanto storico passaggio a Cuba. Perché parliamo di storia? Alla fine non si tratta di uno dei tanti, normali, viaggi apostolici condotti dal primate della chiesa cattolica? Prima di tutto dobbiamo fare una premessa e poi spiegare come Francesco si è mosso in questi giorni (ma nulla di diverso da come ha impostato il suo papato in questi anni).

23% di cattolici negli Usa

L’elemento religioso è sempre molto presente nella società Usa dove oltre il 70% degli abitanti si definiscono cristiani ma di loro soltanto un quarto sono cattolici (prevalgono le varie confessioni episcopali, luterane, battiste ecc.) che però sono in  forte crescita tra i nuovi cittadini di “origine” latina.

Lo si nota anche da “piccoli” elementi simbolici. Tutti circolano con banconote su cui compare la dicitura “In God we trust” che è anche un po’ la frase-simbolo degli stati dell’Unione. Nei tribunali si giura ancora sulla bibbia (ma il valore vero è quello del giuramento in sé e si può anche giurare, senza bibbia, semplicemente di dire il vero), nelle scuole ogni giorno si recita il Pledge of Allegiance, il giuramento di fedeltà alla bandiera, dove è presente anche la frase “One nation under god”.

Il Presidente eletto giura, tradizionalmente, sulla bibbia e sempre per tradizione riceve una benedizione religiosa all’atto del giuramento stesso (in realtà qualche presidente non ha giurato sulla bibbia, per dire John Quincy Adams usò la Costituzione e Theodore Roosvelt e lo stesso Barack Obama nel suo secondo mandato giurarono senza nulla in mano.)

Piccoli gesti di umiltà

Francesco ha impostato il suo viaggio negli Usa scandendolo secondo la sua “abituale” modalità, quella che mantiene un profilo umile, di un pastore che fa parte della comunità dei fedeli.

Arrivato negli States è stato raccolto da un’utilitaria. Ha fatto fermare l’auto per abbracciare un disabile e scambiare qualche battuta con i familiari, ha incontrato i carcerati a Filadelfia, ha cenato con dei senzatetto dopo aver parlato di fronte al Congresso dove ha inviato messaggi di accoglienza verso i migranti come lui, dove ha parlato di limitazioni all’uso delle armi e contro la pena di morte.

Evitati i temi più “divisivi”

In generale Papa Francesco ha cercato di non toccare i temi più controversi: omosessualità, aborto, contraccezione. Il cuore del suo messaggio è stato invece incentrato sulla carità, la speranza, sul “sogno americano” ancora possibile, sull’apertura all’altro, l’aiuto al più debole.

Molti cattolici conservatori negli Usa hanno parlato bene del viaggio e probabilmente questo è avvenuto proprio in grazia del profilo “basso” tenuto dal papa su certe tematiche più spinose. Non sono però mancati i gesti più fattuali: l’incontro con le vittime di abusi sessuali e la promessa di considerare ogni violenza sui minori semplicemente come un crimine da perseguire legalmente. Un segnale forte verso una società che è stata pesantemente interessata dal fenomeno e dove la chiesa cattolica ha pagato tantissimo in termini di consenso e perdita di fedeli ma anche in termini prettamente monetari, per gli enormi risarcimenti che ha dovuto versare.

Ci sono stati gli incontri con Castro e Obama (in tempi differenti) a sancire il ruolo che il Vaticano ha avuto nello storico disgelo tra Usa e Cuba.

E infine c’è stato il grande successo popolare della visita: il New York Post che per un giorno diventa New York Pope, cambiando la testata, le centinaia di migliaia di persone alle messe pubbliche, i gadget e i pupazzetti di Bergoglio, il grande papa di cera a Time Square, la copertura mediatica enorme come mai prima d’ora per un papa della chiesa romana.

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