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Chi è Tara Empson la giovane imprenditrice  a capo di una delle più importanti aziende nel settore del vino? L’abbiamo incontrata  ecco la sua storia

Mamma americana, papà neozeolandese, nata a Rhode Island ma cresciuta a Milano. Tara Empson, 33 anni, il prossimo aprile diventerà ufficialmente il CEO di una delle aziende, la Empson, piú importanti nel mondo dell’import ed export del vino italiano. Fondata dai genitori, Tara cresce nel mondo delle cantine italiane sin da bambina, per poi a vent’anni occuparsene in prima persona. La Empson, tra le primissime aziende italiane a scommettere sui vini del Belpaese oltreoceano, ha mantenuto costante il profilo di un portfolio che sceglie l’eccellenza dei vini italiani dal Piemonte alla Sicilia. Tara, in questa intervista, ci racconta la sua passione per questo lavoro e il binomio vincente, non senza difficoltà, di donne e vino.

L’azienda nasce nel 1971 dalla passione per il vino dei tuoi genitori ma oggi sei tu a prendere in mano le redini di una importante realtà imprenditoriale. Come è avvenuto questo passaggio?

La storia della nascita della Empson, ha un so che di romantico perchè risale alla gioventù dei miei genitori in Italia, quando mio padre per sbarcare il lunario riparava macchine per passione e, con il gruzzoletto messo da parte, andavano a mangiare nei ristoranti. Nasce da li la passione per il vino e la volontà di trasformare quella passione in un lavoro. Cominciarono allora a lavorare come broker e fare conoscere il vino italiano all’estero. Nel 1991,  è stata fondata la Empson USA con l’obiettivo di espandersi nel  mercato americano. Oggi copriamo tutti i 50 stati americani, oltre l’Europa, l’Asia e l’Oceania, con la stessa passione, determinazione, coraggio e trasparenza che da sempre ci caratterizza. Ho preso parte alla vita dell’azienda sin da bambina, da quando i miei genitori mi portavano con loro. Ho conosciuto tutti i produttori, ho imparato tantissimo  e a 20 anni ho preso il posto di mio padre, che in quel periodo stava male. Il prossimo aprile sarò ufficialmente l’amministratore delegato di Empson e mi trasferirò a Washington D.C. Inizia un’avventura bellissima, piena di grandi sfide e passione

Che azienda traghetterai verso il futuro?

Un’azienda solida, con produttori eccellenti, scelti sulla base della qualità e del rapporto personale. Mio padre dice sempre che sono le storie umane, oltre  la qualità del vino,  a guidarci nella  scelta di chi dobbiamo rappresentare. In questi anni, abbiamo lavorato molto sul marketing, comunicazione  e faccio tesoro di tutta una serie di rapporti personali che i miei genitori hanno intrecciato e la fiducia che si sono guadagnati e che i nostri clienti mi hanno dato.

Con queste basi solide, ci rivolgiamo al futuro, puntando su una comunicazione al passo con i tempi,  conquistando e fidelizzando i nostril clienti ed espandere il nostro mercato.

Come è cambiato il mercato del vino italiano negli Stati Uniti dagli anni Settanta ad oggi?

Negli anni Settanta, dominavano i vini francesi e si affacciavano i vini toscani e quelli piemontesi, dietro un lungo lavoro di persone, tra i quali i miei genitori, che hanno puntato molto sulla comunicazione e la qualità, per convincere i ristoratori e broker americani a scommettere sui vini italiani.

Una volta affermatisi, i vini toscani e piemontesi, hanno a lungo dominato il mercato. Dagli anni Novanta in poi, un’altra operazione simile è stata fatta con i vini di altre regioni, a partire dalla Sicilia, che oggi è molto apprezzata con i suoi vini, o la Puglia.

La diffidenza iniziale ha ceduto il passo alla fiducia. Il mercato americano oggi è molto vasto in termini di quantità e offerta, molto competitivo.

Che consigli ti senti di dare alle aziende italiane che vogliono investire oltreoceano?

Di avere un progetto lungimirante, a lungo raggio. Trattandosi di un mercato molto vasto e competitivo, bisogna avere pazienza ma soprattutto continuità. E puntare sulla storia del proprio vino, saperla raccontare, fare del buon marketing e comunicazione. Come ci insegna il vino, bisona avere pazienza ma costanza. Oggi gli americani sono piu preparati, curiosi, si informano, vogliono saperne di piú, Con l’avvento di internet e dei social media tutto il modo di comunicare è stato rivoluzionato. Siamo bombardati da mille offerte, prodotti, ci cincuriosisce provare tutto. Per questo, occorre puntare sulla forza della propria storia, saperla raccontare e crederci.

Donne e vino è un binomio vincente negli ultimi anni. Tu sei giovanissima ma già vanti  una certa esperienza in un settore che è rimasto per troppi anni in mano agli uomini

Parto dalla donna di casa mia: mia madre. E’ stata lei ad affiancare, consigliare mio padre sin dall’inizio. to,  un modo di pensare che bilanciano in maniera equilibrata le dinamiche con gli uomini. Il nostro ruolo in questo mondo è cresciuto tantissimo, non senza una certa diffidenza, fatica, iniziale.

Come donne, mamme, mogli, dobbiamo tenere conto anche delle difficoltà di coniugare gli impegni di questo lavoro con la vita familiare. Questa è una professione che richiede molta passione, sacrificio, viaggi continui ma che ti da molte soddisfazioni.

Cosa ti affascina del mondo del vino?

Le storie dei produttori, i rapporti interpersonali che si instaurano, la bellezza nel raccontare le loro storie, nel crederci e promuovere la loro identità e unicità. Il vino insegna l’umiltà e la pazienza di aspettare.

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