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Quali saranno le 20 più grandi potenze economiche nel 2030

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La prima parte della classifica è prevedibile, ma c’è anche qualche sorpresa. Ecco le 20 future più grandi economie mondiali secondo le proiezioni degli americani.

Preparatevi per un nuovo ordine economico, scrive il giornale Bloomberg commentando le proiezioni del Dipartimento americano dell’agricoltura su quali saranno le 20 potenze economiche nel 2030. Si tratta di previsioni di crescita, quindi non certe, ma indicative di quelle che gli esperti prevedono siano le tendenze dei prossimi anni nell’economia mondiale. La parte grigia del grafico mostra il PIL (Prodotto Interno Lordo) previsto per il 2015, mentre quella verde la crescita da qui al 2030, dunque il totale prevede il PIL di ogni paese tra 15 anni. Gli Usa resteranno il leader economico mondiale, pur in una posizione meno dominante rispetto al passato. Gli Stati Uniti però, ricordiamo, hanno un debito pubblico enorme, coperto da buoni del Tesoro detenuti soprattutto dalla Cina.

grafico-classifica-economie

E al secondo posto della classifica ecco infatti, com’era prevedibile, la Cina. Secondo questa proiezione il PIL della Cina crescerà di più di due volte rispetto a oggi, arrivando quasi a pareggiare con gli Stati Uniti. Insomma la posizione dei cinesi sarà sempre più dominante rispetto al passato e al presente. Seguono India, Giappone (in fortissima perdita), Germania, l’emergente Brasile, il Regno Unito, la Francia, il Canada, la Russia e subito dopo l’Italia. Il nostro paese, secondo le proiezioni americane, perderà due punti (mentre la Francia tre), restando per pochissimo fuori dalla top ten mondiale delle potenze economiche. Seguono poi Messico, Indonesia, Australia, Corea del Sud (quella del Nord probabilmente è fuori classifica), Spagna, Turchia, Arabia Saudita, Nigeria e Olanda. Se questa classifica può sorprendere – soprattutto nella seconda parte della classifica – va considerato che si tratta di una previsione a lungo termine, e per questo è diversa da quelle fatte da altri organi – come il Fondo Monetario Internazionale – che si limita a proiezioni a 2/3 anni e non a 15 come in questo caso.

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